
Una personalità poliedrica. È quella che ricostruisce: C’era una volta… Un Re! Carlo Lorenzini detto ‘Collodi’ tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia, la mostra curata da Elisa Martini e Benedetta Gallerini che fino al 15 giugno viene ospitata nelle sale dell’Archivio contemporaneo Alessandro Bonsanti, a Palazzo Corsini Suarez.
L’obiettivo dichiarato del Gabinetto Vieusseux è celebrare il bicentenario della nascita di CARLO LORENZINI con una retrospettiva che ne racconti l’uomo e lo scrittore dietro il burattino più famoso del mondo. E lo fa con un percorso che tiene assieme il carattere di un intellettuale dalle mille anime: ex seminarista che studierà poi retorica e filosofia delle Scuole pie di San Giovannino a Firenze, patriota, impiegato per redigere notizie e recensioni e bollettini bibliografici per il catalogo delle novità della libreria Piatti, cronista teatrale, critico musicale, romanziere, drammaturgo, commesso del Senato toscano, segretario della compagnia teatrale Romandiolo-Picena e — tra le tante — scrittore per ragazzi. In questa mostra del Vieusseux — che vanta la collaborazione del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi – Fondazione Collodi e della Società Dante Alighieri — ci sono documenti originali, prime edizioni, giornali d’epoca, volumi rari e opere d’arte.
La firma di Carlo Lorenzini è sul Libro dei Soci del Gabinetto Vieusseux, è datata 30 giugno 1865 e testimonia il legame stretto tra l’intellettuale e questo luogo di cultura. Firenze è appena diventata capitale del Regno d’Italia e vive una stagione vivace sia dal punto di vista politico che culturale. Lorenzini è allora un giornalista dalla penna tagliente, impegnato nella cronaca e nella satira, che frequenta il Vieusseux, luogo privilegiato di incontro, lettura e confronto con i protagonisti della vita politica e intellettuale dell’epoca. È il Collodi del Lampione, dello Scaramuccia, del Fanfulla: un autore capace di raccontare con ironia le contraddizioni della società contemporanea, anticipando molti dei personaggi e delle situazioni che ritroveremo nelle avventure del suo burattino.
Tra i pezzi più preziosi e curiosi dell’esposizione c’è naturalmente la prima edizione delle Avventure di Pinocchio, pubblicata a Firenze dall’editore Paggi nel 1883. Un volume eccezionale concesso in prestito dalla biblioteca della scuola media Cavalcanti di Sesto Fiorentino e accanto si può ammirare il Giornale per i bambini del 1881: appartiene alla Fondazione Spadolini e fu proprio su queste pagine che, dal 7 luglio di quell’anno e fino al 25 gennaio del 1883, si iniziò a conoscere a puntate la storia di Pinocchio.
La mostra dedica inoltre uno spazio alla fortuna artistica di Pinocchio: l’Archivio Vinicio Berti ha prestato un cospicuo nucleo tra litografie, oli e commenti realizzati dall’artista per l’edizione di Pinocchio del 1981 e presentati per la prima volta all’interno di una esposizione. C’è anche una scultura in ferro di Venturino Venturi raffigurante Pinocchio, studio preparatorio per la statua successivamente realizzata per il Parco di Collodi.
C’è poi il fenomeno Pinocchio e quello delle cosiddette «Pinocchiate» da scoprire all’Archivio Bonsanti: nuove avventure, continuazioni e storie parallele. Tra i titoli più fortunati figurano Il segreto di Pinocchio di Gemma Mongiardini Rembadi, Il cugino di Pinocchio di Momus, pseudonimo di Augusto Piccioni e Pinocchio in Africa di Eugenio Cherubini: sono opere che conobbero una notevole fortuna tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento che — grazie al Vieusseux — sono state ripubblicate. Non manca una sezione con i preziosi volumi sopravvissuti all’alluvione del 1966. C’è la prima edizione in inglese di Pinocchio (1892) e I racconti delle fate di Perrault, volume tradotto da Lorenzini che subì i danni dell’acqua e del fango ma è stato recuperato. «Collodi è uno scrittore per gli adulti e poi per i bambini. Pinocchio è la favola per eccellenza sulla metamorfosi e un omaggio esemplare a Firenze e a tutta l’umanità», dice il presidente del Gabinetto Vieusseux Riccardo Nencini. «Dedicare oggi una mostra al capolavoro collodiano ha senso più che mai — dichiara il direttore del Vieusseux Michele Rossi — anche per il messaggio che voleva lanciare lo scrittore che è di un’attualità sconcertante». «Il mondo di Collodi è uno spazio ampio, dove più piani ed anime si vengono ad intersecare», spiega Elisa Martini. «Questa mostra vuole far emergere come attraverso gli articoli dei giornali, soprattutto il Fanfulla e lo Scaramuccia, Collodi si avvicina a Pinocchio e ai suoi compagni di viaggio, sia quelli buoni e puri che quelli truffaldini, bugiardi e subdoli», conclude Benedetta Gallerini.
SIMONE INNOCENTI Corriere Fiorentino 16 ottobre 2026



MUSEO DELLA PAGLIA E DELL’INTRECCIO