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Lettera a Sergio Romano sugli inni nazionali

28/07/2012

INNO EUROPEO E INNI NAZIONALI STESSA MUSICA NUOVE PAROLE

Lettere a Sergio Romano  Corriere della Sera

Una sua risposta termina con il ricordo che l’Inno alla gioia, dalla IX Sinfonia di Beethoven, è l’Inno dell’Ue. Posso chiederle conferma? Ricordo che in effetti il brano era stato scelto dal trattato di Maastricht; con la decadenza, per mancata ratifica di alcuni Stati, di tale trattato, l’Atto comunitario che lo ha sostituito è stato il trattato di Lisbona che, con le sue decisamente minori pretese rispetto a Maastricht non riporta più né bandiera né Inno: pertanto entrambi rimangono più un atto di fede che una effettiva decisione dell’Unione Europea.

Antonio Napolitano

Caro Napolitano, è possibile che lei abbia ragione. Ma neppure l’inno di Mameli, salvo errore, è stato formalmente adottato come inno della Repubblica. Gli usi sono spesso più importanti delle norme e l’Inno alla gioia continua a essere felicemente suonato nelle occasioni europee, anche se Benedetto XVI ha lasciato intendere, durante la sua visita alla Scala, di avere qualche riserva sui toni massonici del testo di Schiller. Le segnalo con l’occasione che anche le parole di Mameli suscitano qualche riserva. I versi non sono il meglio della letteratura poetica risorgimentale. La retorica romana non va di moda e i toni guerreschi non corrispondono alla attuale cultura militare di un Paese che ha iscritto nella sua costituzione il «ripudio della guerra ». Come ricorda la presentatrice televisiva e radiofonica Enrica Bonaccorti, inoltre, è abbastanza paradossale che l’inno sia passato alla storia con il nome di colui che ne scrisse il testo anziché con quello del musicista, Michele Novaro, che ne scrisse le note. Enrica Bonaccorti sostiene da tempo che occorrerebbe scrivere un nuovo testo, più moderno. È quello che è accaduto in Russia, dove la musica dell’inno sovietico è stata conservata, ma le parole sono state cambiate. Il desiderio della continuità ha prevalso su qualsiasi altra considerazione e il compito di scrivere le nuove parole è stato affidato all’autore che aveva scritto il testo originale. Si chiama Sergej Michalkov, è morto nell’agosto del 2009 dopo avere dedicato buona parte della sua vita alla letteratura per l’infanzia e avere messo al mondo due registi cinematografici, molto noti anche in Occidente: Nikita Michalkov e Andrej Konchalovskij. Nel vecchio testo Michalkov aveva scritto: «Il grande Lenin ci rischiarò la via». Nel secondo, forse con maggiore convinzione: «Russia — nostro Paese sacro / Russia—la nostra terra amata ». Anche il testo dell’«Inno alla gioia», caro Napolitano, ha subito nel tempo qualche modifica. Quando diresse la Nona di Beethoven a Berlino, subito dopo il crollo del muro, Leonard Bernstein suggerì che la parola Freude (gioia) con cui inizia il coro, venisse sostituita con la parola Freiheit (libertà). Credo che a Schiller la correzione sarebbe piaciuta. Mai parola fu cantata con altrettanto entusiasmo.

Sergio Romano

Pubblicato in: Rassegna stampaTag: letteratura, mondo
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