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IL 27 APRILE, FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

01/04/2026

Enrico Fanfani Il 27 aprile 1859 1860

Nel pomeriggio del 27 aprile 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze e si insediò il Governo provvisorio della Toscana con Ubaldino Peruzzi, Vincenzo Malenchini e Alessandro Danzini. Era successo che la mattina dello stesso giorno migliaia di cittadini si erano riuniti in Piazza Indipendenza (allora “Maria Antonia”, ma per i fiorentini ancora “Piazza di Barbano”) per una grande manifestazione patriottica che avrebbe appunto costretto il Granduca a lasciare Firenze. Cronista tra i più puntuali di quella giornata memorabile fu Guido Nobili, avvocato e scrittore, che, nelle sue Memorie Lontane, ha lasciato una testimonianza preziosa della manifestazione popolare – civile e non violenta – che lui vide partire da casa sua (al numero 22 della piazza) e che arrivò festosa in piazza della Signoria, dove venne appeso il tricolore a una finestra di Palazzo Vecchio. Il successo di quella “rivoluzione di velluto”, come venne definita la protesta popolare senza spargimento di sangue che mise fine al Granducato, fu dovuto soprattutto all’unita di intenti fra i notabili – i cosiddetti Consorti, come Ricasoli, Peruzzi, Bartolommei – e i democratici guidati dal fornaio Dolfi nell’iniziativa per ottenere l’indipendenza della Toscana dopo 290 anni di governo lorenese.

Ed è per mettere in risalto il grande valore di questa storica giornata che, per decisione della Regione Toscana, dal 2016 la giornata del 27 aprile è diventata la Festa dell’Indipendenza Toscana, grazie anche all’impegno del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, che negli anni precedenti si era sempre ritrovato in piazza Indipendenza ogni 27 aprile per ricordare l’importanza di quella giornata, di fatto scomparsa dalla memoria di gran parte dei fiorentini.

Questa celebrazione ha ulteriormente rafforzato il suo valore istituzionale in quanto promossa dal Comune di Firenze insieme al Comitato Fiorentino per il Risorgimento. Viene posta una corona d’alloro ai piedi del monumento a Bettino Ricasoli o di quello a Ubaldino Peruzzi, alla presenza di rappresentanze militari e civili e del Gonfalone del Comune. Ogni anno viene ricordato in particolare uno dei protagonisti, democratico o aristocratico, di quella giornata di aprile del 1859. E vale anche per l’oggi la lezione della collaborazione fra le diverse “anime” politiche di una comunità, a volte necessaria per salvaguardare i suoi interessi fondamentali, mettendo da parte quando serve le legittime differenze nelle finalità politiche. È del resto questo il significato più autentico dell’unità dei partiti democratici negli anni della Resistenza al nazifascismo che si celebra il 25 aprile, due giorni prima della Festa dell’Indipendenza Toscana.

Va pure detto che sia il 27 aprile del 1859, sia la Resistenza culminata nel 25 aprile del ‘45 videro un forte coinvolgimento popolare, con la presenza di molti giovani, che oggi manca in queste ricorrenze, con il rischio che le celebrazioni diventino fini a se stesse, senza cioè rappresentare anche un momento in cui alle nuove generazioni viene consegnata la memoria della tenacia, del coraggio e dell’impegno che sono stati necessari per conseguire e conservare la libertà, i diritti e il benessere. 

I giovani oggi purtroppo conoscono la storia prevalentemente sui “social”, con tutto ciò che di falso, approssimativo e tendenzioso spesso comunicano. Molto meno la studiano sui manuali scolastici e ne dimostrano la conoscenza in verifiche rigorose della loro preparazione. Nel mondo della scuola ultimamente c’è per fortuna maggiore attenzione allo studio della Storia. Infatti, nella stesura dei nuovi programmi ministeriali per le scuole di ogni ordine e grado si dà maggior peso a questa materia; e nei prossimi Esami di Maturità la Storia è una delle quattro materie agli orali del Liceo classico e del liceo Scientifico. Speriamo che questo sia solo l’inizio di una svolta tendente a ricollegare i giovani al loro passato.

Può darsi allora che nel prossimo futuro si ritorni a quel naturale rapporto tra le generazioni che, salvaguardando la nostra memoria storica, dovrebbe costituire la base di una maggiore coesione nazionale, a sua volta indispensabile per affrontare le sfide delle crisi economiche, sociali e persino belliche che, come oggi, possono colpire le società democratiche.

Sergio Casprini

Odoardo Borrani   Il 26 Aprile in Firenze 1861

Pubblicato in: Editoriale
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