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Se il patriottismo è dentro un foulard

17/08/2025

A Genova un’esposizione di fazzoletti «politici» di metà Ottocento: pre-quarantotteschi, garibaldini, celebranti l’alleanza franco-piemontese del 1859. In seta o cotone, hanno caratterizzato la stagione del Risorgimento

Anche i tessuti possono veicolare messaggi politici. Fra i più eleganti ed i meno involontari vanno annoverati i mouchoirs illustrés e i foulard, genere ottocentesco di un certo successo, da Napoleone in poi.

I fazzoletti – celebri le manifatture di Rouen e di Lione – erano di cotone o di seta, a seconda della borsa, dell’uso e dello stile di comunicazione. Venivano stampati con tecnica litografica, preferibilmente a colori piuttosto vistosi. Nei casi più sofisticati, si aggiungevano ricami a mano, che rendevano l’oggetto un unicum.

In Italia i fazzoletti si moltiplicarono al tempo delle riforme, fra il 1847 e il 1848, ed ebbero una straordinaria fortuna quali surrogati di troppo ingombranti bandiere. Furono dedicati a Pio IX, al granduca di Toscana Leopoldo II e a Carlo Alberto e se ne sono conservati diversi presso alcuni musei del Risorgimento, anche perché nessuno, dopo il 1849, trovò pericoloso tenerli in casa: quei sovrani, dopo la sbornia delle illusioni patriottiche, o erano rifluiti nell’alveo reazionario, o erano scomparsi. A Genova è aperta fino al 30 settembre, presso Casa Mazzini (Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano), un’esposizione formidabile di questi particolari oggetti “politici”. Si tratta di una collezione fra le più belle del Paese. Ce n’è per tutti gusti: pre-quarantotteschi, garibaldini, celebranti l’alleanza franco-piemontese del 1859. Non mancano rarità, come il foulard massonico o quello dedicato ad Adolphe Thiers dopo il 1870.

La stagione del fazzoletto patriottico italiano in seta coincise tuttavia con i mesi della vasta mobilitazione scatenata dall’apertura della fase liberale, prima della breve stagione bellica del 1848. La maggior parte dei pezzi risale infatti a questa temperie e riguarda Roma, Torino e Firenze. I carré furono trasformati per l’occasione in autentici manifesti, densi di testi anche piuttosto lunghi. Le immagini dei sovrani, destinatari di un culto della personalità che li sorprese, ma che si dissolse in un baleno con le prime sconfitte o con i primi tradimenti, erano trasposte su tessuto da stampe su carta, allora assai in voga data la relativa libertà di cui si godeva. Il catalogo genovese, ben curato da Massimo Angelini e impreziosito dai saggi di due esperti di cimeli risorgimentali – Enrico Francia e Silvia Cavicchioli – documenta il passaggio da un supporto all’altro con precisione e ricchezza di dettagli.

Quando l’uso del foulard si estese furono gli stessi produttori francesi, soprattutto lionesi, ad integrare il loro catalogo con soggetti italiani, che evidentemente si smerciavano bene nei momenti di più alta “agitazione” patriottica. Non c’è dubbio, infatti, che l’acquisto di un simile manufatto fosse connesso ad una mobilitazione finalizzata all’ostensione pubblica, non solo per strada, ma a teatro o in occasione di raduni e pranzi collettivi. E infatti, quando la tensione venne meno, anche la moda dei fazzoletti si attenuò, per restare confinata ai collezionisti di serie “a tema”. Un po’ come sarebbe accaduto, molti decenni dopo, con i carré di Hermès.

Ma le sorprese della visita a Genova non finiscono qui.

 A renderla davvero straordinaria è il famoso panno scozzese quadrettato, plaid o maud che dir si voglia, che Carlo Cattaneo portava con sé a Castagnola, nel Canton Ticino, e che lo coprì sul letto di morte, il 6 febbraio 1869. Passato a Giuseppe Mazzini, forse per la mediazione di Sara Nathan, avrebbe accompagnato il trapasso dell’agitatore genovese in casa Nathan Rosselli, il 10 marzo 1872 a Pisa. Il dottor Agostino Bertani, amico di entrambi, lo avrebbe quindi conservato, facendovi ricamare sopra una sorta di dichiarazione di autenticità; e da lì sarebbe transitato presso Adriano Lemmi, allora Gran Maestro della Massoneria e anche lui legato ai primi repubblicani, e poi nel 1932 a Genova, nel luogo pubblico che ancora lo tutela e lo valorizza. Lo scialle ha compiuto dunque diversi passaggi, dall’uso comune al “ricordo” multiplo (1869-72), infine alla vera e propria reliquia. Diversi artisti l’avrebbero immortalato, talvolta con qualche licenza fantasiosa, a testimonianza del preteso “realismo” dei loro ritratti.

Ciò che accomuna questi beni patrimoniali tessili è, in ultima analisi, il rapporto col corpo. Da un lato, un corpo vitale, in movimento, in grado di rendere mobile, dinamico, il foulard, sbandierato o annodato in segno di sfida o di identità; dall’altro, uno inanimato, non più espressivo. In questo caso, è come se la densa narrativa implicita nel soggetto fosse passata, per contatto, a una appendice artificiale significativa, nell’esempio dello scialle addirittura con trascrizione annessa. Insomma, non solo una reliquia laica, ma un plaid parlante. Meglio di Harry Potter.

Roberto Balzani Il Sole 24 Ore 17 agosto 2025

Genova – Museo del Risorgimento

Massimo Angelini (a cura di)

Risorgimento agitato.

Sediziosi e celebrativi: i fazzoletti patriottici di Casa Mazzini

Catalogo della mostra, Genova – Museo del Risorgimento, fino al 30 settembre,

pagg. 114, € 13

*******************

Massimo Angelini

Da plaid a reliquia: la carriera di un panno

Comune di Genova – Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

pagg. 32, € 7

Pubblicato in: Focus
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