
La guerra Rousseau il Doganiere 1894
Ogni guerra di libertà è sacra, ogni guerra d’oppressione è maledetta. HENRY-DOMINIQUE LACORDAIRE. Predicatore domenicano francese (1802/1861)
“Freedom House” è una organizzazione non governativa internazionale, con sede a Washington, che conduce attività di ricerca e sensibilizzazione su democrazia, libertà politiche e diritti umani. Pubblica un rapporto annuale dal titolo Freedom in the world (Libertà nel mondo), che misura il grado di libertà civili e politiche garantite in ciascun paese. Per il secondo anno consecutivo ha classificato i territori orientali e meridionali dell’Ucraina occupati dai russi come i luoghi meno liberi al mondo, con zero diritti politici, zero libertà di espressione, detenzioni segrete, leggi antiterrorismo contro dissidenti e minoranze religiose, superando così perfino la Striscia di Gaza. E se la questione palestinese ha scaldato i cuori, con le folle che manifestavano al grido di “Free palestine” e “Via Israele dal Giordano al mare”, concedendo ai terroristi di Hamas una specie di patente resistenziale, assai più scarsa è sempre stata la solidarietà per gli ucraini aggrediti dalla Russia di Putin.
Eppure i patimenti del popolo ucraino sono sotto i nostri occhi dall’invasione del Donbas del 24 febbraio 2022; e, nonostante ciò, da allora nel dibattito pubblico si fa ancora una grave confusione tra aggressori e aggrediti. All’Ucraina è stata affibbiata sin dall’inizio, da una parte della sinistra, la falsa accusa di belligerante «per procura», ovviamente della Nato e dell’Occidente, contro Mosca, e quindi a Zelensky e ai suoi quella di essere i fantocci di Washington. Mentre invece nel rapporto di Freedom House si legge che «la Russia sta deliberatamente cambiando la composizione etnica al fine di distruggere una cultura o alterare gli equilibri politici a favore di un altro gruppo”
Purtroppo, viene registrato concordemente da tutti i sondaggi che in Italia c’è una maggioranza divisa fra l’indifferenza (dei più) e l’aperta ostilità (di una consistente minoranza) per la resistenza ucraina. C’è quindi una distanza tra la volontà di gran parte dei partiti di destra e di sinistra di sostenere politicamente e militarmente l’Ucraina e i sentimenti di tanti cittadini che, in nome della salvaguardia del proprio benessere e della propria tranquillità, non vogliono pagare i costi economici di una guerra lontana dai confini del loro Paese.
Questo aprioristico rifiuto della guerra in Ucraina in nome di un utopico e astratto pacifismo coinvolge molti giovani, convinti che non sia assolutamente il caso di inviare armi in Ucraina e che l’unica soluzione sia quella di spedire un «mediatore» a parlare con Putin, che però non ha mai dato segno di voler trattare realmente con Zelensky, Trump e l’Europa. È inoltre uno dei tanti effetti della crisi del processo di integrazione europea e dei rapporti euroatlantici il fatto che sono molti gli italiani pronti a dare del «guerrafondaio» a chi dice che è lecito che l’Europa faccia il possibile per sostenere l’Ucraina e per cercare, contemporaneamente, di approntare qualche difesa per tutelarsi a fronte della cosiddetta “guerra ibrida” scatenata dai russi.
Eppure il sogno di una Europa federale, forte ed armonica, veramente umanitaria era nato negli anni del nostro Risorgimento, quando Giuseppe Mazzini, dopo aver fondato a Marsiglia la Giovine Italia, diede vita nel 1834 a Berna alla Giovine Europa. Nel primo chiostro della Basilica di Santa Croce a Firenze si trova il bassorilievo in marmo e bronzo dedicato al colonnello Stanislao Bechi, un militare italiano fucilato dall’esercito russo in Polonia nel 1863. Nato a Portoferraio nel 1828, Bechi fu un ufficiale dell’esercito toscano e italiano. Partecipò alle guerre d’Indipendenza italiane e combatté valorosamente a Curtatone e Montanara nel 1848. Nel 1863 decise di unirsi agli insorti polacchi contro l’impero russo. Venne catturato dai russi e fucilato a Włocławek il 17 dicembre 1863.La lapide a Santa Croce fu ideata e realizzata nel 1882 dal poeta e scultore polacco Teofil Lenartowicz, residente in quegli anni a Firenze come altri cittadini stranieri che condividevano gli ideali risorgimentali.
Come Garibaldi, che combatté per la libertà dei popoli in Sudamerica e in Europa. anche Stanislao Bechi è un fulgido esempio di virtù patriottiche e un monito alle nuove generazioni a contrastare le pulsioni antidemocratiche e illiberali che minano oggi l’unità europea e a non restare indifferenti al dramma di un popolo, quello ucraino, che da quattro anni difende con eroismo la propria patria e la propria democrazia.
SERGIO CASPRINI

La lapide a Santa Croce in memoria di STANISLAO BECHI 1882


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