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Elettrizzati dall'Unità

04/07/2011

Da Carlo Matteucci ad Amedeo Avogadro, l’impegno costante degli scienziati alla  costruzione dell’Italia. di Umberto Bottazzini, tratto dall’inserto cultura del Sole 24 ore domenica 3 luglio.

Un fisico in politica. Così si potrebbe riassumere la vicenda scientifica e personale di Carlo Matteucci, una delle autorevoli figure della scienza e della vita politica italiana nella prima metà dell’Ottocento, di cui quest’anno ricorre il secondo centenario della nascita. Matteucci è stato uno dei padri della moderna elettrofisiologia, la disciplina che studia i fenomeni elettrici che hanno luogo negli organismi viventi. Tanto celebre allora nella comunità scientifica italiana e internazionale, quanto sconosciuto oggi al di fuori di una ristretta cerchia di cultori di storia della scienza o della recente storia patria. Forse proprio per sottolinearne l’impegno politico nel processo risorgimentale Fabio Toscano inizia il suo racconto dalle giornate della primavera 1848 quando Matteucci, professore all’università di Pisa – «un semplice scienziato, quasi oscuro in politica, e che ne fa solamente di tanto in tanto dal suo tavolino» dirà di sé con eccessiva modestia anni dopo, scrivendo a Garibaldi – si trova improvvisamente coinvolto nella guerra antiaustriaca, la prima guerra d’indipendenza.
Nel marzo giunge a Pisa una notizia inaudita: la rivoluzione è scoppiata a Vienna, l’imperatore ha licenziato il primo ministro Metternich, l’architetto del Congresso che nel 1815 a Vienna ha disegnato la carta d’Europa dopo la caduta di Napoleone, e ha concesso la Costituzione. In un baleno la rivolta nella capitale si propaga nelle province dell’impero. Dopo Venezia, anche Milano insorge. L’accavallarsi delle notizie infiamma gli animi degli studenti pisani, ansiosi di «essere armati e di correre in aiuto delle genti lombarde». Così in poche ore, con l’avallo del Granduca, ad affiancare le milizie regolari viene organizzato un Battaglione universitario, posto sotto il comando del grande fisico-matematico Fabrizio Ottaviano Mossotti, mentre Matteucci viene nominato commissario civile dell’intero corpo di spedizione.
Le lettere di Matteucci, che Toscano cita, raccontano dell’entusiasmo che il battaglione degli studenti suscita nelle città e nei paesi che attraversa, accolto al suono della banda. Si accendono luminarie e si fanno grandi festeggiamenti, nemmeno fosse una scampagnata goliardica. Mentre il Granduca tergiversa esitante, per ingannare il tempo il battaglione è costretto a girovagare per l’Appennino. Quando il Granduca si decide a dichiarare guerra all’Austria, il battaglione degli studenti entra in Lombardia e combatte contro gli austriaci a Curtatone e Montanara. La battaglia è persa, ma consente il giorno dopo ai piemontesi di sconfiggere gli austriaci a Goito. Un paio di settimane dopo il battaglione viene sciolto e un plebiscito decreta l’annessione della Lombardia al Piemonte. Terminato il suo incarico, il commissario civile Matteucci ritorna a Pisa. «È da gran tempo che non ho vostre notizie», scrive allora all’amico Faraday a Londra. «Noi siamo alla guerra, ed io vi sono sino al collo. Per due mesi ho fatto il commissario, e ora fo il diplomatico».
Di fatto, quelle vicende segnano l’ingresso di Matteucci nella vita politica del nostro Paese. L’epopea risorgimentale, tuttavia, non coinvolge solo Matteucci e gli uomini di scienza pisani, ma anche figure che stanno sullo sfondo del racconto di Toscano, come i chimici Amedeo Avogadro, Raffaele Piria e Stanislao Cannizzaro che, con Matteucci, sono invece tra i protagonisti dell’affresco che Marco Ciardi delinea tracciando la storia della chimica italiana negli anni del Risorgimento.
Nel nostro Paese, scrive Ciardi, la chimica aveva conosciuto momenti di grande splendore non solo nell’età dei Lumi ma anche durante la stagione napoleonica, quando Avogadro formulò nel 1811 la celebre ipotesi che «volumi uguali di gas, nelle stesse condizioni di temperatura e pressione, contengono lo stesso numero di particelle». Negli anni della Restaurazione i cultori di chimica furono «costretti a lavorare in sedi fornite di pochi mezzi» e dotati di scarse risorse finanziarie. In quegli anni, tuttavia, «scienza e politica rappresentarono due aspetti complementari di un più ampio progetto di rinnovamento della cultura italiana».
Un progetto che culmina con l’Unità e, al tempo stesso, con «il massimo trionfo della nascente scuola chimica nazionale al congresso di Karlsruhe in Germania con il riconoscimento a livello internazionale dell’ipotesi di Avogadro» grazie all’opera di Cannizzaro. «Io mi sentivo roba in testa, quest’anno, per fare una buona memoria di elettrofisiologia», scriveva allora Matteucci a Cannizzaro. «Addio: la politica, che Dio sa come fo, e che cento e mille farebbero meglio di me, me la porta via».
Erano infatti ormai lontani gli anni in cui il giovane scienziato forlivese pubblicava le sue ricerche sull’elettricità animale nelle più autorevoli riviste europee, presentava le sue esperienze sulle torpedini all’Accademia di Parigi alla presenza di autorevoli ospiti come Alexander von Humboldt e le ripeteva a Londra di fronte a Faraday, Herschel e «una schiera elettissima di dotti» della Royal Society, la società che nel 1844 gli attribuì la prestigiosa medaglia Copley. Ormai Matteucci era un senatore del nuovo Regno d’Italia, «uno scienziato prestato alla politica», diremmo oggi se mai ve ne fossero, che nel 1862 assunse l’incarico di ministro della Pubblica istruzione nel governo Rattazzi.
Il ministero fu di breve durata, poco più di otto mesi, ma consentì a Matteucci di emanare il Regolamento generale delle Università del Regno e di porre la propria firma su due decreti destinati a lasciare una traccia profonda e duratura sullo sviluppo della scienza in Italia: la riforma della Scuola Normale Superiore a Pisa e l’istituzione dell’Istituto tecnico superiore (l’odierno Politecnico) a Milano.

Fabio Toscano

Per la scienza, per la Patria.

Carlo Matteucci, fisico e politico nel Risorgimento italiano

Sironi editore Milano     euro18,00

Marco Ciardi

Reazioni tricolori.

Aspetti della chimica italiana nell’età del Risorgimento

Milano, Franco Angeli    euro 23,00


 

Pubblicato in: Rassegna stampa
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