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Ferro, Fuoco, Terra! 50 anni di lavoro in Maremma

10/03/2017

Magma, Museo delle Arti in Ghisa della Maremma

Comprensorio ex Ilva, Follonica

La mostra fotografica racconta con lo sguardo libertario del fotografo di fama internazionale Pino Bertelli, il lavoro di ieri e di oggi della Maremma toscana. Trenta foto in bianco e nero in grande formato (che resteranno di proprietà del Centro di Documentazione Ivano Tognarini) e un video ideato da Pino Bertelli vi accoglieranno al Magma Follonica per questa mostra.

«Ferro, Fuoco, Terra! 50 anni di lavoro in Maremma» è un’iniziativa nata all’interno del progetto di collaborazione tra Irta Leonardo (Istituto di Ricerca sul Territorio e l’Ambiente) e Magma Follonica. Da sempre sensibile e recettivo alle questioni del lavoro e della società, dell’emarginazione, della diversità e della libertà, Pino Bertelli raccoglie in questa mostra ritratti, ambienti, luoghi di lavoro e di memoria seguendo un percorso che unisce gli elementi della terra, del mare, del ferro e del fuoco. La prima dimensione ambientale è quella dei lavori agricoli e del bosco, l’elemento della terra è catturato nella sua trasformazione che negli anni Settanta è già arrivata a modificare la fisionomia delle campagne. I lavoratori dell’agricoltura in questo periodo sono ormai ridotti a proporzioni marginali, ma in Maremma, territorio agricolo, ci sono persistenze ed elementi di continuità che fanno ancora resistenza. L’altra fondamentale dimensione che racconta le terre di Maremma è quella delle miniere un mondo che scomparirà totalmente nel giro di pochissimi anni, e di cui le foto di Bertelli conservano una fondamentale traccia. Parlare di lavoro in Maremma significa anche parlare di grande industria pesante, dal polo chimico di Scarlino, a quello siderurgico di Piombino. Accanto ai modelli da «seconda rivoluzione industriale» si pone il settore terziario, da quello turistico balneare di massa, al turismo culturale e gastronomico delle colline, ai percorsi di archeologia industriale che cercano di recuperare la memoria e farne un motore di sviluppo futuro. Infine i nuovi mestieri legati alla quarta rivoluzione industriale, quella informatica, ma soprattutto la precarizzazione progressiva ed incisiva del lavoro.

«Pino Bertelli è uno dei fotografi più importanti del nostro tempo, è un fotografo di consapevolezze complesse, di qualità molto alta, di passioni anche estreme. Comunque le sue immagini sono di quelle che restano nella storia della fotografia, e non solo in quella del nostro paese. Se siano davvero realistiche non importa, i realismi sono molti e proprio Bertelli ne ha sperimentati diversi per giungere alla qualità delle sue raffigur – azioni, ma ha anche vissuto da vicino, ne sono certo, la fotografia della astrazione, quella delle avanguardie» Scrive Carlo Arturo Quintavalle, Professore Ordinario di Storia dell’arte dell’Università di Parma.

Pino Bertelli è nato in una città-fabbrica della Toscana, tra «Il mio corpo ti scalderà» e «Roma città aperta». Dottore in niente, fotografo di strada, film-maker, critico di cinema e fotografia. I suoi lavori sono affabulati su tematiche della diversità, dell’emarginazione, dell’accoglienza, della migrazione, della libertà, dell’amore dell’uomo per l’uomo come utopia possibile. È uno dei punti centrali della critica radicale neo-situazionista italiana. L’International Writers Association (Stati Uniti), l’ha riconosciuto scrittore dell’anno 1995, per la «non-fiction». È direttore responsabile della rivista di critica radicale «Tracce» e del giornale on-line «Stile libero», direttore editoriale della casa editrice «Traccedizioni», collabora con «Le monde diplomatique», «Fotographia», «Sicilia Libertaria» e altre testate. Pier Paolo Pasolini, maestro e amico, gli ha regalato la prima macchina fotografica quando aveva quindici anni. Nel 2004 ha ricevuto il «Premio Internazionale Orvieto», per il miglior libro di reportage, «Chernobyl. Ritratti dall’infanzia contaminata». Nel 2014 l’Associazione di bioarchitettura BACO gli ha assegnato il Premio Internazionale Vittorio Giorgini. Alessandro Allaria ha fatto un reportage (per la televisione tedesca), «Pino Bertelli. Il fotografo e le donne di Napoli», 2008. Nel 2014 il regista Antonio Manco ha realizzato a Buenos Aires, «Pino Bertelli. Ritratto di un fotografo di strada», prodotto dal Festival del Cinema dei Diritti umani di Napoli e Buenos Aires.

L’Archivio Internazionale di Fotografia Sociale di Pino Bertelli è curato dalla documentalista Paola Grillo. Una parte del suo archivio fotografico è depositato all’Università di Parma. Una selezione delle sue fotografie è presso la Galleria degli Uffizi di Firenze. La sua opera (Contro tutte le guerre) è stata esposta alla Mostra d’Arte Biennale di Venezia (2011) e adesso è nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Fa parte di Reporters sans frontières.

SEDE: Magma Follonica – Comprensorio ex Ilva

ORARIO: 15.30-19; chiusa il lunedì

INGRESSO: Intero € 5.00; Ridotto € 4.00 (12-18 anni e studenti universitari, Over 65, Gruppi >15 e associazioni convenzionate); Scuole € 2.00; Omaggio (under 12, Insegnanti con classi, Guide con gruppi disabile con accompagnatore, Icom, Mibac, Edumuseicard)

INFO: Tel. 0566 59027 / 59243 – www.magmafollonica.it/

Pubblicato in: MostreTag: mondo, Turismo
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