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Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852

«Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per concludersi la battaglia di Gavinana. Con quelle parole Ferrucci, il generale che guidò l’ultima resistenza della Repubblica di Firenze, si sarebbe rivolto a Maramaldo, il capo dei mercenari assoldati dal principe d’Orange, che stava per trafiggerlo. In realtà non c’è certezza che quella frase sia mai stata pronunciata. Anche se costò a Maramaldo una brutta nomea che vive tuttora. A mettere in dubbio l’autenticità dell’episodio è adesso MARCO PELLEGINI, autore della più esauriente e documentata monografia su quel frangente storico: Il tramonto della «libertà d’Italia». Carlo V, Clemente VII e la fine della Repubblica fiorentina (1529-1530), appena pubblicato per i tipi di Carocci editore. Va osservato, afferma Pellegrini, che per quanto la si cerchi nei resoconti prodotti immediatamente a ridosso dell’evento non appare traccia di quelle parole pronunciate da Ferrucci…

PAOLO MIELI Corriere della Sera 5 maggio

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IL TRAMONTO DELLA LIBERTA’ D’ITALIA Carlo V, Clemente VII e la fine della Repubblica fiorentina (1529-1530) MARCO PELLEGRINI

Sullo sfondo di un’Italia piegata dall’egemonia del potere imperiale, Firenze non arretrò, nonostante fosse una città isolata sul piano internazionale, divisa al suo interno da insanabili conflitti tra fazioni e prostrata dalla penuria di viveri. Determinata a difendere una libertà che affondava le radici nei secoli più luminosi della storia cittadina, la Repubblica spinse a fondo la lotta di resistenza contro l’aggressione che il papato di Clemente VII de’ Medici decise di sferrarle per abbatterla, sicuro della superiorità che gli conferiva il sostegno armato dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. Il volume narra come, tra il 1529 e il 1530, due opposte visioni del mondo, ma anche due modelli alternativi di organizzazione sociopolitica, nonché due formazioni militari diversamente strutturate per composizione e strategia, si affrontarono in uno scontro in cui entrarono in gioco i destini dell’Italia intera. Gli assediati si lanciarono senza esitazione in un confronto che ritennero abbordabile, certi di poter resistere almeno un giorno in più degli assedianti. Ma si sbagliavano. I tempi erano cambiati: le tecniche, i numeri e gli armamenti non erano più quelli del tardo Medioevo. Era iniziata la rivoluzione militare dell’età moderna.

MARCO PELLEGRINI È professore ordinario di Storia rinascimentale e moderna all’Università degli Studi di Bergamo. Tra i maggiori esperti di storia d’Italia fra Quattro e Cinquecento, ha collaborato all’edizione delle Lettere di Lorenzo il Magnifico, curando il volume XII (Giunti, 2007).  Fra le sue numerose monografie, ricordiamo: Le guerre d’Italia, 1494-1559 (Il Mulino, 2017); Savonarola (Salerno Editrice, 2020) e Nella terra del genio (Salerno Editrice, 2021).

Pubblicato in: Focus
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