• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Su e giù per le porte-torri

19/07/2023

La vista della città da Porta San Frediano, aperta al pubblico dopo il restauro

L’unica rimasta ad altezza originaria è quella di San Niccolò, c’è poi quella della Zecca e quella restaurata di San Frediano: racchiudono la storia della città e regalano panorami inconsueti

Mauro Bonciani Corriere Fiorentino 16 luglio 2023

«Firenze, fino all’anno 1866, era racchiusa entro il quarto cerchio di mura, che rimontava alla fine del secolo XIII, stato edificato su disegno di Arnolfo di Cambio, che ne ebbe incarico dalla Signoria nel 1284». Così Giuseppe Conti nel suo Firenze vecchia inizia a parlare nelle mura e delle porte-torri di Firenze e se la cinta muraria, tranne alcuni tratti in Oltrarno, è stata distrutta per far posto ai boulevard disegnati da Giuseppe Poggi su incarico del Comune per modernizzare la città, molte delle antiche porte sono rimaste. Spesso ridotte a spartitraffico, come Porta la Croce in piazza Beccaria o Porta al Prato, ma alcune valorizzate in tempi recenti e visitabili, per un tour che regala panorami inconsueti e tante storie.

Porta S.Niccolò 1865 c.a  Fotografia su carta fotografica

La torre più celebre, l’unica rimasta dell’altezza originaria, è Torre San Niccolò, che svetta per 45 metri e al contrario delle altre non è stata «scapitozzata», cioè, abbassata in altezza, per adeguare la difesa cittadina all’arrivo delle artiglierie che richiedevano strutture basse e larghe. Le torri furono «tagliate» con l’assedio di Firenze del 1529-30, che pose fine alla Repubblica per dare il potere ai Medici, ma quella di San Niccolò, completata nel 1345, era protetta dalla collina sovrastante — su cui secoli dopo fu realizzato piazzale Michelangelo — e non ci fu bisogno di scapitozzarla. In cima alla torre ci sono i tipici merli guelfi, cioè a forma rettangolare, e ora non è accessibile per i lavori di restauro in corso, ma di solito fa parte del circuito delle torri visitabili a pagamento e dalla sua vetta si scorge un magnifico panorama, con piazzale Michelangelo a portata di mano. La torre-porta oggi è isolata, ma era collegata alle mura, come tutte le altre, ed il sistema difensivo era completato dalla pescaia, che, come quella di Santa Rosa, impediva alle navi di poter entrare liberamente in città. E quindi anche assalti via fiume, come quello dei vichinghi nell’VIII secolo che risalirono l’Arno fingendosi innocui mercanti per poi attaccare la ricca Fiesole.

La torre della Zecca prima della demolizione delle mura, dipinta da Fabio Borbottoni nell’Ottocento

La torre non è visitabile, ma lo è sua «cugina», la Torre della Zecca, sulla riva destra dell’Arno, da cui parte la pescaia di San Niccolò, sotto cui c’è un tunnel che arriva fino alla riva sinistra, dove c’è il giardino davanti alla Torre di San Niccolò. La torre — eretta a protezione del mai realizzato ponte Reale, progettato prima della disastrosa alluvione del 1333 e che doveva omaggiare Roberto d’Angiò — è alta solo 25 metri e alla sua base ci sono ampi locali sotterranei dove fu ospitata la zecca, che sfruttava la forza dell’acqua per coniare le monete, compreso il Fiorino d’oro che aveva fatto la fortuna della città, mentre i due grandi archi che la rendevano più leggera nel corso dei secoli sono stati murati. La torre era il centro di un imponente sistema difensivo, il primo a protezione della città, e non fu abbattuta nell’Ottocento al contrario della vicina Porta della Giustizia, che era alla fine di via Malcontenti, così chiamata perché lì si trovavano i patiboli a cui venivano condotti i condannati a morte per essere giustiziati. Della torre non sono visitabili i locali sotterranei, ma salendo le scale si arriva fino alla cima, con la città antica e moderna sotto di noi.

Appena restaurata e resa accessibile per la prima volta è Porta San Frediano, raggiungibile grazie ad una scala metallica esterna che conduce al sottotetto della porta, una delle più imponenti delle mura e la più grande con i suoi venti metri di larghezza, disegnata da Andrea Pisano, collegata alle mura trecentesche, che in quel tratto dell’Oltrarno non sono state abbattute. L’aspetto attuale è frutto dell’abbassamento e della copertura con un tetto avvenute come detto nel XVI secolo ed il portone in legno di quercia, alto 12 metri, è quello originale del Trecento, con uno spessore fino a 40 centimetri nella parte più bassa e rafforzato dai grossi chiodi in ferro. Sulla facciata esterna della porta ci sono feritoie ed i resti di due tabernacoli in pietra che sorreggevano i leoni simbolo di Fiorenza e verso l’Arno lungo le mura si trovano il torrino di Verzaia e il torrino di Santa Rosa che rafforzavano la cinta difensiva. Proprio da Porta San Frediano entrò in città nel 1494, in pompa magna, Carlo VIII, Re di Francia, seguito da molti soldati. L’arroganza sua e delle sue milizie, fu resa vana dal gonfaloniere Pier Capponi. Che al Re di Francia che minacciava di «far suonare le trombe» cioè di scatenare i soldati nel saccheggio, rispose «E noi suoneremo le nostre campane…», cioè chiameremo a raccolta il popolo in armi, con il risultato che Carlo VIII pochi giorni dopo lasciò la città passando dalla stessa porta, questa volta alla chetichella, senza aver ottenuto quello che voleva ed umiliato.

Porta Romana dipinta dal Borbottoni nell’Ottocento

Altra visita da non perdere è quella a Porta Romana, anch’essa collegata alle mura, disegnata da Iacopo Orcagna, scapitozzata, ed al lato della quale furono aperte porte laterali più piccole, l’ultima nel 1930. Nella lunetta del lato interno della porta ecco l’opera del Franciabigio con la Madonna protettrice di Firenze, e sotto il suo arco passarono sia Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, sia l’imperatore Carlo V, tutti e due con grandi onori, tra due ali di folla. Anche a Porta Romana si accede al sottotetto e il circuito di torri e fortezze visitabili grazie a Muse comprende il Forte di Belvedere, il suggestivo e vicino Bastione di San Giorgio, un vero tuffo indietro nel Medioevo, affacciato su via dei Bastioni che corre lungo le mura rafforzate da Michelangelo in occasione dell’assedio di Firenze, e la Fortezza da Basso, le cui mura sono state rese agibili, con il grande mastio con lo stemma mediceo che guarda verso la città. Sì, perché la Fortezza da Basso e Forte Belvedere raccontano un’altra storia: non facevano parte del sistema difensivo repubblicano, ma furono volute dai Medici e realizzate nel ‘500 per tenere sotto tiro di cannone i fiorentini ed impedire che si ribellassero nuovamente alla loro Signoria.

Firenze. La cinta muraria trecentesca dalla Veduta della Catena 1470

Pubblicato in: Focus
Post precedente:I 4 campanili per Santa Croce
Post successivo:CAVOUR, I TURISTI E IL PROGRESSO DELLE INDUSTRIE

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

Libertà è partecipazione

Video

Il video della presentazione nella sala Firenze Capitale del libro CENNI DAL LONTANO PASSATO

Prossimi appuntamenti

Storia versus Barbarie

19/11/2025

1865 – 1870 FIRENZE CAPITALE. La Certosa e l’eversione dell’asse ecclesiastico

29/09/2025

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

Lettere al Direttore

L’11 AGOSTO 1944, la Liberazione di Firenze, va sempre  celebrata per ricordare il sacrificio dei tanti partigiani che morirono  per la liberazione dell’Italia dal regime nazifascista.

12/08/2025

Focus

Politica e dignità. L’esempio di Amendola

25/02/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

GLI IDEALI DELLA SOCIETA’ SI DANNO ALLA MACCHIA

02/02/2026

Rassegna stampa

A CENTO ANNI DALLA MORTE. Salvate Gobetti da gobettiani e anti-gobettiani

15/02/2026

Pubblicazioni

GAETANO SALVEMINI.  L’impegno intellettuale e la lotta politica

22/02/2026

SORVEGLIARE E PUNIRE. La cruenta repressione del dissenso in Iran

01/02/2026

"Saluterò di nuovo il sole, e il torrente che mi scorreva nel petto, e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino che con me hanno percorso le secche …

La scoperta delle radici ebraiche: una memoria familiare, e di tutti

26/01/2026

Mimmo Paladino Dormienti   Görlitz - Stalag VIII  Memoriale della Shoah Milano L’incipit è da romanzo, diciamo da fiction. Invece è l’inizio di una reale riscrittura della propria autobiografia e di una intera …

MARIA MADDALENA ROSSI. Donna d’azione per la democrazia e il bene comune

18/01/2026

Ci avviamo a celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica e dell’Assemblea costituente con una maggiore conoscenza, rispetto a pochissimi anni fa, sulle Madri della Costituzione. Le 21 donne elette il 2 …

CRISTINA, ARISTOCRATICA IRREGOLARE. La principessa di Belgiojoso

12/01/2026

«Ce qui m’inspire de l’horreur c’est l’oubli» scriveva Cristina di Belgiojoso nei Souvenirs dans l’exil. Pubblicati nel 1850, si trattava d’una raccolta di lettere in cui la donna raccontava il suo abbandono …

L’ITALIA DEI PRIMI ITALIANI.  Ritratto di una Nazione appena nata

06/01/2026

Castello Visconteo Piazza Martiri della Libertà 3 Novara 1/11/2025 - 6/04/2026 Demetrio Cosola Il dettato 1891 Nel coinvolgente percorso di questa nuova rassegna sull’Ottocento prodotta da Mets Percorsi …

Il mito dell’Intelligenza Artificiale

01/01/2026

Prometeo porta il fuoco all'umanità Heinrich Fueger 1817 «Giove irritato, tuonò: “Il temerario che ha donato agli uomini il fuoco deve essere punito.” E ordinò a Vulcano di apprestare egli stesso catene enormi ed …

Il pittore del Re. Luigi Norfini nell’Italia del Risorgimento

21/12/2025

Luigi Norfini Battaglia di Palestro: gli zuavi francesi con Vittorio Emanuele II battono gli austriaci 1863 Tra Lucca e Pescia i quadri del pittore che decorò i palazzi di casa Savoia e rappresentò le grandi …

AUGURI PER UN SERENO NATALE E UN FELICE 2O26

17/12/2025

AUGURI PER UN SERENO NATALE E UN FELICE 2O26 Comitato Fiorentino per il Risorgimento …

Premio Letterario Nazionale

14/12/2025

Angiolo Tricca Caricatura di Carlo Lorenzini 1875 CARLO LORENZINI detto COLLODIDA VIA TADDEA A VIA DE’ RONDINELLI Edizione 2026 Promosso da Comitato Fiorentino per il RisorgimentoSbandieratori della …

LA LAPIDE DI MODENA E L’ITALIA CHE NON ESISTE PIÙ

04/12/2025

LETTERE Corriere della Sera 4 dicembre2025 Caro Aldo, come spesso lei ci ha ricordato, il Risorgimento sembra ormai un ricordo lontano, e a volte perfino detestabile, sia per la cultura popolare degli italiani, …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi