• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Tentativi ottocenteschi disperati, velleitari, generosi, sconsiderati o romantici di dare l’esempio e di muovere le coscienze degli italiani

02/06/2020

Caro Direttore, ti mando un articolo che ho scritto, sulla storia di Agesilao Milano che attentò alla vita di Ferdinando II di Napoli, e altri tentativi ottocenteschi, disperati, velleitari, generosi, sconsiderati o romantici, di dare l’esempio e di muovere le coscienze. Un caro saluto. Livio Ghelli

NAPOLI 1856: AGESILAO e FERDINANDO

L‘8 dicembre 1856, Festa dell’Immacolata Concezione, Ferdinando II Re di Napoli aveva assistito alla santa Messa insieme colla Famiglia Reale, con tutti gli alti funzionari, e 25.000 uomini di ogni arma. Dopo la Messa, le milizie presenti vennero passate in rivista. Re Ferdinando presiedeva allo sfilare delle truppe, quando un giovine soldato, di nome Agesilao Milano, uno degli insorti di Calabria nel 1848, amnistiato nel 1852 ed entrato nell’esercito con carte false, uscì dalle file e lanciossi sul Re avventandogli un colpo di baionetta. Il colpo fu ammortito dalla fonda delle pistole sospesa alla sella del cavallo, e il Re n’ebbe lievissimo danno. Un Colonnello degli ussari, Conte Francesco de la Tour en Voivre, precipitossi sull’assassino e lo atterrò. Questo venne arrestato, e la sfilata proseguì. La sera, grandi feste in Napoli, e il popolo tripudiò perché il suo Sovrano era scampato da tanto pericolo. Agesilao Milano venne processato, condannato il 12 dicembre, e giustiziato il mattino del giorno seguente.

Al di là dei toni, questa cronaca dell’attentato, riportata dall’ultraconservatore Paolo Mencacci nelle sue Memorie documentate per la Storia della Rivoluzione Italiana (Roma,1879), contiene l’essenziale: siamo a Napoli nel dicembre 1856, è la Festa dell’Immacolata; durante la parata militare un giovane soldato calabrese rompe le righe, si avventa su Ferdinando II e lo colpisce con la baionetta innestata al fucile, ferendolo leggermente. L’attentatore viene bloccato.

Da altre fonti sappiamo che, dopo l’arresto, interrogato e torturato a lungo, non rivelò alcun nome ma insistette nella versione di aver pianificato tutto da solo; venne processato per direttissima e cinque giorni dopo, previa degradazione con il quarto grado di pubblico esempio, spogliato della divisa di fronte agli ex-commilitoni, fu impiccato in Piazza del Mercato.

Agesilao sale sulla forca col viso coperto da un velo nero, scortato da 50 uomini; sul petto gli è stato fissato un cartello con la scritta uomo empio. Tenta di parlare alla folla, un rullo di tamburi glielo impedisce. Constatata la sua morte molte chiese suonano le campane a festa. Il corpo viene gettato nella fossa comune del cimitero della Chiesa del Carmine, lì accanto. Ha 26 anni.

La notte prima di essere giustiziato aveva scritto una memoria difensiva (Difesa di Agesilao Milano scritta da lui medesimo la notte che fu l’ultima di sua vita, pubblicata per cura di I.S.D.L., diligentemente corretta e riveduta dal barone V. C., s.l. né d.). Era certo che non sarebbe servita a migliorare la propria situazione, ma intendeva chiarire le ragioni del suo gesto: era convinto fosse lecito uccidere un re che, sostenuto dalla Chiesa e calpestando ogni legge divina e umana, di Dio si fa impunemente beffe, degli uomini e della natura. Sapeva bene, se il colpo fosse riuscito, che non avrebbe ucciso latirannide, ma solo un tiranno. Sapeva anche che per se stesso non ci sarebbe stata via di fuga, se non lo avessero ucciso sul posto lo attendeva comunque la pena capitale.

Al processo, con grande dignità, smentì la difesa del suo legale che voleva sostenere l’infermità mentale, e chiese ai giudici di far giungere al re l’invito a visitare la Calabria, per constatare le condizioni in cui erano costretti a vivere i suoi conterranei. A spingerlo ad agire, sostenne, erano stati l’amor di giustizia e il desiderio di dare l’esempio colpendo il traditore della Costituzione del 1848, il Re Bomba dei cannoneggiamenti su Messina e Palermo, autore della repressione dei moti calabresi, colui che tra il 1849 e il 1851 aveva chiuso tutte le scuole di Napoli, tranne quelle del clero, riempiendo però le carceri di oltre duemila dissidenti, la parte migliore degli intellettuali meridionali.

Da quali radici era nata, per Agesilao Milano, la decisione -per noi romantica e disperata- di andare incontro alla morte pur di uccidere il tiranno? Non era un esaltato, né un bombarolo che, pur di colpire il proprio obbiettivo, rischia di far fuori chi non c’entra. L’attentato di Felice Orsini e dei suoi compagni a Napoleone III e all’Imperatrice Eugenia, poco più di un anno dopo, fece dodici morti tra la folla, lasciando illesa la coppia imperiale. L’attentato dei giovani Monti e Tognetti del 1868, alla caserma degli zuavi di Pio IX, per preparare l’insurrezione garibaldina, fece 25 morti, tra cui una bambina rimasta disgraziatamente coinvolta.

Ma, nel nostro caso, Agesilao Milano vuole esser sicuro che non ci vadano di mezzo persone innocenti. Perciò evita di sparare, scatta avanti assaltando alla baionetta il bersaglio, in quel momento isolato, del tiranno a cavallo. È l’azione di un Soldato della Libertà, non di un terrorista.

Ma chi era davvero questo giovanotto? Era nato da famiglia povera, dignitosa e numerosa, di simpatie liberali, in un paesino calabrese dove si parla arbȅreshe, l’albanese antico, e per secoli i sacerdoti-monaci hanno celebrato messa secondo il rito bizantino, pregando in greco antico. Intelligente e serio, poté entrare in un collegio religioso retto da uno zio prete, dove lesse più che poteva, Vittorio Alfieri, Plutarco, lo stoicismo, la storia di Roma repubblicana. Scrive poesie, un’ode a Marcos Botzaris, eroe della resistenza greca contro i Turchi, caduto in combattimento nel 1823. In Machiavelli, nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, è esposta in modo chiaro la teoria, mutuata dalla filosofia stoica, del tirannicidio come dovere morale, poi ripresa da Carbonari e dai Mazziniani. È molto probabile che Agesilao Milano l’abbia letta. Intanto lo spettacolo della fame e della sopraffazione, in cui si imbatteva appena fuori delle mura del collegio, feriscono profondamente il suo forte senso di giustizia.

Nel ’48 ha 17 anni, molla il seminario con altri compagni, partecipa ai moti in Calabria, viene condannato e si fa quattro anni di carcere, viene amnistiato, continua ad avere frequentazioni sovversive, è inquisito di nuovo e scagionato, poi, grazie all’inefficienza burocratica dei reclutatori di Sua Maestà, si arruola nell’esercito ottenendo di sostituire un suo fratello minore già sorteggiato la leva. La sostituzione a quel tempo era consentita, ma non certo permessa a chi era stato in carcere per motivi politici. In caserma, a Napoli, è un soldato modello, in libera uscita frequenta gruppi democratici semiclandestini dove ritrova compagni d’infanzia giunti dalla Calabria per studiare o trovare un’occupazione. È un assiduo frequentatore della Biblioteca Borbonica, anni dopo vi era ancora chi lo ricordava: poco prima dell’attentato, un giovane smilzo e nobilissimo nella persona, con sguardo penetrante e piccolissimi baffi, sedette accanto a me nella sala di lettura[…]leggeva un volume latino e vestiva l’uniforme.

In quei giorni, la sua decisione di sacrificare la vita era già stata presa, molto tranquillamente. Contava poco, in fondo, che il re restasse ucciso, l’importante era averci provato. Per dare l’ esempio, per turbare le coscienze, per far nascere dubbi, per smascherare la menzogna.

Sei mesi dopo l’esecuzione di Agesilao Milano, Pisacane e i suoi compagni, sbarcati a Sapri al fine di provocare un’insurrezione, furono trucidati dagli stessi contadini che volevano sollevare. I loro resti furono dispersi. Un cippo ne ricorda la memoria. Livio GHELLI

 

   

 

Pubblicato in: Lettere al Direttore
Post precedente:Il Risorgimento italiano  si è realizzato grazie al concorso sia dell’esercito regio che dell’esercito di popolo
Post successivo:Volontariato ieri e oggi

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

NOSTOS. Ritorno alla terra dei padri

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

XX SETTEMBRE 2025

16/09/2025

1875: inaugurazione del monumento a Michelangelo al Piazzale Michelangelo

03/06/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

IL VOTO DI IERI E LE SPINE DI OGGI

09/06/2026

80 ANNI DELLA REPUBBLICA. Tre saggi raccontano la conquista del voto delle donne, sin dalle radici precedenti al ’46, e il cammino che porta ai giorni nostri: il bilancio è dolce amaro e risente delle mancate …

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Ieri la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. E come ogni anno, puntuale come il caldo e ugualmente prevedibile, risuona nell’aria il lamento rituale: teniamocela stretta questa Repubblica, perché c’è chi …

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

01/06/2026

PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani” La sequenza clou del film del 2023 C'è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si …

Gino Capponi. Patriota, pedagogista e uomo di cultura nella Toscana dell’Ottocento

27/05/2026

Antonio Bortone GINO CAPPONI 1876 Sala Firenze Capitale Palazzo Vecchio 29 MAGGIO 2026 26 Maggio 2026. RICORRENZA DI CURTATONE E MONTANARA Nel Cinquantenario della morte di Gino Capponi Venerdì 29 …

Zanardelli, il nemico del trasformismo

20/05/2026

Patriota, uomo di governo, autore di svolte decisive. Cadde nell’oblio perché avverso ai compromessi C’è un patriota risorgimentale bresciano che ancor oggi non è considerato come meriterebbe. A dispetto dei …

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852 «Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per …

La Festa del Primo Maggio

01/05/2026

Il lavoro non come condanna, ma come realizzazione personale. “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) …

FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

24/04/2026

Il 27 APRILE rappresenta una data simbolica nella storia della Toscana: in quel giorno del 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze, aprendo la strada alla costituzione di un Governo provvisorio che …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi