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MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

Intessuta nel fil di ferro”, decisa e orgogliosa, ma anche sensibilissima all’innesco delle passioni: ORIANA FALLACI è stata protagonista e voce narrante di un pezzo del nostro Novecento. A plasmarne il carattere è l’infanzia, trascorsa in un rione popolare di Firenze. Quel quartiere tanto verace, abitato da “toscanacci”, è la prima scuola di vita per Oriana. La famiglia è povera, ma a rendere più sopportabile la miseria ci pensa la lettura, “mangiavamo pane e libri” dirà, ricordando quei giorni. Figlia di un padre convintamente antifascista, a soli quattordici anni diventa staffetta partigiana, nasconde dentro cespi di verdura armi e volantini, la sua specialità è “l’insalata farcita di bombe”. Più tardi arrivano i viaggi, gli amori, la passione per la scrittura e il giornalismo, le sfide, anche quelle più ardite. Oriana si innamora della “maledetta guerra”, la vuole raccontare, a partire dal Vietnam. Non sa rinunciare all’adrenalina che le infonde essere sul campo, testimoniare da vicino il farsi della Storia e i soprusi dei potenti. Non si tira indietro neppure quando le sue idee scatenano la riprovazione pubblica, le costano l’isolamento. A vent’anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci, RICCARDO NENCINI, che le fu profondamente amico, ne ricostruisce la storia personale e intellettuale, sommando i ricordi a materiali d’archivio e documenti inediti. Mai stanca di vivere è il romanzo di un’esistenza eccezionale, ricca di incontri e avventure, animata sopra ogni cosa dall’amore per la parola.

*****************

Recensione di ROBERTO PAGLIALONGA

Il Foglio Quotidiano 8 luglio 2026

Basterebbe la frase sulla lapide per chiudere ogni discorso: “ORIANA FALLACI, scrittore”. Così, senza concessioni ad alcun modernismo linguistico. Per diverso tempo è stata l’italiana più famosa, assieme a Sophia Loren. Eppure, alla fine le hanno detto di tutto. Arrogante, infame, razzista, reazionaria, fascista. Un’eretica da abbattere. Parole senza riguardo per una storia personale vissuta sempre “in presa diretta” a testimoniare le brutalità della guerra, al di là della semplicistica dicotomia tra buoni e cattivi.

Parole prive di ragionamento su quanto, con acume e–sì! –con veemenza, andava denunciando: la crisi dell’occidente, lo spregio verso le proprie radici di un’Europa “rammollita”, il calpestamento pubblico del cristianesimo come fattore di unità culturale, oltre che religiosa, l’esplosione di un islam ideologico e fondamentalista. fatti sotto gli occhi di tutti, esposti profeticamente oltre vent’anni fa. E ricusati con il metodo consolidato della meschinità, spesso del dolo: meglio guardare al dito, non alla luna. Ma chi è stata veramente Oriana Fallaci?

Riccardo Nencini, che le è stato amico accompagnandola nel tratto finale dell’esistenza, in una intensa biografia narrativa lontana da cedimenti agiografici, ne ricostruisce i tratti più intimi. Ci sono alcune delle eroiche imprese giornalistiche e delle battaglie, con le quali ha segnato parte del Novecento e l’inizio del Duemila, lette attraverso i suoi scritti e i documenti archivistici anche inediti; ma c’è soprattutto lo scavo, delicato, nella personalità e nel carattere della “Signora” di Firenze.

I suoi talenti, le sue ferite, i suoi crolli, le sue risalite. Dal modo di coinvolgersi, in adolescenza, nella Resistenza; a quello di partecipare dei suoi amori, Alfredo Pieroni, François Pelou, Alekos Panagulis, capaci di incidere con il dolore la sua scorza di donna apparentemente inflessibile; di sopportare i tradimenti della città natale, visceralmente amata, ma ingrata e cinica, dove comunque deciderà di terminare i suoi giorni; di interpretare il rapporto con la morte e la vita, che “è bella anche quando è brutta, nascere è il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali…”; di stare di fronte al “mistero”: non aveva fede, ma le sarebbe piaciuto “perché chi non crede in Dio è molto solo”, diceva, mostrando una tensione più bruciante di tanti cruciferi da palcoscenico. Viscerale, ossessiva, elegante, perfezionista, fuori schema. Dall’inizio alla fine. Quando in procinto “dell’incontro più importante” chiede non a caso di farsi seppellire con l’orologio militare al polso. Un soldato. Come chi va al fronte consapevole del pericolo, ma misteriosamente attratto da quella follia putrida che ti fa vedere “l’uomo in faccia”. Una vestale della libertà. Come Buck, il cane de Il richiamo della foresta di JACK LONDON che, bambina, la conquistò per sempre. Mai doma, ORIANA. E mai stanca di vivere.

RICCARDO NENCINI

Mai stanca di vivere

Mondadori, 180 pp., 19 euro

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