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17 MARZO: Le donne dall’Unità d’Italia ad oggi

01/03/2021
17 MARZO
Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera 

“La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne. Il divario di genere nei tassi di occupazione in Italia rimane tra i più alti di Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. Dal dopoguerra ad oggi, la situazione è notevolmente migliorata, ma questo incremento non è andato di pari passo con un altrettanto evidente miglioramento delle condizioni di carriera delle donne. L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo. Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi” (dall’intervento di Mario Draghi al Senato per la fiducia al suo governo). 

Mario Draghi ha posto tra le priorità del suo governo la necessità di coinvolgere le donne nella mobilitazione di tutte le energie del Paese in questo momento di drammatica emergenza sanitaria ed economica, per trovare adeguate e concrete misure per porre fine alle persistenti disparità di genere nella società italiana. Il rispetto però delle “quote rosa”, che ha suscitato molte polemiche nella formazione del nuovo governo perché non pienamente attuato, risolverebbe in maniera solo formale la sotto-rappresentazione delle donne in politica e la cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo, in quanto verrebbe  meno il criterio del merito, per cui tutti gli italiani, comprese ovviamente anche le donne, possono aspirare a essere classe dirigente del loro Paese a partire da una rigorosa formazione culturale e professionale.

Se comunque la metà del cielo non è ancora  adeguatamente rappresentata, non siamo però all’anno zero  della presenza femminile in ruoli di rilievo: la radicale Emma Bonino nella politica, la virologa Ilaria Capua e la direttrice del CERN Fabiola Gianotti nella scienza, la costituzionalista Marta Cartabia nella giurisprudenza, la schermitrice Valentina Vezzali nello sport, per fare solo alcuni tra i molti nomi possibili, stanno a dimostrare che l’eccellenza delle donne in Italia e nel mondo, se ancora minoritaria rispetto agli uomini, è il risultato di un processo storico di conquiste sociali e democratiche, nato negli anni del Risorgimento, confermatosi con il suffragio universale del Referendum del 1946 fino alle lotte per i diritti civili (il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia) nella seconda metà del secolo scorso.

Per restare solo nell’ambito della Toscana abbiamo fulgidi esempi di donne appartenenti a ogni ceto sociale che parteciparono ai momenti salienti della storia italiana dagli anni del Risorgimento e della Resistenza a oggi. Ne ricordiamo alcune.

L’aristocratica milanese Cristina Trivulzio di Belgioioso, che dopo aver speso gli anni della sua giovinezza per l’Indipendenza italiana, in tarda età scrive saggi politici e pubblica nel primo numero della rivista di Firenze “Nuova Antologia” (1866) l’articolo Della presente condizione delle donne e del loro avvenire.

Le trecciaiole della campagna fiorentina e le sigaraie della manifattura tabacchi di Sant’Orsola a Firenze, che alla fine dell’Ottocento intrapresero duri scioperi per una più equa retribuzione del loro lavoro e per l’assistenza alla maternità.

Anna Maria Enriquez Agnoletti, già studentessa al liceo Michelangiolo di Firenze, che fu catturata dai nazifascisti negli anni della Resistenza e fucilata il 12 giugno 1944 in località Cercina di Sesto Fiorentino, insignita di Medaglia d’oro al Valore Militare ed alla Memoria, come viene ricordato in una lapide apposta sulla facciata del Liceo Michelangiolo.

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L’insegnante Bianca Bianchi che, dopo il suo impegno politico all’Assemblea Costituente, riprese con entusiasmo il suo impegno per la scuola – fondando a Montesenario la Scuola d’Europa, centro educativo di sperimentazione didattica, strutturato secondo il metodo Pestalozzi, che accoglieva ragazzi delle scuole elementari e medie; e tornò poi in politica quasi vent’anni dopo, essendo eletta consigliera comunale a Firenze e poi Vicesindaco e Assessora.

Infine, se ad oggi il cammino dell’emancipazione femminile non si è ancora concluso, questo processo storico non deve comunque trasformarsi in una lotta ideologica di genere contro la supremazia maschile, ma inverarsi oggi in un’unità di intenti contro la pandemia assieme a una volontà comune di superare nel prossimo futuro le disparità di status che ancora esistono tra uomini e donne.

Questo spirito di concordia che animò gli italiani il 17 marzo di 160 anni fa – citando ancora Draghi nel suo intervento al Senato – “è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”.

 

 

Pubblicato in: Editoriale
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