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Le piazze di Firenze e l’arte contemporanea

01/12/2016

la-maesta-traditaFirenze  tra il XIII ed il XIV secolo ebbe un grande sviluppo urbano grazie all’affermazione di una società mercantile e manifatturiera ed alla presenza di chiese e conventi di ordini religiosi, arrivati in città a riaffermare i valori cristiani contro il predominio tra i fiorentini di interessi meramente materiali ed economici.

Nacquero allora le grandi piazze che conosciamo oggi da quelle del potere politico, Piazza Signoria a quelle a vocazione religiosa da Santa Croce a Santa Maria Novella, da San Marco a Santo Spirito. per citarne alcune, luoghi anche di incontri e di mercati per gli abitanti dei quartieri che nel frattempo si erano andati formando attorno alle chiese conventuali.

Nell’Ottocento poi, negli anni dei Risorgimento, le piazze da proiezioni simboliche delle comunità religiose diventano luoghi deputati ad  accogliere i valori laici e civici di una comunità nazionale, con la realizzazione di monumenti dedicati ai protagonisti maggiori e minori della storia d’Italia.

Poi negli anni è proseguita quest’opera di sensibilizzazione culturale e pedagogica con la promozione negli spazi urbani di manifestazioni  civiche e di eventi artistici, per cui recentemente in occasione di mostre di artisti contemporanei vengono collocate temporaneamente nelle piazze le loro opere che interagiscono con i monumenti del passato.

Una contaminazione con l’arte del passato non facile, dato il valore spesso criptico, provocatorio, esteticamente sgradevole e talora kitsch delle opere d’arte contemporanee, che non rispettano  volutamente i canoni della bellezza classica.

E se non sorprendono le reazioni contrastanti dei fiorentini che si dividono anche in campo culturale tra guelfi e ghibellini come alla fine dell’Ottocento nella scelta della nuova facciata di Santa Maria del Fiore tra forma cuspidale e basilicale, sorprendono invece le reazioni negative da parte del soprintendente fiorentino, che ritiene lesiva della bellezza e della spiritualità dei luoghi la presenza, sia pure temporanea di opere d’arte contemporanee, affermando così un’idea meramente conservatrice di Firenze come vetrina ed immagine del suo celebre passato di città rinascimentale.

Non convincenti sono pure le critiche, venate tra l’altro di pregiudizi ideologici, di storici dell’arte, come Tomaso Montanari, per il quale l’amministrazione comunale propone iniziative di scarso valore artistico, culturale, con l’aggravante di sottostare agli interessi del mercato internazionale dell’arte, al servizio quindi dei poteri politici ed economici  della società capitalistica, dimenticando che l’arte nel passato, da Montanari considerata di qualità superiore per  canoni  estetici e per aspetti etici e pubblici, era espressione delle élites politiche, economiche ed altresì religiose di allora e ignorando pertanto che dietro le opere di Arnolfo da Cambio e di Brunelleschi, di Andrea Pisano e di Donatello, di Giotto e di Masaccio c’erano gli interessi corposi di mercanti e banchieri, dei Sassetti e dei Peruzzi, dei Medici e degli Strozzi!

Va rilevato invece come questo uso pubblico in senso culturale delle piazze fiorentine confermi da una parte la vocazione turistica di una città, patrimonio sempre più dell’umanità, ma sempre meno dei suoi residenti, e dall’altra non contrasti il progressivo degrado urbano e peggiori la qualità della vita per i fiorentini, quando il centro storico torna ad essere vissuto quotidianamente al termine dell’evento artistico.

Le piazze allora ripiombano nell’anonimato, teatro di giorno delle scorrerie del turismo di massa, della movida selvaggia di notte, con soste abusive di macchine e moto in zone pedonali e poggi e buche nelle strade circostanti.

In questi giorni ha suscitato opinioni contrastanti, plausi e feroci critiche la Maestà tradita, l’opera di Gaetano Pesce collocata davanti al sagrato della basilica di Santa Maria Novella, in quanto per alcuni sarebbe un’offesa alla bellezza del luogo, mancanza di rispetto della sacralità dell’edificio religioso e tradirebbe pertanto l’anima artistica di Firenze.

Invero saranno traditi solo i Fiorentini, i quali alla partenza della statua di Pesce ritroveranno la Piazza di Santa Maria Novella priva di decoro e dignità urbana, sede sovente di fiere gastronomiche e di mercatini multi etnici, questi sì all’insegna del Kistch e di una logica meramente commerciale !


Pubblicato in: EditorialeTag: bellezza, Turismo
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