
Caro Direttore, ho letto l’Editoriale sul Primo Maggio https://www.risorgimentofirenze.it/la-festa-del-primo-maggio/ e lo condivido, trovando l’analisi seria e fondata. Qualcosa sulla crisi della classe operaia dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso, si potrebbe trovare nel mio “Gilliatt e la Piovra” di qualche anno fa. Allora la novità produttiva era rappresentata dal Toyotismo, oggi dalla rivoluzione informatica a cui accenni bene. Resta valido il che fare. È un tema che, a mio avviso, tocca soprattutto la capacità del Sindacato di trasformarsi e parlo naturalmente delle grandi confederazioni sindacali evitando di dire dei sindacati corporativi che, per loro stessa natura, non possono cavalcare le nuove coordinate. I grandi sindacati che sanno di avere anche un compito politico dovrebbero mettersi in grado di intercettare le nuove realtà lavorative. Certamente il popolo dello smart working che però rappresenta una piccola parte del mondo del lavoro che conserva ancora mote delle difese costruite dai padri, cioè dalle nostre generazioni. Il focus dovrebbe spostarsi sul precariato strutturale e sulle nuove categorie indifese per costruire ampi movimenti di coesione. Per fare questo sarebbe da ritrovare lo spirito del fine ‘700 inglese quando il Sindacato moderno cominciava a nascere. In altri termini, uscire dagli uffici e cercare i dispersi di un mondo del lavoro che, al momento, è disperato, aiutandoli a costruire una coscienza collettiva
Grazie. Cari saluti,
Fabio Bertini



La Festa del Primo Maggio