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Quando le bandiere della pace offendono l’onore dell’Italia

09/11/2013

il sindaco di messina con la bandiera della paceRenato Accorinti, sindaco pacifista di Messina, ha celebrato a modo suo la festa  delle Forze Armate del 4 novembre. Durante la cerimonia davanti al monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale, citando Pertini (“si svuotino gli arsenali e si riempiano i granai”) ha sventolato una bandiera della pace con su scritto l’articolo 11 della nostra Costituzione “L’Italia ripudia la guerra”, ed ha pronunciato un lungo discorso sulla fine di tutte le guerre e sulla solidarietà di tutti i popoli. Un generale dei carabinieri ha abbandonato la cerimonia, seguito da un altro alto ufficiale dell’Arma. Il ministro della difesa D’Alia ha prontamente condannato il gesto demagogico  del sindaco di Messina.

Sui social network sono arrivati anche molti messaggi di approvazione all’iniziativa di Renato Accorinti, confermando quanto sia diffusa ancora l’ ignoranza di storia patria e quanti pregiudizi ideologici siano presenti nel nostro Paese a due anni delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Andrebbe ricordato al sindaco pacifista che Pertini ha partecipato alla Resistenza, fatta con le armi e non certo con i ramoscelli d’olivo, Resistenza, da cui è nata la Repubblica e la Costituzione italiana; andrebbe pure ricordato che le Forze armate sono il presidio e la garanzia delle istituzioni democratiche, nate appunto con la Resistenza e che il 4 novembre non si celebra una pace astratta universale ma il sacrificio di tanti militari, che nel passato e nel presente, hanno combattuto per la libertà e l’onore dell’Italia, per una vera e duratura pace nella nostra Patria.

Nei filmati e nelle foto Accorinti appare come un rivoluzionario descamisado, con una maglietta rossa e con la bandiera della pace in mano, in contrasto con le divise in alta uniforme dei due carabinieri di picchetto al monumento ai Caduti, svilendo in maniera palese la dignità del suo ruolo istituzionale.

Consapevole o no ha recitato la parte di uno dei mille garibaldini che sono venuti in Sicilia per liberare la sua terra, allora nel 1860  dall’esercito dei Borboni, oggi nel 2013, come finzione teatrale, dall’esercito dello Stato italiano, ignorando però che anche nel 1860 la libertà e l’indipendenza furono conquistate con le armi, non certo con proclami pacifisti.

Pubblicato in: Focus
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