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La Bella Italia a Palazzo Pitti

16/10/2011

11 ott 20 11/ 12 feb 2012

 Palazzo Pitti : La bella Italia. Arte e identità delle città capitali

“E pluribus unum” recita la sentenza in latino che sostiene e giustifica la costituzione degli Stati Uniti d’America. Qualcosa di analogo è accaduto in Italia nel 1861. Con la differenza che, qui da noi, le specificità storiche e culturali fra i diversi stati della Penisola erano ben più grandi di quanto non fossero fra le “nazioni” della nascente America. Che l’Italia fosse patria comune, unita dalla lingua, dalla religione, dall’eredità consegnataci da Roma antica, questo lo si è sempre saputo. Fino dai tempi di Dante Alighieri e di Francesco Petrarca. Su un tale comune e condiviso sentire si sono innestate le storie particolari delle singoli capitali preunitarie: Torino e Milano, Genova e Bologna, Firenze e Venezia, Napoli, Roma, Palermo. Ognuna di queste capitali è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini, delle particolari identità dei popoli d’Italia. Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o, meglio ancora, di storia dell’arte sa che le capitali degli stati preunitari hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi. Alla vigilia del 1861, le capitali d’Italia si erano date una loro auto-rappresentazione che teneva insieme vicende storiche, fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze all’appuntamento dell’unità nazionale. La mostra, che ha avuto la sua prima sede a Torino alla Venaria Reale (19 marzo – 11 settembre 2011) e dall’11 ottobre è a Firenze a Palazzo Pitti, darà immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle “differenze”. Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le “differenze” che i popoli d’Italia di sé stessi avevano (e per nostra grande fortuna ancora hanno) alla vigilia del fatale 1861. Almeno 350 opere d’arte provenienti dai musei d’Italia e del mondo racconteranno l’identità delle capitali italiane preunitarie. Ogni capitale sarà significata da opere d’arte, da documenti ed oggetti in certo senso identitari, in grado cioè di significare e di ricostruire il profilo storico e i termini delle auto-rappresentazioni. Per cui Torino è l’Armata, la Metallurgia, la Corte. Milano è Leonardo da Vinci, è la religiosità dei Borromeo, è l’Illuminismo, è il dialogo costante e fecondo con l’Europa. Venezia è la grande pittura di Tiziano e di Veronese, è il profumo d’Oriente, è il mito della città inimitabile. Firenze è la lingua e le arti con Donatello, con Botticelli, con Michelangelo. Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio, è il prestigio della sua Università ed è l’ideale classico che da Raffaello arriva a Guido Reni. Roma è la gloria dell’Antichità Classica e della Religione; due elementi unificanti destinati a tenere insieme la nuova Italia. C’è poi Genova, capitale finanziaria nell’Europa della Controriforma e degli Assolutismi, la città che ha saputo trasformare il profitto bancario nei Rubens, nei Van Dyck, nei palazzi più belli della Cristianità. E infine ci sono le due capitali del Regno: Napoli e Palermo. C’è la Napoli degli Aragona e dei Borbone, di Caravaggio e di San Gennaro, dei Lazzari e di Masaniello; la Palermo di Federico Imperatore, del Feudo, dei Baroni riottosi, della autonomia continuamente affermata e continuamente contrastata. Per governare un progetto così vasto occorreva coinvolgere studiosi specialisti titolari di autorevolezza insieme accademica e istituzionale. Per il coordinamento generale di Antonio Paolucci i settori dedicati alla immagine storica ed artistica delle capitali preunitarie sono stati affidati ad Enrica Spantigati per Torino, a Pietro Marani per Milano, a Piero Maria Boccardo per Genova, a Giandomenico Romanelli per Venezia, ad Andrea Emiliani per Bologna, a Cristina Acidini e Maria Sframeli per Firenze, ad Antonio Paolucci per Roma, a Pierluigi De Castris per Napoli, a Vincenzo Abbate per Palermo. Qual’era l’identità culturale delle capitali d’Italia all’anno 1861, come i cittadini di Milano o di Napoli, di Firenze o di Palermo vedevano sé stessi e come gli artisti li hanno nei secoli rappresentati. Questo è l’obiettivo della mostra. Le “differenze”, rimanendo tali, si sono risolte in Unità. È questo il “miracolo” italiano che il 1861 ha inaugurato. Di questo parlerà la mostra che celebra i primi centocinquanta anni dalla unificazione del Paese.

 

A cura di
Cristina Acidini, Maria Sframeli

Catalogo
Sillabe

Orario
Martedì – Domenica 8.15 -18.50

Segreteria:
Ilaria Bartocci, Cristina Gabbrielli, Laura Mori

Pubblicato in: MostreTag: mondo, Palazzo Pitti
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