
PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani”
La sequenza clou del film del 2023 C’è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si avvia a votare per la prima volta il 2 giugno del ‘46 per scegliere tra Monarchia e Repubblica. La protagonista Delia riesce a sottrarsi al controllo del violento marito e, dopo aver nascosto i documenti, si reca al seggio per esprimere la sua prima libera scelta. Il voto delle donne conclude felicemente il processo di emancipazione politica delle italiane e degli italiani, iniziato nell’Ottocento con il movimento risorgimentale, bloccatosi con la parentesi infausta del Fascismo e riaffermatosi appunto con la nascita della Repubblica italiana e la promulgazione della Costituzione.
“Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie di sangue e di cor” sono i versi dell’ode MARZO 1821 scritta da Alessandro Manzoni durante i moti carbonari in Piemonte, in cui lo scrittore descrive i requisiti fondanti di una vera nazione unita, quale auspica che l’Italia diventi in futuro, raggiungendo l’unificazione politica:
– Un esercito che sia garante della democrazia, dell’unità e della difesa del nostro Paese
– Una lingua nazionale parlata da tutti i cittadini grazie alla scolarizzazione crescente nel corso dell’Ottocento e del Novecento (fino ad arrivare alla riforma della scuola media unica del 1962), alla cui affermazione ha contribuito molto anche il diffondersi della televisione.
– Una stessa fede religiosa e valori spirituali condivisi, messi a rischio dalla grave crisi tra Stato e il Vaticano al momento della presa di Roma il 20 settembre 1870, poi ricomposta con i Patti lateranensi del 1929, aggiornati nel 1984, con i quali la Chiesa cattolica rinunciava al potere temporale e riconosceva la laicità dello Stato italiano e la libertà religiosa. Casomai il problema, già manifestatosi in altre nazioni, potrebbe diventare in futuro la convivenza con altre fedi, specialmente con quella islamica, dato l’incessante arrivo in Italia di migranti musulmani.
– Una storia comune, che la scuola ha il compito essenziale di far conoscere.
– Un forte senso di appartenenza territoriale e vincoli di fratellanza, che dovrebbero esprimersi in concreto in un radicato senso civico.
– L’attaccamento alla Patria Comune.
Come in tutti processi storici, oltre alle luci ci sono anche le ombre, che rendono in parte nominale la nostra unità nazionale: la presenza pervasiva nella vita dei cittadini di uno sclerotico apparato burocratico della nostra amministrazione, già denunciato dallo storico Pasquale Villari dopo la sconfitta di Custoza nel 1866, in mancanza anche di un reale decentramento di alcune funzioni statuali, già auspicato da Cattaneo e da Cavour, solo parzialmente risolto con la costituzione delle regioni nel 1970. Ma pesa soprattutto la persistenza di un forte divario territoriale tra Nord e Sud, sia per le differenze di reddito tra i cittadini, sia per uno sviluppo economico diseguale, in presenza anche di pulsioni populiste e sovraniste in una parte dei cittadini italiani che stanno frenando quel processo di integrazione europea, nato nei primi anni della Repubblica. Inoltre, un allarmante e recente segnale di crisi della nostra Repubblica è la crescente disaffezione dei cittadini alla partecipazione alla vita politica con una forte percentuale di astensioni alle scadenze elettorali sia quelle politiche che amministrative proprio in questi anni di pandemie, guerre e crisi economiche.
Ne è pienamente consapevole il nostro Presidente Sergio Mattarella, che, nel suo ruolo istituzionale di garante dell’Unità d’Italia e di custode dei principi della Costituzione repubblicana, fa continui richiami alla coesione e solidarietà nazionale, rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni da pater familias, che rassicura sulle loro aspirazioni e incertezze, ma li richiama anche alle loro responsabilità civiche e politiche. E proprio in merito agli 80 anni della Repubblica il Presidente, in una lettera ad alcuni liceali “maturandi” di Milano, che hanno realizzato due calendari dedicati alle dodici “Madri costituenti”, ha scritto: “Vi avvicinate all’esame di maturità. Un traguardo importante, una svolta, vissuta da sempre con qualche trepidazione, con speranza e fiducia. Quest’anno, come ben sapete, si celebra l’ottantesimo anniversario della nostra Repubblica. Potremmo, in qualche modo, accostare il referendum del 2 giugno del 1946 con la scelta repubblicana, a un esame di maturità della nostra Italia”.
Buon compleanno Italia!
SERGIO CASPRINI



Gino Capponi. Patriota, pedagogista e uomo di cultura nella Toscana dell’Ottocento