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CHI DÀ I NOMI ALLE STRADE?  

22/08/2023

                    

Caro Direttore, a Firenze come vengono assegnati i nomi alle strade? E le iscrizioni commemorative come lapidi, targhe o altro, in che modo e da chi possono essere proposte? Chi ne approva la apposizione sulla facciata di un edificio, o nel mezzo di una piazza? Chi deve pagarle? In che modo normali cittadini (non politici, non esperti chiamati dalla Pubblica Amministrazione) potrebbero avere voce nella scelta dei nomi di strade e piazze, che poi sono un aspetto della memoria condivisa di una comunità?

Oggi la maggior parte delle persone è frastornata e abbacinata dal presente e la memoria del passato non viene esercitata. Eppure di persone che ricordano drammi, impegni, lavoro, delusioni e speranze di un faticoso cammino a zig zag dalla dittatura alla democrazia, da noi ce ne sono tante. In Firenze, su 366.527 residenti (vedi articolo sulla Nazione, 4 maggio 2023) la maggior parte sono anziani; nel quartiere 3 – Gavinana e Galluzzo, che è il più anziano per l’età degli abitanti, ci sono 2,84 anziani per ogni under 14; nel quartiere 5, quello ‘più giovane’ anagraficamente, il numero scende a 2,48 persone oltre i 65 per ogni under 14, per cui c’è poco da rallegrarsi. Nell’intera provincia di Firenze ben 250 mila residenti hanno più di 65 anni. Tuttavia… 

Tuttavia senza nasconderci i mille aspetti negativi di questo squilibrio demografico, in una società come quella che ci siamo costruiti, (un paese di vecchi non sarà mai un paese per vecchi!) almeno una cosa buona c’è: quei 250 mila anziani che vivono nella nostra provincia, che hanno trascorso esistenze diverse, per lo più non illustri, costituiscono una enorme ricchezza: quella dei loro ricordi.  Ex ragazzini che hanno conosciuto Potente, o che hanno visto staccare dagli alberi  i corpi degli impiccati dai nazifascisti, o che andavano a rubare il rame per dar da mangiare alle famiglie, poi ragazze e ragazzi della Ricostruzione, quelli che hanno conosciuto la tragedia di Marcinelle e il vaccino Sabin, il MEC e il sogno di un’Europa allargata e senza guerre proprio nei momenti peggiori della Guerra Fredda, le  bambine che dalla Montagna Pistoiese, dal Mugello e dal Casentino venivano a servizio dai fiorentini benestanti, e poi più grandi  eccole lavorare in fabbrica, alla Fila, alla Rossi e Sarri, nelle pelletterie… C’è un mondo pieno di gente che ricorda l’emigrazione, gli scioperi della Galileo, Fabiani e La Pira, e gli anni ’60, la guerra nel Vietnam e le manifestazioni per uscire dalla Nato, le battaglie per il divorzio e la legge sull’aborto, don Mazzi e la messa in Piazza all’Isolotto. E poi le stragi fasciste, le Brigate Rosse, Moro, la P2.

Questo siamo noi vecchi: testimoni-attori di un mondo che è cambiato, in alcune cose più giusto di quello della nostra infanzia, ma che non è quello che sognavamo, né il migliore dei mondi possibili. Ecco: per decidere i nomi delle strade e le targhe, per ricordare fatti e luoghi, i Comuni e i Quartieri, anziché blindarsi dietro i cosiddetti esperti, incoraggino il formarsi di commissioni aperte e volontarie di comuni cittadini, con anziani per la conservazione delle nostre radici, e con giovani di ogni provenienza per costruire le nostre ali.

Livio Ghelli

Piazza Santo Spirito Monumento ad Aligi Barducci 1987

Allievi decorazione plastica Istituto d’arte di Porta Romana

Pubblicato in: Lettere al Direttore
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