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Mazzini, un influencer nell’800 che lottò per l’«Italia nuova»

03/06/2024

«Se avessi un milione da spendere, fonderei venti giornali e non comprerei un solo documento storico». Siamo nel 1835 e il trentenne Giuseppe Mazzini ha già formulato il progetto della Giovine Italia nel 1831. Soprattutto ha bene intuito l’importanza della comunicazione politica. Mazzini è un attentissimo gestore della propria immagine veicolata come calamita di consenso: anticipa la serialità facendosi riprodurre in innumerevoli copie di stampe, litografie, sculture in marmo, gesso e bronzo e ideando il metodo della firma riprodotta come un originale. In più la vendita di quel materiale, di fatto propagandistico, contribuirà a finanziare la sua causa politica. Insomma, un influencer nel cuore dell’800 italiano.

È uno degli aspetti culturalmente affascinanti della mostra L’ultimo ritratto: Mazzini e Lega, storie parallele del Risorgimento allestita al Vittoriano a Roma e curata da Edith Gabrielli, direttrice del museo, con la consulenza storica di Giuseppe Monsagrati, studioso del Risorgimento, patrocinata dalla presidenza del Consiglio, promossa e organizzata dal ministero della Cultura.

L’ultimo ritratto del titolo, opera-chiave della rassegna che intreccia arte e storia italiane, è firmato da Silvestro Lega, repubblicano fervente, mazziniano, artisticamente legato ai Macchiaioli ma che nell’opera in mostra — passaggio fondamentale dell’esposizione — lancia un messaggio europeo.

Lega si ritrova al cospetto del corpo di Mazzini il 12 marzo 1872 a Pisa, due giorni dopo la morte a 66 anni, nella casa di Pellegrino Rosselli e di sua moglie Janet Nathan, prozii di Carlo e Nello Rosselli (Janet è la sorella di Ernesto, grande sindaco laico di Roma). Realizza, nella morte, un fermo-immagine di estremo realismo che contemporaneamente svela la conoscenza di Manet e Degas: l’Europa dell’arte.

La tela è conservata al Museum of Art, Rhode Island School of Design di Providence (Rhode Island, Usa) ed è arrivata in prestito con l’interessamento del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e l’impegno diplomatico degli uffici del dicastero, nella speranza di poterla acquisire in futuro. Così come è stato acquistato nel 2023, sul mercato antiquario londinese, il busto di Mazzini ora in mostra realizzato dal pavese Giovanni Spertini nel 1878.

Nelle quattro sezioni molti cimeli mazziniani (ritratti, scritti, oggetti come gli occhiali, carteggi) e la ricostruzione della vicenda artistica di Lega con l’altrettanto celeberrimo ritratto di Giuseppe Garibaldi del 1861. Come racconta Edith Gabrielli, la mostra ha coinvolto quindici istituti museali ed enti tra cui la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma, la Domus Mazziniana di Pisa, i Musei del Risorgimento di Genova, Milano e Pavia.

Dice il ministro Sangiuliano, lanciando un messaggio politico: «Mazzini è un assertore del popolo, fondatore dell’Italia nuova, e infatti il suo motto è Dio e Popolo, e quindi lui teorizza il valore della sovranità nazionale. I governanti devono essere espressione della sovranità popolare. Però lui cerca una via alla socialità che è antimarxista, e questo è un valore importante. In lui c’è la ricerca del valore della solidarietà e socialità, ma non attraverso la lotta di classe, superandola».

Il catalogo Electa si apre con una riflessione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che sottolinea temi da sempre al centro della sua azione politica: «Patria e Nazione sono società naturali, innate nel cuore degli uomini e dei popoli. Come lo è la famiglia, che non a caso lo stesso Mazzini ha definito “Patria del cuore” Eppure queste idee sono state spinte nel cono d’ombra della storia, perché considerate obsolete e retrograde, se non pericolose. Oggi non è più così. Patria e Nazione sono “idee ritrovate” che si sono riappropriate della loro centralità nel dibattito politico e culturale».

Paolo Conti Corriere della Sera 2 giugno 2024

Monumento a Giuseppe Mazzini Ettore Ferrati-Ettore Guastalla 1902/ 1949 Roma

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