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1865. Sulle rive dell’Arno nasce una Firenze moderna ed europea

01/04/2025

Panorama delle rampe del piazzale Michelangelo. Foto 1880

La sistemazione del Centro di Firenze è opera che deve interessare tutti i cittadini… I diversi progetti, esposti al pubblico, presentano la necessità di demolire i fabbricati che fiancheggiano le strade del centro, scomposte, luride, malsane e malsicure… Ho ferma convinzione che il centro di Firenze acquisterà sempre d’importanza e salubrità quanto minore sarà per essere nel suo interno la fabbricazione, e ad essa saranno sostituiti grandi spazi bene aerati…Trovo pure savissima l’altra proposta di formare una piazza centrale: ma questa dovrebbe essere in grandi dimensioni incorporando anche lo spazio dalla piazzetta attuale dell’antico mercato…

Giuseppe Poggi così scriveva nel 1882 in Osservazioni e proposte sulla sistemazione del Centro di Firenze, quando dopo la brusca interruzione dei lavori di sistemazione di Firenze , da lui coordinati, per il trasferimento dieci anni prima della capitale da Firenze a Roma, ritrovava comunque nei progetti, non suoi, di demolizione e di ricostruzione della antica area del vecchio mercato, oggi piazza della Repubblica, le ragioni igieniche e di decoro, con le quali nel novembre 1864 Poggi aveva progettato il piano di ampliamento e di risanamento della città. Ormai anziano, avvilito per le ingiuste critiche ricevute, insieme al sindaco Peruzzi, dopo il crac del Comune di Firenze, per non aver portato a termine il piano urbanistico dieci anni prima (e per l’inchiesta in cui fu coinvolto sulle ingenti spese effettuate, da cui però uscì indenne), continuava però a credere che Firenze dovesse essere una città moderna ed europea al pari di Parigi e di Londra, che aveva visitato anni prima e di cui aveva apprezzato le trasformazioni urbane.

In sintesi, il suo piano prevedeva la messa in sicurezza dell’Arno, con nuovi argini e la creazione di nuovi lungarni, grazie ai quali aumentava l’affaccio della città sul fiume e e veniva potenziata la viabilità esistente. Nello stesso tempo si procedette all’ abbattimento della cinta muraria trecentesca e alla realizzazione, sul medesimo tracciato, dei viali che vanno dalla Fortezza da Basso alla Torre della Zecca. In un primo tempo erano stati progettati sopraelevati, in modo che, oltre a fungere da raccordo tra la città storica e i nuovi insediamenti, avrebbero fornito riparo dalle esondazioni dei corsi d’acqua. Comunque, la protezione dalle esondazioni venne attuata anche mediante un insieme di interventi sul territorio immediatamente fuori città, quali la sistemazione degli alvei e degli argini di fossi e corsi d’acqua.

L’infrastruttura più significativa fu la realizzazione del viale dei Colli, in cui il tracciato segue l’andamento delle colline contigue, offrendo vedute e scorci di grande qualità paesaggistica e spazi verdi accuratamente studiati. L’ampio belvedere del piazzale Michelangelo fu collegato alla città sottostante con una serie di rampe di scale lungo le quali furono realizzate vasche, grotte e cascate. In basso fu conservata la gotica torre di San Niccolò in un virtuoso raccordo tra antico e moderno.

Poggi progettò anche numerosi spazi verdi pubblici, praticamente inesistenti nel centro storico di Firenze, a parte quelli privati dei palazzi nobiliari. Nel nuovo quartiere residenziale della Mattonaia realizzò, sull’esempio delle square londinesi, il giardino di piazza d’Azeglio; nella piazza lorenese Maria Antonia, poi piazza Indipendenza, mise aiole e alberi come fece nelle piazze trecentesche di Santo Spirito e di San Marco; lo stesso parco delle Cascine diventò pienamente pubblico quando fu acquisito dal comune nel 1869.

Con Firenze Capitale arrivarono da Torino circa trentamila fra dipendenti ministeriali, militari e diplomatici e quindi furono previste nuove zone residenziali disposte «a corona» attorno alla città: a nord i quartieri per i ceti operai e impiegatizi, sui colli a sud le ville e i villini per le classi più elevate.

Di fatto in quegli anni la città fu un cantiere a cielo aperto, che creò non pochi disagi ai fiorentini meno abbienti. Per dare un tetto ai tanti sfrattati vennero realizzati dal Comune tremila alloggi di fortuna in legno e ferro; inoltre, l’aumento della popolazione provocò un notevole incremento dei prezzi, compresi quelli dei generi alimentari. Furono queste le ragioni per cui fu rifiutato da parte dei ceti popolari il progetto di città moderna che veniva proposto dal Poggi; inoltre le élites culturali e artistiche di allora irridevano sulle gazzette con scritti e vignette le scelte dell’amministrazione cittadina, rimpiangendo la Firenze del passato, senza tener conto delle condizioni di degrado sociale e di igiene pubblica della città di quegli anni.

Anche oggi l’amministrazione comunale deve affrontare i problemi di una città del XXI secolo, dalle infrastrutture alla mobilità, dal verde pubblico alla residenza, dai servizi culturali e sociali alla sicurezza dei cittadini. Quindi anche in questi anni, come ai tempi di Firenze Capitale, si rendono necessari dei lavori pubblici, come le nuove linee della tramvia, che comportano l’apertura di cantieri, con il disagio per la cittadinanza, soprattutto quando i lavori durano più del dovuto.

Con una gestione più razionale dei cantieri si può però contenere il malcontento dei residenti, mentre  invece si manifesta sempre di più il dissenso dei cittadini nei confronti del Comune al momento in cui sembra irreversibile il degrado urbano in termini di quiete pubblica e di sicurezza, per non parlare del centro storico consegnato al turismo di massa, con molte strade e piazze trasformate in un gremito mangificio. Le strade del centro torneranno forse a essere scomposte, luride, malsane e malsicure come denunciava Giuseppe Poggi e avremo allora nostalgia per il suo progetto di una Firenze moderna ed europea, in buona parte realizzato, e pensato per i fiorentini, non certo per il turismo selvaggio.

Sergio Casprini

Turisti a piazzale Michelangelo

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Pubblicato in: Editoriale
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