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IL PARTITO D’AZIONE IN TOSCANA

25/03/2025

Alla tradizione mazziniana e democratica del Partito d’Azione risorgimentale s’ispirò, nel riprenderne il nome, uno dei movimenti politici dell’opposizione antifascista.

Alla formazione dell’ideologia di questo nuovo Partito d’Azione (P.d’A) contribuirono il “concretismo” moralmente impegnato di Gaetano Salvemini, il liberalismo rivoluzionario di Piero Gobetti, il liberalismo democratico di Giovanni Amendola, le drammatiche vicende dell’antifascismo aventiniano e del fuoruscitismo, con influssi profondi dello storicismo crociano. Dai contatti tra Giustizia e Libertà, movimento tra i più attivi contro il regime, con i seguaci della corrente ideologica del liberalsocialismo facenti capo a Guido Calogero e ad Aldo Capitini, e con i democratici repubblicani di Ugo La Malfa e Adolfo Tino, nacque nel luglio del 1942, dopo due convegni principali a Milano e a Roma, il P. d’A. Nel gennaio 1943 usciva a Milano il primo numero dell’organo ufficiale clandestino “L’Italia Libera”. Di fatto il Pd’A raccoglieva una parte significativa dell’antifascismo non comunista di sinistra e rappresentava l’aspirazione, comune a queste tendenze, di creare una democrazia laica, morale e rigorosa, imperniata sull’economia mista e sull’autonomismo regionale. 

IL PARTITO D’AZIONE IN TOSCANA. Il congresso regionale dell’ottobre 1945 è un interessante studio, promosso dalla Fondazione Circolo fratelli Rosselli, e fornisce un quadro del congresso regionale toscano tenuto dal Pd’A a Firenze dal 27 al 31 ottobre 1945, sulla base degli atti congressuali reperiti presso l’Istituto storico della Resistenza di Firenze. Il volume è a cura di Luca Menconi, dottore di ricerca in Storia contemporanea. Nella Prefazione del libro Valdo Spini scrive che al congresso parteciparono “personaggi di spicco della vita toscana, in particolare della cultura”. Molti degli intervenuti erano o sarebbero diventati professori universitari o esperti di fama internazionale. Accanto a Piero Calamandrei, insigne giurista e Rettore dell’Università di Firenze, c’erano Paolo Barile, Carlo Ludovico Ragghianti, Enzo Enriquez Agnoletti, Aldo Passigli, Raffaello Ramat, Alberto Bertolino, Carlo Furno, Tristano Codignola, Mario Delle Piane, Giorgio Spini.

Tra gli esponenti nazionali Vittorio Foa, Michele Cifarelli, Emilio Lussu, ed Ernesto Rossi, compagno dei fratelli Rosselli nella redazione del “Non mollare”, il primo giornale clandestino antifascista, pubblicato nel 1925 e in Giustizia e Libertà”. Per questo motivo fu lungamente in carcere e al confino. Al congresso c’era anche un futuro presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in quel tempo segretario della sezione di Livorno. Nel congresso dell’ottobre 1945 troviamo non solo gli aspetti politici e organizzativi, ma anche tutti gli elementi programmatici dell’azionismo nella forma della proposta di una serie di riforme finalizzate a cambiare nel profondo la società italiana. Fra di esse, l’instaurazione della Repubblica, la Costituente, la separazione dello Stato dalla Chiesa, la riforma delle istituzioni e l’assetto degli enti locali. E anche il progetto di una economia mista, di una riforma agraria e di una riforma della scuola.

Spini osserva che all’epoca del congresso, nell’ottobre 1945, a Roma il governo era guidato da Ferruccio Parri, il leader del Pd’A nella Resistenza, e vedeva la partecipazione, tra gli altri, di Ernesto Rossi, come sottosegretario alla Ricostruzione, e di Carlo Ludovico Ragghianti come sottosegretario alla Pubblica Istruzione, con delega alle Belle Arti. E aggiunge: “Colpisce negli atti del dibattito la mancanza di identificazione del partito con la figura del suo presidente del Consiglio in carica. Parri era venuto l’11 agosto, primo Anniversario della Liberazione di Firenze, a decorare il gonfalone della città di medaglia d’oro al valor militare per l’insurrezione dei suoi partigiani. Evidentemente il governo Parri non era riuscito ad affermarsi nell’opinione pubblica e di questa situazione si vedevano i riflessi anche nel suo partito”. Il primo e unico congresso regionale toscano del Pd’A, pur risultando pieno di interessanti relazioni su vari argomenti, lasciò tracce limitate nella storia del partito, a causa del susseguirsi incalzante degli eventi, della crisi dell’organismo politico e della successiva frattura. Come conseguenza, i propositi dell’assise e le sue elaborazioni teoriche non ebbero, in buona parte, traduzioni pratiche di rilievo.

Negli atti delle giornate del congresso troviamo i limiti e le carenze che avrebbero portato di lì a poco all’esaurimento dell’esperienza del Pd’A. Questo partito, che pure ha lasciato una traccia importante nelle istituzioni e nella cultura italiana, era destinato a durare appena cinque anni, tanti ne intercorrono tra la sua fondazione (Roma, giugno 1942) e il suo scioglimento (Roma, agosto 1947). Il dopoguerra, ponendo concretamente ai partiti i problemi della ricostruzione, vide esplodere i contrasti già esistenti nel Pd’A, che nel congresso del 1946 subì la scissione del movimento Concentrazione democratica repubblicana (gruppo La Malfa-Parri). Il deludente risultato delle elezioni politiche dello stesso anno accelerò il collasso definitivo del partito, i cui aderenti confluirono prevalentemente nel Partito socialista, nel Partito repubblicano e nel Partito socialdemocratico.

Massimo Ragazzini

 IL PARTITO D’AZIONE IN TOSCANA

 Il congresso regionale dell’ottobre 1945

 a cura di Luca Menconi. Prefazione di Valdo Spini.

Pacini Editore, Ospedaletto, Pisa, 2024, pp. 256, € 28

Pubblicato in: Focus
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