
Il discorso d’insediamento di GIUSEPPE SARAGAT come presidente dell’Assemblea costituente. 26 giugno 1946
La storia del mondo non è altro che il progresso della consapevolezza della libertà. HEGEL, Lezioni sulla filosofia della storia, 1837.
La concisa definizione hegeliana del significato della Storia e del suo valore nel processo di emancipazione politica dell’umanità e nell’affermazione dei principi di libertà e democrazia, ci fa capire quanto la conoscenza e lo studio di questa materia sia importante nel processo di formazione delle nuove generazioni e del loro inserimento consapevole nella comunità nazionale e in un mondo globalizzato. E già prima di Hegel, nel primo secolo a.C. CICERONE affermava che “la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita”, a confermarne il peso culturale pari a quello della conoscenza della lingua madre e della matematica per la formazione di una cittadinanza attiva per chi vive, italiano o no, nel nostro Paese.
A differenza degli anni passati, la traccia di argomento storico dello scritto di Italiano è stata scelta da un buon numero di candidati negli esami di Maturità. Si trattava di un brano del discorso di insediamento del Presidente dell’Assemblea costituente GIUSEPPE SARAGAT, pronunciato il 26 giugno del 1946. In questo “gradimento” ha probabilmente avuto un peso la celebrazione degli 80 anni della Repubblica Italiana, ma forse anche la recente discussione pubblica sulle nuove Indicazioni nazionali per le discipline storiche e l’inserimento della Storia tra le materie oggetto del colloquio d’esame per i liceali. I fondamenti della democrazia sono il fulcro della traccia. Nel suo discorso, Giuseppe Saragat chiedeva non solo di dare alla Repubblica un assetto basato sulla libertà e orientato alla giustizia sociale, ma anche di improntare il dibattito al rispetto del pluralismo delle posizioni dei partiti costituenti, quindi alla necessità di superare le divisioni ideologiche per favorire «l’adesione di tutto il popolo ai principi della democrazia politica» dopo i lunghi anni della dittatura fascista.
È una traccia suggestiva, che tende a inquadrare i lavori della Costituente in un processo storico che va dalla Grande Guerra a oggi, passando attraverso il ventennio fascista e la Seconda Guerra mondiale. Ma quanti candidati agli esami di Maturità di quest’anno sono stati in grado di svilupparla senza cadere nella retorica dei valori e dei princìpi considerati in astratto: democrazia, pluralismo, tolleranza e antifascismo? E quanti si saranno chiesti “Saragat, chi era costui?” alla Don Abbondio? Quanti, cioè, l’avranno incontrato nel corso dell’ultimo anno di liceo come leader politico del partito socialdemocratico italiano, al pari degli altri protagonisti della realtà politica italiana del Novecento?
L’esame di Storia alla Maturità, sia nello scritto che negli orali, ha una reale valenza formativa se conclude un serio percorso di studi nei precedenti anni scolastici, in cui progressivamente lo studente acquisisca le conoscenze fondamentali della disciplina, verificate da rigorosi accertamenti periodici. Tutto questo presuppone da parte degli studenti senso di responsabilità, impegno e fatica nello studio, valori che vengono trattati nel libro Alzarsi all’alba di MARIO CALABRESI, da cui è stata ricavata un’altra traccia dei temi della Maturità. Intervistato in proposito, Calabresi ha detto: “Da molti anni pensavo di scrivere un libro sulla fatica, su un’idea del mondo che è decisamente fuori moda. Non perché la fatica non si faccia più, ma perché non ci piace parlarne e perché ogni genitore oggi pensa che amare i figli significhi proteggerli dalla fatica, dal dolore e dalle frustrazioni.”
E questo vale a maggior ragione per i docenti che devono chiedere a loro volta agli studenti impegno e fatica, l’unica vera medicina per le loro frustrazioni. Quella tratta da Alzarsi all’alba è stata la traccia scelta dal maggior numero di candidati. Questo fa ben sperare a proposito dei giovani, spesso considerati abulici e incapaci di impegno, a parte quello con cui si dedicano al loro smartphone. Sarebbe auspicabile che il mondo della scuola cogliesse questo segnale di disponibilità verso un diverso modo di affrontare la realtà della vita.
SERGIO CASPRINI



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