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L’accademia dei Solleciti e la maschera fiorentina di Stenterello 

14/02/2021

La lapide in memoria di Stenterello in via Borgo Ognissanti n 4 a Firenze

Il palazzo in via Borgo Ognissanti sulla cui facciata si trova la targa di Stenterello ospitava nel XVIII secolo all’interno l’Accademia dei Solleciti.  Il teatro, realizzato e inaugurato nel 1778 su progetto dell’architetto neoclassico Gasparo Maria Paoletti, ebbe notevole celebrità ospitando abitualmente la compagnia diretta dall’attore Luigi del Buono, inventore appunto della maschera fiorentina di Stenterello, ma non disdegnando anche la messa in scena di testi più impegnativi (qui si tenne, ad esempio, nel 1791, la prima italiana dell’Amleto di Shakespeare).  Nonostante la notorietà acquisita in ambito fiorentino il teatro, dal 1886 intitolato a Gioacchino Rossini, cessò la propria attività nel 1887.

Nel 1896 è documentato il suo utilizzo come deposito dei volumi del Gabinetto Vieusseux e, poco dopo, come sede della Chiesa Cristiana Evangelica Battista.  L’immobile fu radicalmente rinnovato nel 1908 senza che tuttavia la sala nella quale fu ricavato lo spazio destinato al culto perdesse le caratteristiche della precedente destinazione, segnata com’è da una tipica balconata teatrale ad U sorretta da colonne.

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Lo Stenterello di Borgo Ognissanti, in particolare quello recitato da Lorenzo Cannelli, era il più sboccato di tutta la città (rispetto a quelli che si esibivano al teatro Leopoldo e al teatro della Piazza Vecchia) e non erano infrequenti le impertinenti allusioni al granduca Pietro Leopoldo, tanto che spesso gli spettacoli erano sorvegliati da gendarmi che talvolta arrestavano l’attore, quando troppo insolente, portandolo a passare la notte nelle carceri del Bargello.

Stenterello, come suggerisce il nome, è magrissimo per gli stenti vissuti, pallido, traballante, popolano e povero, ironico e astuto, rappresenta l’uomo che riesce ogni volta a salvare la pelle e allo stesso tempo a criticare e polemizzare con le autorità, il tipo perfetto del fiorentino dei suoi tempi. Calze a righe, e abiti settecenteschi (pantaloni al ginocchio e parrucca) e una passione per il vino lo segnano da sempre, ma soprattutto ha la tipica ironia fiorentina che unita a una buona dose di furbizia riesce a salvarlo dai guai, immancabili nella commedia dell’arte.

E’ Pellegrino Artusi a raccontare che a Stenterello piacciono le frittelle di tondone, quelle descritte dalla ricetta 181: ”Se non sapete cosa sia un tondone, chiedetelo a Stenterello che ne mangia spesso “

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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