• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

DALMAZIA. Una terra contesa.

17/05/2021

Quando il fascismo italianizzava i cognomi

Livio Ghelli

Caro direttore, oggi i cittadini italiani di madrelingua diversa dall’italiano sono rappresentati da più di tre milioni di persone, che a casa parlano albanese antico, catalano, croato, francese, francoprovenzale, friulano, germanico, greco, ladino, occitano, sardo, sloveno. Sono distribuiti in 1.171 comuni di 14 regioni e sono tutelati da leggi nazionali e regionali. E’ una realtà da tener presente, molto più consistente di quello che normalmente si pensa, che rappresenta una grande ricchezza per il nostro paese.

Però queste affermazioni -che per il nostro paese la coesistenza di culture e lingue diverse è un valore e deve essere tutelata, e che ognuno ha il diritto di parlare nella propria lingua materna- se io le avessi scritte tra il 1919 e il 1945 sarebbero state penalmente perseguibili.

“Italianizzazione” a quel tempo volle dire, per moltissimi, cambiare il proprio cognome con un altro, e vedere scalpellato via il cognome dalla tomba dei propri genitori, non poter usare la propria lingua, neanche per confessarsi e pregare, tantomeno per parlare o per cantare in strada.

Il fascismo, dopo una fase squadristica di italianizzazione violenta (aggressioni, linciaggi, case e circoli culturali dati alle fiamme), proseguì in forma ufficiale chiudendo le scuole slovene e croate della Venezia Giulia, licenziando gli insegnanti sloveni e croati e sostituendoli con maestri italiani, mandando al confino i preti slavi e, dopo il Concordato, costringendo al ritiro i vescovi di Trieste e Gorizia perché non ossequienti alla politica anti slava del regime. Arrivò fin dal 1929 e 1930 a emanare durissime pene di reclusione e condanne a morte (“cospirazione per l’abbattimento delle istituzioni e organizzazioni italiane”), e poi all’esproprio delle terre o allo spostamento forzato in altre regioni dei contadini di origine slava.

Voglio riportare, parzialmente, un testo della blogger Martina Seleni (Martina Seleni – Una triestina a Roma, blog del 27 febbraio 2021) che riguarda un aspetto della italianizzazione forzata operata, dalla fine della Grande Guerra e durante tutto il ventennio fascista, nei confronti delle popolazioni italiane appartenenti a gruppi linguistici diversi dall’italiano, particolarmente dura per coloro che vivevano in zone di confine.

I fatti riferiti dalla blogger triestina sono confrontabili con tante storie e testimonianze simili, anche se avvenute in aree geografiche diverse, come ad esempio l’Alto Adige, storie che riguardano le persecuzioni nei confronti degli Italiani “allogeni” cioè di madrelingua tedesca, slovena, croata, e, anche se perseguiti con minore accanimento, francese, greca, albanese. Questi fatti non avvennero solo nel periodo di dittatura fascista, ma iniziarono nel 1919, forse anche prima.

Riporto dunque la testimonianza da Martina Seleni, da suoi ricordi familiari:

 A fine anni Venti vengono portati avanti con decisione i progetti di “restituzione” (d’ufficio) o “riduzione” (su richiesta degli interessati) dei cognomi giuliani, e i prefetti, in ottemperanza alla legge, nominano speciali commissioni con il compito di preparare gli elenchi di nomi da “restituire nella forma italiana”. Ho già ricordato in altri post che così il cognome di mio padre (e di mio nonno paterno originario di Graz e quindi con cognome tedescofono) divennero da Germ, Geri; quella della nonna paterna ungherese passò da Horvath a Coretti; quello della nonna materna e di mia madre, allora ancora residenti a Pirano, da Stokovaz passarono, praticamente senza alcuna logica, a Fossati. Qui da noi la frazione di Opcina diventa Poggioreale del Carso, il villaggio di Dolina diventa San Dorligo della Valle…

Nel 1929 la commissione provinciale di Trieste, presieduta da Angelo Pizzigalli, portò a termine i lavori: una relazione di 345 pagine e tremila cognomi “italianizzati”! L’asserita “scientificità” del lavoro delle commissioni è ben dimostrata dal fatto che spesso tra provincia e provincia vennero attribuiti agli stessi cognomi forme italiane diverse: “In questo modo la persona di cognome Sirk” – racconta Lavo Cermelj – “divenne a Trieste Sirca, un suo fratello che viveva a Gorizia divenne Sirtori, mentre il terzo fratello residente in Istria divenne Serchi”. Quando non fu possibile trovare corrispondenti forme italiane per certi cognomi slavi si adottarono soluzioni grottesche: “Si tratta per esempio dei cognomi Kmet (contadino), Knez (conte), Zupan (sindaco). Essi vennero trasformati di punto in bianco dai suddetti “scienziati” in Meti, Nesi e Soppano, cognomi senza alcun significato ma di forma italiana del tutto ortodossa. I casi di questo genere si contano a centinaia”. L’accanimento investigativo delle Commissioni andò anche alla ricerca dei cognomi di molti sloveni e croati abitanti in Jugoslavia, onde poterli “restaurare” e dimostrare quindi la loro discendenza da italiani. “In questo modo” – aggiunge Cermelj – “l’Italia sarebbe stata chiamata ad esigere anche i territori in cui gli sloveni ed i croati d’oltre frontiera con simili cognomi risiedevano. Ed appunto questo successe nel momento in cui l’Italia s’impadronì ed annesse dopo il 1941 vasti territori della Slovenia e della Croazia, specialmente in Dalmazia”.

Saluti

Livio Ghelli 

  Mussolini a Trieste 18 settembre 1938

 *****************************************

Bisognerebbe però guardare con spirito oggettivo e di verità storica tutti gli episodi del nostro passato.

Marco Panti

Caro Direttore, ho letto con interesse l’articolo di Livio Ghelli. Non posso che confermare, per quanto ne so, il contenuto dell’articolo con le annesse documentazioni. Questo ovviamente non mi esime però dal rilevare allo stesso tempo che successivamente, nei territori italiani occupati dall’esercito jugoslavo al termine della Seconda Guerra Mondiale, Istria, Fiume, Zara, ecc.,  furono attuate dalle nuove autorità al potere, il regime comunista guidato dal leader Tito, in quel momento pienamente appoggiato da Stalin,  simili operazioni, per cancellare le tracce della presenza italiana, e non solo i cognomi,  nei territori forzosamente annessi, addirittura abbattendovi i leoni di San Marco, le statue e monumenti di personaggi della secolare cultura e storia italiana, come Nazario Sauro, Niccolò Tommaseo e altri che nulla avevano a che vedere con il fascismo (Tommaseo, grande letterato e umanista, era morto a Firenze nel 1874 e sepolto nel nostro cimitero di Settignano) e spingendosi ancora oltre attuando una vera e propria pulizia etnica con infoibamenti e persecuzioni che portarono all’esodo di almeno 350.000  italiani da sempre abitanti in quei territori. Nessuno aveva mai visto un esodo del genere negli assolutamente deprecabili anni del fascismo nei territori del confine orientale italiano e nei secoli precedenti, se si escludono gli anni delle cosiddette invasioni barbariche. Quindi sarebbe auspicabile che in Italia la stampa, i cittadini e gli intellettuali si interessassero anche a quanto avvenne alla popolazione italiana rimasta sotto occupazione dell’esercito di “liberazione” yugoslavo e sui motivi che la spinsero ad abbandonare la propria terra e la propria esistenza là dove erano sempre vissuti nei primi anni dell’ultimo dopoguerra.  La ricorrenza del 10 Febbraio da qualche tempo istituita a tal fine dovrebbe aiutare a guardare criticamente da entrambe le parti della storia, e non solo da una, ma essa è invece spesso ancora occasione di polemiche e divisioni di stampo politicistico-ideologico preconcette.  Sono caduti i vari muri di Berlino e tanti altri simboli di un secolo che non c’è più. Forse bisognerebbe guardare con spirito oggettivo e di verità storica tutti gli episodi del nostro passato, e non solo quelli di cui è stata responsabile una sola e determinata parte su cui è più facile prendere posizione critica negativa. Ma questa è un’altra storia…

Saluti

Marco Panti

Monumento di Tommaseo a Sebenico

Pubblicato in: Lettere al Direttore
Post precedente:14 MAGGIO 1865/ 14 MAGGIO 2021
Post successivo:DANTE. LA VISIONE DELL’ARTE

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

ORIANA FALLACI, una fiorentina, un’italiana

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

XX SETTEMBRE 2025

16/09/2025

1875: inaugurazione del monumento a Michelangelo al Piazzale Michelangelo

03/06/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

ORIANA LA DONNA MULTIFORME

30/08/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

L’eterna ossessione per l’odissea

09/08/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

DORA, LA PRINCIPESSA RIBELLE

23/08/2026

Anticonformista, femminista e viaggiatrice, Dora d’Istria scelse Firenze come città dove vivere e morire nel 1888. Solo una targa ricorda la scrittrice che fece della sua villa un orto botanico DORA D’ISTRIA, …

GIORGIO SOREL. Il teorico della violenza

02/08/2026

GIAN BIAGIO FURIOZZI: Giorgio Sorel. Il teorico della violenza, Morlacchi Editore, Perugia, 2026, pp. 218, € 16 GIAN BIAGIO FURIOZZI, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Perugia, è …

NOSTOS. Ritorno alla terra dei padri

01/08/2026

FRANCESCO HAYEZ I profughi di Parga 1931 Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque,  Zacinto mia, che te specchi nell’onde  del greco mar da cui vergine nacque …

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

LETTERE Corriere della Sera 14 luglio 2026 CARO ALDO, l’11 luglio è la data del famoso armistizio di Villafranca nel 1859, tra Napoleone III e Francesco Giuseppe, senza che i piemontesi ne fossero informati, di …

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

L’insediamento dei Consigli regionali nel luglio del 1970 ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della storia istituzionale della Repubblica italiana. Con l’avvio delle Regioni a statuto ordinario …

La Storia agli esami di Maturità

01/07/2026

Il discorso d'insediamento di GIUSEPPE SARAGAT come presidente dell’Assemblea costituente. 26 giugno 1946 La storia del mondo non è altro che il progresso della …

IL VOTO DI IERI E LE SPINE DI OGGI

09/06/2026

80 ANNI DELLA REPUBBLICA. Tre saggi raccontano la conquista del voto delle donne, sin dalle radici precedenti al ’46, e il cammino che porta ai giorni nostri: il bilancio è dolce amaro e risente delle mancate …

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Ieri la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. E come ogni anno, puntuale come il caldo e ugualmente prevedibile, risuona nell’aria il lamento rituale: teniamocela stretta questa Repubblica, perché c’è chi …

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi