• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

“M” VA A ROMA

06/02/2025

Mussolini al lavoro in via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali

Si intitola “Una capitale per l’Italia”, sottotitolo “Per un racconto della Roma fascista” l’ultimo saggio di Ernesto Galli della Loggia appena uscito per il Mulino, ma si potrebbe anche chiamare, in un trattamento per la tv, “M va in città”.

 È infatti il racconto di cos’è stata Roma per il fascismo e il fascismo per Roma. La tesi centrale è che solo col fascismo la capitale d’Italia diventa veramente capitale, diventa quella “terza Roma” che dopo l’impero e il Papato avrà un ruolo fatale ai destini della Nazione (salvo poi incorrere nei noti problemi). Mussolini non si innamora subito della capitale unitaria, che anzi è unanimemente disprezzata: è la città dei “duecentomila impiegati” e, come scrive Papini, non si capisce questa “ostinazione a volere la capitale d’Italia in mezzo ad un deserto, […] in mezzo a una popolazione che per vanità di ricordi e malgoverno di preti trattava gl’italiani di piemontesi e non aveva nessuna voglia d’ingegnarsi né di lavorare, abituata come era a vivere di benefici ecclesiastici e di minestre di frati”. È “una città di provincia, con in più il governo”, come ancora anni dopo l’avrebbe definita Eugenio Montale (o anche l’unica città mediorientale senza un quartiere europeo, secondo la celebre massima di Francesco Saverio Nitti). O ancora per Gobetti “Roma montecitoriale, fogna di delinquenza e di perversità degenerata”. Il Duce prima la disprezza: “Roma città parassitaria di affittacamere, di lustrascarpe, di prostitute, di preti, di burocrati. Roma, città senza proletariato degno di questo nome, non è il centro della vita politica nazionale”, aveva tuonato dalle colonne di “Lotta di classe” (vabbè), all’indomani del suo primo viaggio a Roma, nel 1910. Ma poi corregge il tiro, una volta capo del governo: “Sino dai giorni della mia lontana giovinezza – s’inventa – Roma era immensa nel mio spirito che si affacciava alla vita. Dell’amore di Roma ho sognato e sofferto, e di Roma ho sentito tutta la nostalgia. Roma!”. Poi effettivamente se ne innamora. Ugo Ojetti, fascistissimo e romano direttore del Corriere della Sera, con casa a Santa Marinella, annota: il Duce “vibra tutto a petto gonfio, a testa alta, felice. E ‘un innamorato di Roma, un romaniolo che adora la madre e la rivuole regina senza confronti”. Da appassionato, Mussolini naturalmente dà il via ai noti sventramenti, che creeranno Piazza Venezia e i Fori, insomma il volto moderno della città, sventramenti che sono stati troppo ingiustamente giudicati dalla critica del Dopoguerra, scrive Galli, un po’ perché prima per esempio Campidoglio e Colosseo erano immersi da baracche e luride botteghe. Un po’ perché questi sventramenti erano teorizzati già nell’Ottocento e altrove invece apprezzatissimi (vedi il barone Haussmann a Parigi). Così, se i Fori imperiali (ma all’epoca era Via dell’impero) vengono inaugurati il 28 ottobre 1932, in occasione del decennale della marcia su Roma, da un Mussolini a cavallo, in alta uniforme con un pennacchio bianco sul fez e seguito dall’immancabile schiera di truppe, Antonio Cederna, il più spietato critico della Roma fascista, scriverà: “La creazione di via dell’impero attraverso le impressioni di turisti e viaggiatori stranieri […] servirà alla causa del fascismo più di qualunque altra opera del regime”; e il facitore della Via dell’impero, Antonio Muñoz, storico dell’arte e soprintendente, uno dei massimi progettisti-esecutori degli sventramenti mussoliniani, si giustificò al processo di epurazione del 1945 richiamandosi ai numerosi analoghi progetti messi a punto nel corso dell’ottocento e fino alla Grande Guerra. E fu prosciolto.

Mussolini poi si innamora  e gestisce Roma come un Berlusconi Milano 2, con occhio al dettaglio da settentrionale e la frustrazione che coglie tutti noi nordici davanti alla drammatica assenza del concetto di manutenzione; così fa deviare il tram da via del Tritone, controlla aiuole, monumenti, tombini, e si lamenta, possibile che con le migliaia di dipendenti comunali me ne debba accorgere io? A proposito di tombini, il saggio di Galli si apre su quell’infinità di segni mussoliniani che costellavano e costellano ancora la Roma fascista dopo il fascismo, fasci e “Dvx” ovunque, e che regolarmente danno il via a puntuali critiche sul “come fanno gli italiani a vivere in mezzo a tutti questi retaggi del fascismo”. Come quella della storica Ruth Ben-ghiat nel 2017 sul New Yorker. Domanda stupida, sostiene Galli, perché in realtà i veri segni del fascismo sono pochissimi, anzi uno solo: la stele con l’iscrizione “Mussolini dux” davanti al Foro italico con l’appendice dei mosaici della pavimentazione del grande viale che dalla stele conduce allo stadio Olimpico. Sono invece rimaste, queste sì, moltissime costruzioni di ogni tipo che tutte ricordano in un modo o nell’altro (il più delle volte anche con delle scritte) il regime. E sarà che il fascismo ha costruito tantissimo, sarà che a Roma è impossibile qualunque cancel culture, diciamo noi (ricordiamo il sublime episodio del Malconcio nel film “Nuovi mostri”, dove Alberto Sordi si perde in auto e cerca riferimenti come il “monumento a Mussolini”, sembrandogli normalissimo – in realtà è a Mazzini). E poi, due piccole note di attualità sulla cancel culture alla romana: primo, che le nuove aperture della metro C slittano di molti mesi perché il progetto originario prevedeva una fermata “Amba Aradam” (proprio vicino alla casa-museo Sordi), che però dopo alcuni ripensamenti diventa “Porta Metronia” (i ripensamenti costano anche un esborso extra di 859 mila euro per le nuove insegne ecc). Mentre l’unica forma di “cancel culture” di manufatti fascisti romani è quella che si accanisce sul verde. Gli italiani saranno pure un popolo di eroi, santi ecc. come si legge sul Colosseo quadrato dell’Eur ma di sicuro non amano la natura. Neanche al Duce è riuscito di trasformarci in un popolo meno complessato sulle origini contadine: e dunque a Roma come ovunque si procede alle nuove piazze e piazzole eliminando alberi. L’odio per gli alberi insieme al grande rimosso della manutenzione mette del resto d’accordo tutti, il comune, le sovrintendenze, gli architetti e i cittadini che temono il ramo e la resina sulla “maghina”. Così adesso stanno scomparendo tutti i pini marittimi che piantò “Lui”; da corso Trieste in giù, con la scusa che son troppo grandi e pesanti (l’idea della potatura, versione verde della manutenzione, rimane fuori discussione). Già Virginia Raggi ideologicamente l’aveva promesso, di passarli tutti con la motosega, i “pini piantati durante il regime fascista”, tracciando il solco, ma adesso Gualtieri lo difende. Così la Roma che da Goethe in poi è immortalata costellata di pini marittimi in poco tempo sparirà, nel disinteresse generale. Comunque, proprio in corso Trieste ormai di moncherini e poi a piazza Dalmazia e nelle vie Pola e Gorizia rimane l’onomastica mussoliniana, perché anche quella era un’arma di propaganda del Mussolini urbanista, che Galli assolve a pieni voti. E insomma se fossimo a Milano saremmo in pieno Vittoria Mutilata District, e sembra di vederlo il trasvolatore Marinelli che interpreta il Duce volante quando va a trovare D’annunzio in biplano (anche se nelle interviste l’attore, subito dopo la vergogna per interpretare Mussolini, fa sapere che ha problemi anche a prendere l’aereo, in quanto troppo inquinante. Dunque, in quelle riprese, avrà provato vergogna doppia, vabbè). Altri “naming” però son stati davvero cancellati: piazza Montecitorio a un certo punto era diventata piazza Costanzo Ciano, una via Libro e Moschetto fu aperta davanti all’università (oggi è via Piero Gobetti), e l’attuale piazzale Partigiani era addirittura piazza Adolf Hitler. Un po’ troppo.

TERRAZZO. Rubrica di Michele Masneri Il Foglio 28 gennaio 2025

Pubblicato in: Pubblicazioni
Post precedente:Montale, geniale dilettante
Post successivo:Firenze: città di pietra.

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

ORIANA FALLACI, una fiorentina, un’italiana

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

XX SETTEMBRE 2025

16/09/2025

1875: inaugurazione del monumento a Michelangelo al Piazzale Michelangelo

03/06/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

ORIANA LA DONNA MULTIFORME

30/08/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

L’eterna ossessione per l’odissea

09/08/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

DORA, LA PRINCIPESSA RIBELLE

23/08/2026

Anticonformista, femminista e viaggiatrice, Dora d’Istria scelse Firenze come città dove vivere e morire nel 1888. Solo una targa ricorda la scrittrice che fece della sua villa un orto botanico DORA D’ISTRIA, …

GIORGIO SOREL. Il teorico della violenza

02/08/2026

GIAN BIAGIO FURIOZZI: Giorgio Sorel. Il teorico della violenza, Morlacchi Editore, Perugia, 2026, pp. 218, € 16 GIAN BIAGIO FURIOZZI, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Perugia, è …

NOSTOS. Ritorno alla terra dei padri

01/08/2026

FRANCESCO HAYEZ I profughi di Parga 1931 Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque,  Zacinto mia, che te specchi nell’onde  del greco mar da cui vergine nacque …

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

LETTERE Corriere della Sera 14 luglio 2026 CARO ALDO, l’11 luglio è la data del famoso armistizio di Villafranca nel 1859, tra Napoleone III e Francesco Giuseppe, senza che i piemontesi ne fossero informati, di …

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

L’insediamento dei Consigli regionali nel luglio del 1970 ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della storia istituzionale della Repubblica italiana. Con l’avvio delle Regioni a statuto ordinario …

La Storia agli esami di Maturità

01/07/2026

Il discorso d'insediamento di GIUSEPPE SARAGAT come presidente dell’Assemblea costituente. 26 giugno 1946 La storia del mondo non è altro che il progresso della …

IL VOTO DI IERI E LE SPINE DI OGGI

09/06/2026

80 ANNI DELLA REPUBBLICA. Tre saggi raccontano la conquista del voto delle donne, sin dalle radici precedenti al ’46, e il cammino che porta ai giorni nostri: il bilancio è dolce amaro e risente delle mancate …

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Ieri la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. E come ogni anno, puntuale come il caldo e ugualmente prevedibile, risuona nell’aria il lamento rituale: teniamocela stretta questa Repubblica, perché c’è chi …

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi