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In memoria di Carlo Azeglio Ciampi

16/09/2016

Carlo Azeglio Ciampi ebbe, dal Comitato Livornese del Risorgimento, il 6 aprile del 2011, la massima onorificenza, il Bartelloni d’oro. Come quella d’argento, la targa era stata ideata per premiare coloro che più avevano contribuito a raccordare la società civile e i valori del Risorgimento particolarmente importanti, quelli che, conquistati negli anni difficili della cospirazione e delle persecuzioni, costituivano l’aspirazione massima della parte più avanzata del popolo. Se poi i valori caratterizzanti una democrazia moderna avevano faticato ad affermarsi nell’Italia unita, via via contrastati dalle tendenze retrive della nostra società ma crescenti, fino alla vittoria del fascismo che aveva riportato indietro il terreno conquistato, la Resistenza e la guerra di liberazione avevano invertito nuovamente la tendenza aprendo la via al disegno democratico della costituzione repubblicana. Ciampi, di cultura azionista, giovane soldato del Corpo Italiano di liberazione, professore di liceo in una stagione in cui nella scuola  prestava la sua opera una generazione straordinariamente viva intellettualmente, aveva portato nella Banca d’Italia il suo profondo senso delle istituzioni, un fondamento solido che l’accompagnò poi nelle responsabilità politiche, di ministro, di presidente del Consiglio, di Presidente della Repubblica.  Il Risorgimento costituiva gran parte di quel fondamento, e Ciampi, divenuto presidente, volle manifestarlo con grande chiarezza proponendo proprio quel filo rosso dei valori tra il Risorgimento e l’età della Resistenza che veniva contrastando una deriva assurda e pericolosa. La messa in discussione del valore dell’Unità, la negazione anche volgare del tricolore, il dispregio del patrimonio di dedizione e sacrificio personale che i morti del prima e del dopo avevano testimoniato, trovarono nella credibilità e nel carisma di Ciampi un argine. Quando ciò accadde i comitati toscani del Risorgimento avevano già avviato la loro opera di riflessione e riconoscimento di quel filo e dei valori che vi si collegavano. Ecco perché il Bartelloni d’oro  livornese, idealmente consegnato da tutto l’insieme dei risorgimentali toscani, era ampiamente giustificato. E lo era anche per un altro motivo. Venendo a Livorno, il 24 gennaio del 2004, per inaugurare il rinnovato Teatro Goldoni, Ciampi aveva consegnato al Comitato livornese la missione di celebrare adeguatamente la figura di Guerrazzi, di cui ricorreva il duecentesimo della nascita. Il Comitato livornese accolse quell’invito mettendosi alla testa di una grande operazione toscana che vide fiorire ben cinque convegni, collegati tra di loro e pubblicati tutti insieme in un volume edito dal Consiglio regionale toscano. C’era dunque sintonia, sottolineata anche dalla concessione dell’alto patrocinio della Presidenza della repubblica per le nostre manifestazioni. Consegnammo il Bartelloni d’oro a Ciampi, ormai non più presidente, nel suo studio di Palazzo Giustiniani, guidando una delegazione che comprendeva le massime autorità cittadine. Ciampi mostrò di  tenere in grande considerazione il riconoscimento risorgimentale. Lo commentò in quei termini di grande valore della continuità che aveva affermato fino dal primo giorno della sua Presidenza. Fisicamente debole, espose il suo punto di vista con grande lucidità e chiarezza, con quel sottile humour che faceva stile, mostrando, con i ricordi di personaggi e luoghi della sua Toscana, una memoria feconda e – per chi ascoltava – interessante. E seppe lasciare spazio agli interventi, risorgimentale tra i risorgimentali, pieno di idee e di suggerimenti e soprattutto di incoraggiamento ad operare. Per questo oggi lo ricordiamo con grande affetto, con la memoria di un uomo giusto e onesto intellettualmente, capace politicamente perché ha saputo affrontare una delle stagioni più confuse e deludenti della storia repubblicana, tenendo – per così dire – l’idea d’Italia fuori dal basso profilo in cui la concatenazione degli avvenimenti e lo spessore degli uomini tentavano di collocarla.

Fabio Bertini   Coordinatore dei Comitati Toscani per il Risorgimento

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