• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

UN PAESE CHE NON SA DISCUTERE

08/03/2016

Ernesto Galli Della Loggia Corriere della Sera 28 febbraio

Ha ragione Angelo Panebianco: dietro gli slogan dei suoi aggressori dell’Università di Bologna ci sono, oltre qualche probabile buona dose di frustrazione personale, la mancanza di moderazione, l’estremismo, ingredienti abituali della debolissima educazione democratica del nostro Paese. Ma perché questi caratteri negativi — bisogna allora chiedersi — continuano ad avere nel tessuto sociale italiano la persistenza che hanno? Perché da noi a ogni stormir di fronda rispuntano ovunque — anche se oggi per fortuna con un’esigua capacità di mobilitazione — gruppetti di No Tav, frequentatori di centri sociali, «anarchici insurrezionalisti», «bene comunisti» radicali, «collettivi» vari, invariabilmente pronti quando non a cose peggiori alle affermazioni più estreme e ingiuriose, a considerare chiunque non la pensi come loro un «assassino» o un «servo» (i loro due epiteti preferiti)?

Ciò accade, io credo, perché da noi esiste un vasto brodo di cultura che, seppure involontariamente, nutre di continuo gli slogan più esasperati alimentando ogni giorno questa cieca irragionevolezza, questo pensare in bianco e nero. È il brodo di cultura costituito dal conformismo fortissimo che caratterizza tutto il nostro discorso pubblico, politico e non, che permea tutta la nostra atmosfera culturale e le idee che vi hanno corso. La furibonda faziosità italiana è figlia innanzi tutto dell’unilateralità del Paese che pensa, che parla e che scrive.

Quando «Bombardare non serve a nulla» diventa perfino uno slogan pubblicitario (ascoltare la radio per crederci), quando si va ripetendo instancabilmente da decenni che all’Italia la guerra è interdetta a norma del testo della Costituzione (beninteso manipolato, ma nel silenzio assenso di quasi tutti i costituzionalisti), quando si divulga in barba a ogni principio di realtà e nel consenso apparentemente generale che un’operazione militare che faccia vittime civili equivale a un crimine da processo di Norimberga, c’è da sorprendersi se poi a qualcuno un po’ eccitabile viene in mente di dare dell’assassino a chi osi pensare e dire il contrario?

Ciò che è peculiare dell’Italia è la spessa uniformità, l’unanime consenso in ogni sede che da noi il pensiero dominante, una volta che ha conquistato tale posizione, raccoglie sempre. Ciò che ci caratterizza è l’assenza del gusto e del piacere per la discussione, per una discussione vera tra opinioni diverse che interloquiscono tra loro nel mutuo rispetto. Parlo naturalmente di opinioni articolate, motivate con dati di fatto, frutto di conoscenza del mondo, di cultura, di esperienza. Non dei miserabili slogan, dei brandelli smozzicati di pensiero, che le televisioni e i loro spettrali talk show politici cercano di far passare per «il dibbbattito».

Così, al di fuori della finta rissa politica e delle arene ad essa dedicate, per il resto il conformismo regna tra noi: non obietta mai nulla nessuno. Che si tratti della scuola o dell’immigrazione, del ruolo dei magistrati o della religione, di quali diritti e perché spettino a ogni individuo, su qualsiasi argomento è dato ascoltare dappertutto, salvo che nei suddetti talk show, una pressoché unica opinione. Nelle sedi più frequentate e accreditate si fa sentire solo il punto di vista buonista democratico. Un punto di vista diverso, diciamo conservatore, è regolarmente assente (fatta eccezione, talvolta, per qualche scialbissima posizione cattolico-clericale). Si badi: non voglio dire che tale punto di vista diverso venga fatto oggetto di una sistematica censura. Forse esso non esiste o è davvero quasi impossibile trovare chi lo sostenga con un minimo di dignità. Ma mi chiedo: non è forse ciò in certo senso ancora più grave? È normale un Paese che pensa e parla in una sola direzione?

Anche perché di solito il punto di vista che da noi passa per «democratico» è un punto di vista povero di profondità storica e quindi di ogni drammatica complessità: proprio per questo sempre incline ad un irenismo di maniera, alla più disarmata benevolenza verso l’«altro». Tentato di continuo dall’indulgenza verso il male — a meno che non sia quello convenzionalmente designato (gli xenofobi, la mafia, Donald Trump) — esso predica sempre un vibrante rifiuto morale per tutto quanto sappia di disciplina e di autorità, mentre è pronto all’approvazione incondizionata per ciò che appare «autentico» e soprattutto «libero»: meglio se all’insegna dell’«amore». È il punto di vista per il quale il passato è sempre sinonimo di sorpassato, la tradizione vale solo per le ricette della marmellata e le sciarpe della nonna, e le caselle dei buoni e dei cattivi sono sempre occupate dai nomi giusti.

Siamo diventati così un Paese dove nel dibattito pubblico in genere e in quello politico in particolare, a sostenere delle sciocchezze non è l’estremismo. Quasi sempre è il pensiero comune autorizzato. L’estremismo non fa che portare alle estreme e più aggressive conseguenze le sue banalità e le sue idee. Rafforzate dal fatto che in Italia tra il pensiero comune autorizzato e l’opinione dei colti tende sempre più a non esserci alcuno scarto significativo. In Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, non è così. Là, nel campo della cultura, della riflessione sul mondo, su molte questioni importanti d’interesse pubblico ci sono posizioni anche assai diverse che si scontrano e colloquiano ad armi pari tra di loro. Sicché in quei Paesi anche il pensiero comune è costretto a tenerne conto: attenuando la propria rigidità, legittimando il punto di vista diverso, facendo spazio al dissenziente. Da noi invece no.

Sarà almeno qualche decennio che da queste parti non si sente, dico per dire, un pubblico elogio della grammatica o della bocciatura nelle aule scolastiche; che non si leva una voce alta in difesa dell’idea di identità, che non si legge uno scritto autorevole in difesa, che so, della fede religiosa o dell’eroismo militare. Sembrano ormai svaniti pure il gusto per la dissacrazione divertita o la passione per la provocazione colta. Svaniti i Manganelli, gli Sciascia, i Fruttero e Lucentini, soli ancora a parlare qualche volta restano i Ceronetti e gli Arbasino. E così ogni giorno che Dio manda in terra ci tocca solo la scodella di compunto perbenismo maggioritario travestito da satira che ci prepara Michele Serra.

Pubblicato in: TribunaTag: mondo
Post precedente:Le scuole raccontano l’Italia. Memoria e futuro dell’Istruzione
Post successivo:Italia. L’invenzione della Patria

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

La Storia agli esami di Maturità

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

LA REPUBBLICA UNA E INDIVISIBILE (art. 5 della Costituzione). L’eredità del Risorgimento nella Repubblica italiana. 

15/03/2026

Storia versus Barbarie

19/11/2025

1865 – 1870 FIRENZE CAPITALE. La Certosa e l’eversione dell’asse ecclesiastico

29/09/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

01/06/2026

PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani” La sequenza clou del film del 2023 C'è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si …

Gino Capponi. Patriota, pedagogista e uomo di cultura nella Toscana dell’Ottocento

27/05/2026

Antonio Bortone GINO CAPPONI 1876 Sala Firenze Capitale Palazzo Vecchio 29 MAGGIO 2026 26 Maggio 2026. RICORRENZA DI CURTATONE E MONTANARA Nel Cinquantenario della morte di Gino Capponi Venerdì 29 …

Zanardelli, il nemico del trasformismo

20/05/2026

Patriota, uomo di governo, autore di svolte decisive. Cadde nell’oblio perché avverso ai compromessi C’è un patriota risorgimentale bresciano che ancor oggi non è considerato come meriterebbe. A dispetto dei …

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852 «Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per …

La Festa del Primo Maggio

01/05/2026

Il lavoro non come condanna, ma come realizzazione personale. “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) …

FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

24/04/2026

Il 27 APRILE rappresenta una data simbolica nella storia della Toscana: in quel giorno del 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze, aprendo la strada alla costituzione di un Governo provvisorio che …

La crisi delle democrazie tra crisi interne e pressioni globali

22/04/2026

CERBERO, il cane mitologico con tre teste, Parco di Bomarzo Viterbo AUTORITARISMO, POPULISMO, NAZIONALISMO Viviamo una fase di trasformazioni profonde che investono società, istituzioni e politica. Le …

Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti

12/04/2026

2 aprile – 25 agosto 2026 Firenze Palazzo Medici Riccardi  Gioielli, arredi, ceramiche, abiti, tessuti, manifesti pubblicitari: sono solo alcuni dei manufatti che compongono la mostra Firenze Déco. …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi