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ALEXANDRU IOAN CUZA

30/01/2019

 

Inaugurazione della targa in memoria di ALEXANDRU IOAN CUZA

Sabato, 26 gennaio 2018, Viale Niccolò Machiavelli, 31- Piazzale di Porta Romana

 

Intervento di

Fabio Bertini

 Cooordinatore dei Comitati Toscani per il Risorgimento

Occorre tornare al parallelismo di due percorsi, l’italiano del “Risorgimento” e il romeno della “Rigenerazione nazionale”. La contemporaneità dei moti carbonari del 1820-21 a Napoli e in Piemonte con quelli carbonari e costituzionali romeni;  la grande stagione europea del 1848, con la guerra d’indipendenza italiana e con gli statuti negli stati italiani e, in Valacchia, il proclama di Islaz del 9 giugno 1848, scritto da Ion Heliade Rădulescu, che richiedeva una serie di punti ispirati all’autonomia, alla libertà, alla rappresentanza e che accese l’incendio rivoluzionario nei Balcani.

Scriveva Cesare Correnti, durante le Cinque giornate di Milano:

«Quanti tra noi sanno che in questa stessa Europa c’è un’altra Italia? Un’Italia che ha conservato più fedelmente di noi il nome romano, un popolo che porta in viso l’immagine dei nostri forti avi, e che invece ci rimase fin qui sconosciuto? Noi ignorammo e fummo ignorati. E le due Italie ricaddero nella solitudine dei loro dolori».

Vennero le vicende degli esuli dopo il 1849 e la partecipazione di Mazzini e di Brătianu alla creazione del Comitato Centrale Democratico Europeo, grande speranza di Europa dei popoli. Poi, la guerra di Crimea e il congresso di Parigi del 1856. Da una parte, il successo politico e diplomatico di Cavour che dava un rilievo europeo alla questione italiana; dall’altra, l’interesse dello stesso Piemonte a una evoluzione positiva sul tema dei principati danubiani, la Valacchia e la Moldavia che invece il congresso non soddisfaceva, riportandoli al protettorato ottomano anche se con il controllo e la garanzia delle grandi potenze. 

Due anni occorsero perché le assemblee dei principati potessero esprimere davvero il desiderio di indipendenza e di unità dei loro popoli, un periodo in cui il sostegno del Piemonte e di Cavour fu costante. Dapprima la soluzione – criticata da Cavour – che dava l’indipendenza ma non l’unione (due entità rette da rispettivi “ospodari”), poi la sapiente opera politica che condusse all’elezione di un medesimo principe a febbraio del 1859.

Emerse allora il valore nazionale di Alexandru Ioan Cuza, la capacità di simboleggiare lo spirito nazionale in quanto eroe della libertà, combattente nel 1848, che Cavour si affrettò a riconoscere come rappresentante di un governo legittimo. Tra i due mondi, un collegamento politico e un dialogo culturale profondo, specialmente vivo tra le correnti democratiche e repubblicane italiane e non solo italiane. Scriveva ancora Cesare Correnti, nel 1854:

«Questo popolo sbranato, questa nazione sacrificata vede nondimeno un primo crepuscolo di salute. La Valacchia e la Moldavia hanno nome, istituzioni e Governo proprio. Chi conosce la loro storia non può che ammirare come si ostina questo paese a conservare un’ombra di memoria, un simbolo di speranza»

Si direbbe perfino che i due popoli avessero un destino legato a doppio filo, se la guerra dell’indipendenza italiana nel 1859 agì da freno nei confronti dell’intenzione austriaca di vanificare la “Piccola Unione” sanzionata dalla duplice elezione di Ion Cuza che segnava insieme una tappa fondamentale nel processo di unità nazionale romeno e l’uso di uno strumento costituzionale, la consultazione del popolo.  Italia unita e indipendente il 17 marzo del 1859, Unione dei principati proclamata ufficialmente da Cuza il 5 febbraio 1862. Al fondo del cammino comune quell’idea di Nazione che Mazzini aveva espresso in nome dell’Italia ma anche in nome degli altri popoli in cerca di riscatto da un potere assoluto ed estraneo agli interessi che il nuovo mondo in sviluppo andava riconoscendo.

Un legame che ebbe in tre campioni della libertà italiana punti di forza. Cavour, lo statista abile consapevole che era finito il tempo degli imperi ed era iniziato quello della modernità liberale e della civiltà. Garibaldi, grande riferimento di Constantin Alexandru Rosetti, nel comune sentimento della libertà, e delle lotte condivise dai volontari italiani per le libertà balcaniche e dai volontari romeni per la libertà italiana. Mazzini il grande tessitore dell’alleanza dei popoli condivisa dai patrioti romeni.

Nella grande varietà delle posizioni politiche, Cuza rappresentò l’elemento capace di lavorare per uno stato moderno e socialmente migliore. La questione sociale era stata uno dei grandi temi di riflessione tra gli esuli seguiti al 1848. E prima ancora la questione agraria era stata un punto cruciale nei giorni della rivoluzione. La soppressione degli ordini sociali rigidamente gerarchici, l’assegnazione delle terre ai contadini previo risarcimento, la liberazione degli zingari dalla schiavitù, avevano per presupposto fondamentale l’unione dei due principati.

Una volta eletto Cuza era stato l’emblema di una volontà di rinnovamento che si tradusse in programma di governo ricco di riforme dall’istruzione obbligatoria per tutti alla giustizia sociale. Sette anni di lavoro per una Unione più moderna e occidentalizzata contro la forte resistenza degli interessi consolidati dei conservatori e la riforma agraria era sempre la posta più importante. Approvata nel 1864, era l’avvio di un processo che avrebbe dovuto completarsi con una modernizzazione più estesa e comprendente lo sviluppo industriale. Cuza patriota e riformatore e per questo insidiato dai nemici del rinnovamento sociale; Cuza amico dell’Italia e di Firenze e protagonista di un cammino comune. “Risorgimento” e “Rigenerazione nazionale”.

La sua forzata abdicazione interruppe un progetto moderno, ma l’opera di Cuza rimase valida e tale da dimostrare come l’interesse della Nazione e l’interesse dello sviluppo europeo non fossero scindibili, come accadeva del resto per il processo nazionale italiano quale Mazzini aveva profetizzato.

Per questo la lapide apposta ai bordi della sua residenza fiorentina a Porta romana può essere il riferimento dei romeni cittadini di Firenze, dei fiorentini amanti degli ideali di libertà e tutti i cittadini europei in visita alla europea città di Firenze.

 

Pubblicato in: Primo pianoTag: mondo
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