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NON TUTTI SONO CONSAPEVOLI DI VIVERE UN MOMENTO STORICO

13/11/2020
LETTERE al Corriere della Sera 13 Novembre 2020

Caro Aldo, il mondo ha smesso di stupirsi. Ed è la pandemia stessa che ce lo mostra nella sua gravità. L’uomo non fa più caso alle grandi mutazioni globali, in particolare della sua vita e del suo pensiero. Non ci rendiamo conto di quanto ci assoggettiamo inconsapevolmente alle circostanze. Non riusciamo più ad analizzare il «come era prima». Flavio Maria Coticoni

Caro Flavio Maria, In questi giorni ci sorprendiamo a pensare come fosse bella la nostra vita di prima, e a rimpiangere gesti che consideravamo banali: una stretta di mano, un sorriso non nascosto dalla mascherina, una cena in pizzeria; ma allora non ci accorgevamo di essere così felici. Il Covid ci ha messo nel mezzo della prova più difficile; e dovrebbe cavare il meglio di ciò che è in noi. Non sempre in passato è accaduto così. Nelle svolte della storia, la maggioranza degli esseri umani ha sempre fondamentalmente badato a cavarsela. Siamo stati tutti un po’ come il personaggio di Stendhal, Fabrizio Del Dongo, a Waterloo: inconsapevole di essere nel mezzo di una battaglia che avrebbe cambiato il mondo. Della saga delle milizie trumpiane — che com’era facile prevedere si è sgonfiata all’indomani del voto, come due anni fa la carovana dei migranti — mi ha colpito che alcuni si siano definiti «Threepercenters». Il nome si rifà alla diceria – erronea, come ha fatto notare Massimo Gaggi – secondo cui solo il 3% dei coloni si impegnò nella Guerra di indipendenza contro gli inglesi. Ovviamente furono di più; ma in ogni caso quasi mai le masse popolari si sono ingaggiate spontaneamente nella storia. La mitica Rivoluzione russa fu un colpo di Stato, da cui sorse una dittatura che sette decenni dopo si autodistrusse, e non fu certo abbattuta dal popolo.

Molti volontari partirono per le trincee della Grande Guerra con entusiasmo; molti di più lo fecero con la morte nel cuore. Le file della Resistenza presero corpo dopo i bandi Graziani, che costrinsero i giovani italiani a scegliere: tanti andarono a Salò per convinzione, tanti per paura delle fucilazioni; qualcuno si nascose; tanti si unirono ai resistenti; ma certo la maggioranza, se avesse potuto, sarebbe rimasta volentieri a casa propria. Alla fine, se ci fu un movimento popolare condiviso – sia pure nella borghesia urbana, non tra i contadini —, fu il tanto vituperato Risorgimento: nel 1848 insorsero tutte le grandi città italiane. Rispetto ad allora, a noi tocca un compito molto più semplice: resistere significa rispettare le regole e il prossimo. Speriamo di esserne capaci.  Aldo Cazzullo

Pubblicato in: Rassegna stampa
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