
Ho letto L’uomo che sfidò Mussolini. Giovanni Amendola, antifascista liberale di Antonio Carioti (Laterza): testo di storia contemporanea sobrio, formicolante di dati che determinano il racconto come tessere in un mosaico, non ideologico e quindi equanime, molto commovente. Il tema di fondo è il tener acceso nel buio più profondo il perfezionamento morale liberal-democratico, congiunto all’istanza superiore del pensiero come ideale di vita, a partire dalla borghesia produttrice e critica, fino alle generazioni future. Appassionante è la vicinanza e lontananza di Amendola da Luigi Albertini, quest’ultimo un liberale conservatore, mentre Amendola era un liberale progressista.
Mario Pannunzio chiamerà il suo settimanale «Il Mondo» (1949-1966) per ricollegarsi all’omonimo giornale di Amendola (1922- 1926). Certo Albertini era il nume del nostro cielo domestico, ma mio padre Nicolò e gli amici de «Il Mondo» sono stati liberali di sinistra e radicali che avevano Amendola come modello.
Gli antifascisti Albertini e Amendola paiono a me figure diverse; eppure, complementari: lo yin e lo yang del liberalismo classico e democratico. Un Paese governato alternativamente da liberaldemocratici conservatori e progressisti pare un Eden perduto e una speranza viva. Perciò il libro di Carioti va letto e amato — soprattutto dai giovani — per ridare alla politica quel respiro di dignità e spiritualità che ha perduto, a un secolo dalla morte di Amendola (7 aprile 1926), dovuta al trauma violento infertogli dai fascisti all’emitorace sinistro nel luglio del 1925. Gli italiani tutti onorino la sua memoria facendone pietra di paragone.
Andrea Carandini, archeologo e saggista italiano, Corriere della Sera 25 febbraio 2026



GAETANO SALVEMINI. L’impegno intellettuale e la lotta politica