• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

QUEI SETTANTA PROFUGHI DALLA VENEZIA GIULIA ACCOLTI AI VANCHETONI

08/02/2026

Tra il 1947 e il 1948 l’Oratorio fiorentino fu il rifugio di 70 esuli della Venezia Giulia che sfuggirono alla pulizia etnica del regime di Tito.

Per l’appassionato di arte barocca, come per il turista desideroso di evadere dai consueti itinerari, l’Oratorio dei Vanchetoni è una suggestiva testimonianza dell’arte e della pietà popolare nella Firenze del Seicento, tanto sobrio nella sua facciata quanto ricco al suo interno di eleganti testimonianze dell’arte barocca, oggetto negli ultimi anni di un accurato lavoro di restauro. L’aveva fatto costruire ai primi del XVII secolo il beato Ippolito Galantini, il figlio di un umile cardatore che consacrò tutta la vita alla catechesi. Era destinato a ospitare la Congregazione della Dottrina Cristiana, da lui fondata; ma i fiorentini la ribattezzarono dei Vanchetoni, dall’abitudine dei suoi membri di procedere silenziosi, «cheti», appunto, e il soprannome prese il sopravvento sul nome. Per alcuni mesi, però, fra il 1947 e il 1948, l’oratorio di via Palazzuolo è stato qualcosa di diverso da una raccolta di pregevoli testimonianze artistiche.

Fu il rifugio di 70 profughi della Venezia Giulia, costretti ad abbandonare la loro terra per sfuggire alla pulizia etnica del regime di Tito, agli orrori delle foibe, e persino, come a Pola, ad attentati terroristici.

Altri esuli giunti prima, dalla Grecia o dalle ex colonie, avevano trovato una sistemazione anch’essa precaria, ma almeno più confacente. I profughi erano arrivati per ultimi, perché sino all’ultimo, sino ai trattati di Parigi del 10 febbraio 1947, molti di loro avevano sperato che la loro terra non passasse sotto il controllo jugoslavo. Si trovarono così a cercare accoglienza in una Firenze in cui il problema della casa era già drammatico.

Alcuni trovarono ospitalità fra le mura di Sant’Orsola o nell’ex caserma di via della Scala; ma la situazione era così critica che per altri l’unico rifugio fu l’Oratorio dei Vanchetoni con annessa cappella, ricca di testimonianze artistiche, ma inadeguata a fornire un’accoglienza salubre e dignitosa a famiglie alle prese con i problemi quotidiani dell’esistenza. Il presidente della Congregazione non fu felice della scelta, visto il valore dei beni conservati nella struttura, ma non poté certo opporsi alle pressioni del cardinale Elia Dalla Costa e di Giorgio La Pira. La sistemazione dei profughi si sarebbe dovuta limitare a poco più di un mese, ma in Italia — per dirla con Giulio Andreotti, che, come sottosegretario di Stato, fu chiamato in causa nella vicenda — non c’è nulla di più definitivo del provvisorio: la permanenza si protrasse per un anno, finché non fu trovato uno spazio più adeguato, in via della Pergola, nel complesso di Santa Maria Nuova.

La vicenda, a lungo rimossa dalla memoria, è stata riportata alla luce da Susanna Bino, figlia di due profughi istriani vissuti un intero anno nei locali della Congregazione. Il suo volume Profughi dalla Venezia Giulia a Firenze: La vicenda dei Vanchetoni (1974-1948), edito dalla Aska, con i contributi di Stefano Cecconi, Gianni Silei ed Elio Varutti, è il frutto di un paziente lavoro di ricerca archivistica e bibliografica, cui l’autrice aggiunge un supplemento d’anima. Le memorie di legittime preoccupazioni e grette recriminazioni convivono nelle pagine di questo saggio. C’è l’opportunismo della stampa di sinistra, che prima tratta i profughi da «fascisti», poi protesta perché la sistemazione accordata loro in via della Pergola non è adeguata; ci sono le rimostranze del Presidente dell’Oratorio, che per fare impressione sul cardinale Elia Dalla Costa allude alla «condotta non troppo intransigente» degli «individui di sesso femminile» presenti fra i rifugiati (quanta eufemistica ipocrisia in quell’allusione!), accusa di «senso vandalico» le donne che cucinano sopra l’altare del Beato, enfatizza i danni riportati dalla struttura per una prolungata occupazione (ma non era colpa degli esuli se la Valdarno, che all’epoca gestiva la rete elettrica, aveva tagliato la corrente, incurante della loro drammatica situazione, costringendoli a riscaldarsi con mezzi di fortuna). E ci sono i ricordi del padre dell’autrice, Antonio, pubblicati in appendice che, per quanto scritti 65 anni dopo gli eventi, documentano con freschezza e franchezza tutto il dramma di una fanciullezza. C’è l’odio di parte della popolazione aizzata contro i profughi «fascisti», che induce il ragazzino quindicenne a rinunciare ai pasti della mensa popolare perché l’accento veneto tradisce la sua origine e lo espone a minacce e insulti; c’è persino il racconto di una scorribanda sotterranea che Antonio compie fra le ossa dei defunti, dopo aver scoperchiato una lapide; e non mancano le drammatiche notizie sugli infoibamenti ricevute da giovani profughi che in un primo tempo avevano collaborato con i partigiani slavi, «ma poi, come tutti, avevano preferito l’esilio al restare con quelli».

Enrico Nistri Corriere Fiorentino 7 febbraio 2026

Pubblicato in: Focus
Post precedente:COSI’ L’IDEA LIBERALE DIVENNE ANTIFASCISTA
Post successivo:A CENTO ANNI DALLA MORTE. Salvate Gobetti da gobettiani e anti-gobettiani

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

La Festa del Primo Maggio

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

LA REPUBBLICA UNA E INDIVISIBILE (art. 5 della Costituzione). L’eredità del Risorgimento nella Repubblica italiana. 

15/03/2026

Storia versus Barbarie

19/11/2025

1865 – 1870 FIRENZE CAPITALE. La Certosa e l’eversione dell’asse ecclesiastico

29/09/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

LA POLITICA DI ISRAELE IN MANO AGLI ESTREMISTI

09/04/2026

Pubblicazioni

La crisi delle democrazie tra crisi interne e pressioni globali

22/04/2026

BUONA PASQUA

02/04/2026

BUONA PASQUA Comitato Fiorentino per il Risorgimento …

IL 27 APRILE, FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

01/04/2026

Enrico Fanfani Il 27 aprile 1859 1860 Nel pomeriggio del 27 aprile 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze e si insediò il Governo provvisorio della Toscana con Ubaldino Peruzzi, Vincenzo Malenchini …

GARIBALDI, AGRONOMO ALL’AVANGUARDIA

15/03/2026

L'isola di Caprera Agricoltori rivoluzionari. I diari indagati da Virman Cusenza riportano un eroe che, passati i fremiti bellici (ma senza dimenticarne le istanze) si ferma a Caprera, rivaluta il lavoro agricolo …

Libertà è partecipazione

01/03/2026

Ambrogio Lorenzetti La giustizia nella Allegoria del buon governo, Palazzo pubblico, Siena, 1338-39 In "Libertà è partecipazione”, nota canzone di Giorgio Gaber, la libertà viene definita non come un isolato …

Politica e dignità. L’esempio di Amendola

25/02/2026

Ho letto L’uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale di Antonio Carioti (Laterza): testo di storia contemporanea sobrio, formicolante di dati che determinano il racconto come tessere in un …

GAETANO SALVEMINI.  L’impegno intellettuale e la lotta politica

22/02/2026

Se dovessimo scegliere un personaggio italiano del Novecento a cui applicare l’ormai frusta definizione di intellettuale, diremmo Gaetano Salvemini (1873-1957). È questa la prima considerazione che ci suggerisce la …

A CENTO ANNI DALLA MORTE. Salvate Gobetti da gobettiani e anti-gobettiani

15/02/2026

Piero Gobetti (Torino, 19 giugno 1901- Parigi, 15 febbraio 1926) è stato un giornalista, filosofo, editore, traduttore e antifascista italiano  "Il pensiero di Piero Gobetti è contraddittorio, non poche sono …

COSI’ L’IDEA LIBERALE DIVENNE ANTIFASCISTA

03/02/2026

Antonio Carioti con il libro L’uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola antifascista liberale (Laterza) dedica una biografia al deputato vittima delle aggressioni squadriste di cui ricorre quest’anno il …

GLI IDEALI DELLA SOCIETA’ SI DANNO ALLA MACCHIA

02/02/2026

 Giovanni Fattori Silvestro Lega che dipinge sugli scogli 1866 Pittura e storia. La mostra a Palazzo Reale analizza il rinnovamento portato dai Macchiaioli nei generi, dal paesaggio al ritratto, alle scene di …

SORVEGLIARE E PUNIRE. La cruenta repressione del dissenso in Iran

01/02/2026

"Saluterò di nuovo il sole, e il torrente che mi scorreva nel petto, e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino che con me hanno percorso le secche …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi