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Margherita, sovrana ammantata dal mito

22/12/2024

La regina compendia la storia dei Savoia: attraverso la sua figura e la sua popolarità si puntava a legittimare e consolidare l’istituzione monarchica. La ricerca di Maria Teresa Mori

Quando, nel 1956, Carlo Casalegno pubblicò da Einaudi la sua fortunata biografia della regina Margherita, erano trascorsi appena trent’anni dalla morte della sovrana. Molti italiani ne avevano ancora memoria diretta. Potrebbe stupire che a ricostruirne la vita fosse un ex partigiano, che aveva militato nelle fila del Partito d’Azione e scritto su «Giustizia e libertà». Tuttavia, a dieci anni dalla fine della monarchia, il suo libro aveva un chiaro senso politico. Lungi da alcun intento agiografico, Casalegno intendeva, infatti, capire quale fosse stata la chiave del potere della monarchia, studiandone uno dei suoi esponenti più celebri e celebrati.

Margherita, nata nel 1851, aveva dieci anni quando suo zio Vittorio Emanuele II era stato proclamato re d’Italia ed era vissuta sino a poter plaudire l’ascesa di Mussolini. Nella sua vita, insomma, si compendiava l’intera (breve) storia della monarchia italiana. Ciò aiuta a capire perché la regina Margherita sia stata il personaggio storiograficamente più fortunato fra i Savoia del Regno d’Italia. Alla biografia di Casalegno altre ne sono seguite, ad opera quasi sempre di giornalisti: da Romano Bracalini (1982) a Silvio Bertoldi (2004) sino a Luciano Regolo (2019). Fra gli storici va ricordato Carlo Maria Fiorentino, il cui importante volume La corte dei Savoia (2008) dedica ampio spazio alla figura e all’azione di Margherita. Ma la fortuna della prima regina italiana emerge anche dalle diverse mostre organizzate su di lei in tutta la penisola fra 2011 e 2022.

Giunge ora in libreria, a soli due anni dal centenario della morte, nel 2026, il libro di Maria Teresa Mori La regina Margherita. Frutto d’una ricerca durata anni, il volume della storica fiorentina ha al centro, come indica il sottotitolo, il processo di costruzione del mito della sovrana. Quel mito che per la sua importanza ha avuto l’onore di avere un suo proprio nome: “margheritismo”. Nel corso della vita la regina incarnò molti ruoli, da «madre del regno» a «regina delle muse». Il tutto in un processo di costruzione dell’immagine di cui sia lei sia le figure che le furono più vicine erano artefici consapevoli. Irene Morozzo della Rocca, sua amica d’infanzia, in una lettera del 1868, la invitava a divenire «un essere insieme reale e fantastico che gli italiani invocheranno per la liberazione e sollievo dai loro mali». È più d’una curiosità che nello stesso anno di quella lettera una bambina baciata dalla regina pensasse d’aver ricevuto un bacio dalla «regina delle fate»! Sin dalla metà del Settecento, prima della Rivoluzione, la regalità aveva iniziato a ridisegnarsi per affrontare le nuove sfide d’un mondo sempre più lontano dai secoli d’oro dell’antico regime. Non esiste monarchia che non abbia allora cercato di proporsi attraverso una figura femminile. Sovrane che erano insieme soggetto e oggetto d’una politica della bellezza, che mirava a legittimare e consolidare le istituzioni monarchiche. Maria Teresa Mori pone giustamente la regina all’interno di questo contesto, confrontandone il mito e l’azione con quelli di sovrane a lei contemporanee come Elisabetta d’Austria, Eugenia di Francia e Vittoria di Gran Bretagna.

Carducci, nel cantarla quale compiuta espressione dell’«eterno femminino regale», mostrava il successo dell’operazione posta in essere dalla Corona e dai suoi governi. Poco contava che Margherita fosse veramente «la più colta gentildonna d’Italia». L’importante era che essa, con il suo fascino e le sue capacità mondane, aiutasse a dimenticare il terribile divario fra i sogni eroici del Risorgimento e la prosaica realtà del Trasformismo. Un’ambiguità di fondo, quindi, che emerge anche nell’analisi che Mori fa del ruolo della regina nel contesto del nascente femminismo italiano, per la cui ala moderata essa divenne un punto di riferimento, ma con cui essa ebbe un rapporto perlomeno complesso.

L’autrice, insomma, mostra bene cosa Margherita volle apparire. Resta però una domanda: chi era veramente Margherita? Chi era la donna oltre il mito? Difficile dirlo. Casalegno scrisse che «la vita autentica» di Margherita si sarebbe potuta scrivere solo quando fossero «venuti alla luce altri carteggi, altri diari, altre memorie». Un auspicio rimasto tale. Questo tipo di fonti, infatti, resta assente o rarissimo. E non solo per Margherita. Una mancanza che a quasi ottant’anni dal 1946 non si può che sperare venga risolta. Tanto più considerando l’importanza che l’azione dei Savoia ha avuto nella recente storia d’Italia, come messo in luce anche da questo libro.

Andrea Merlotti Il Sole 24 ore domenica 22 dicembre 2024

Maria Teresa Mori fa parte della Società italiana delle Storiche e si interessa, in particolare, della storia delle donne e di genere. Oltre a collaborare con diverse riviste, ha pubblicato: Salotti. La sociabilità delle élite nell’Italia dell’Ottocento (Carocci, 2000), Figlie d’Italia. Poetesse patriote del Risorgimento (Carocci, 2011); per i nostri tipi ha curato, con altre, il volume Di generazione in generazione. Le italiane dall’Unità ad oggi (2014).

Autrice    Maria Teresa Mori

Editore    Viella

Anno        2024

Pagg         236

Prezzo      € 26,00

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