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DI SPALLE A QUESTO MONDO

13/03/2025

” Bisognerebbe che tutte le Potenze belligeranti, nella Dichiarazione di guerra, riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello dell’aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra” F. Palasciano

Ferdinando Palasciano, Capua1815/Napoli 1891è stato un chirurgo e politico italiano, considerato uno dei precursori della Croce Rossa

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Capita raramente di leggere ancora oggi una storia che non abbia la sola pretesa di raccontare ma che si misuri con qualcosa di più grosso, di scomodo, perché letteratura – lo diciamo sempre ma ce lo ricordiamo poco – è concentrazione e intimità, quelle che Wanda Marasco, autrice di lungo corso e penna fra le più litiche del panorama contemporaneo, richiede al lettore mentre dona narrazione e sangue, il suo.

Di spalle a questo mondo è un romanzo corposo, più di quattrocento pagine disegnate su Ferdinando Palasciano, sulla sua storia di follia, sul suo matrimonio con Olga Vavilova, su quella tenacia nel voler curare – da medico chirurgo quale è stato (nato a Capua nel 1815, morto a Napoli nel 1891) – non soltanto i soldati borbonici ma anche i nemici. Per lui c’era soltanto un’umanità da riparare, senza esclusioni. Marasco trae libera ispirazione dalla vicenda storica di Palasciano e, partendo dagli ultimi cinque anni del suo percorso in cui si è manifestata la follia ripercorre il senso di una vita intera. Lo fa con una scrittura che non ha punti di riferimento se non sé stessa, una lingua che unisce tre dimensioni: quella terrena e materna, d’un dialetto rimaneggiato e duro; quella scolastica; e quella della poesia, a cui appartiene l’anima letteraria.

Certo è che questo romanzo aiuta Marasco nel compimento di un’azione drammaturgica a tutti gli effetti, in cui la personalità teatrante della scrittrice indossa una maschera – appartenente a Palasciano – per parlare a un pubblico più vasto di temi comuni – la malattia, la morte, l’amore, ma su tutti la paura. “Il veleno del mondo è all’origine di ogni esistenza insieme al panico e all’amore di chi ci ha aiutato a crescere”, scrive Marasco, ed è chiaro al Palasciano bambino che “venivano tutti dalla paura. Crescendo l’avrebbe chiamata paura d’esistere e paura della povertà”: la paura che avvolge la realtà non è spavento ma qualcosa di radicato, che infilandosi nei punti meno noti della coscienza sa trasformarsi in claudicanza, in una zoppia che all’interno del romanzo tocca prima Olga – di più: Palasciano e sua moglie s’incontrano per via della zoppia di Olga – e poi gli altri personaggi.

Una claudicanza universale a testimoniare la fragilità dell’individuo, la sua nudità di fronte al destino di morte. E se questo vi sembrerà un romanzo senza salvezza, allora vi toccherà rileggerlo: qui la follia non è che un’arma per osservare con più lucidità l’universo reale, è lo strumento con cui non abbandoniamo la memoria, è il luogo di una verità che in pochi accettano. E allora, per sopravvivere senza tradire sé stessi, c’è solo una cosa da fare: esattamente come Palasciano, voltare le spalle a questo mondo.

Giulia Ciarapica Il Foglio Quotidiano 5 marzo 2025

Wanda Marasco è nata a Napoli, dove vive. Ha ricevuto il Premio Bagutta Opera Prima per il romanzo L’arciere d’infanzia (Manni 2003) e il Premio Montale per la poesia con la raccolta Voc e Poè (Campanotto 1997). I suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, tedesco e greco. Il genio dell’abbandono (Neri Pozza 2015) è stato selezionato per il Premio Strega 2015 e portato in scena dal Teatro Stabile di Napoli per la regia di Claudio Di Palma. Nel 2017, sempre per Neri Pozza, è uscito il romanzo La compagnia delle anime finte, arrivato finalista al Premio Strega

Autrice   Wanda Marasco

Editore   Neri Pozza

Anno       2025

Pag.         416

Prezzo     20 euro

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