
Ci avviamo a celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica e dell’Assemblea costituente con una maggiore conoscenza, rispetto a pochissimi anni fa, sulle Madri della Costituzione. Le 21 donne elette il 2 giugno del ’46 stanno emergendo pian piano dall’oblio anche grazie ad alcune monografie, come quella dedicata da Giulia Vassallo alla socialista Bianca Bianchi (Biblion, 2021) o quella recentissima di Alice Ginella, Chicchi la resistente, sulla comunista Teresa Mattei (Erga edizioni, 2025).
La giovane studiosa Benedetta Sceresini accende ora un faro su Maria Maddalena Rossi offrendo un profilo completo e ben tratteggiato dell’esponente comunista di Codevilla, borgo di poche centinaia di anime in provincia di Pavia (un plauso va all’amministrazione comunale che ha sostenuto il lavoro: iniziativa non da tutti). Quello che forse più colpisce di una donna che ha speso la sua vita al servizio della democrazia e del bene comune, e lo si nota ancor di più per il vuoto della politica di oggi, è la sua «predisposizione all’azione, da condurre energicamente, sempre in prima fila, ricercando un contatto diretto con le persone», osserva Sceresini. Non è un caso che Maria Maddalena Rossi, eletta ininterrottamente in Parlamento sino al ’63, abbia deciso di chiudere il suo percorso nella piccola Portovenere, gemma ligure dove trascorreva le vacanze, prima da consigliera comunale e poi da sindaca: ancora una volta prevaleva la politica concreta, soprattutto la tutela dell’ambiente e di un assetto urbanistico “civile” in tempi di sviluppo edilizio selvaggio.
Ma cominciamo dall’inizio, dalle origini sulle quali, nonostante lo scandaglio di archivi e documenti, restano scarne notizie, anche per via della scomparsa di parenti e testimoni orali. Nata nel 1906 in una famiglia numerosa – otto figli – e medio borghese, con il papà segretario comunale e la mamma dedita alla cura dei bambini, Rossi si distingue per la propensione agli studi scientifici: decide di frequentare un istituto tecnico a Milano, a differenza di due delle sue sorelle che percorrono l’iter per diventare maestra elementare, un approdo allora ritenuto quasi naturale per quante avevano la possibilità di studiare. L’importanza attribuita all’istruzione e all’indipendenza economica, unita al non volersi accontentare optando per la strada più semplice (si laurea in Chimica) rivelano il carattere di chi, pur cresciuta in una realtà provinciale e tradizionale, non esita a mettersi in gioco, a coltivare le proprie ambizioni. E poi a scegliere, con decisione, da che parte stare: nel 1937, quando già ha incontrato quello che diviene suo marito, Antonio Semproni, nell’azienda farmaceutica in cui entrambi lavorano – la Zambeletti di Milano – aderisce al Partito comunista clandestino. Sarà intercettata dalla polizia e arrestata nel ’42, vivrà l’esperienza di un anno di confino nelle Marche cui farà seguito la fuga in Svizzera (favorita da un’amnistia), subito dopo l’8 settembre 1943.
Il volume ricostruisce la militanza antifascista, l’elezione all’Assemblea costituente, nella quale Maria Maddalena Rossi è inserita nella Commissione per i Trattati internazionali, gli interventi efficaci durante quei cruciali due anni. Attraverso una ricognizione per temi, nelle pagine di Madre della Repubblica si enucleano gli interessi e i campi d’azione della protagonista, che sarà anche presidente dell’Unione donne italiane (Udi) dal ’47 al’56. Il tema della parità rispetto al coniuge e in materia di lavoro (vedi l’accesso delle donne in Magistratura), i diritti dei figli (compresi gli illegittimi e sul fronte delle adozioni) sono tra le sue priorità. Allo stesso modo la questione della pace è al centro del suo impegno politico. È in questo ambito, commenta l’autrice, che si coglie il clima dell’epoca, irrigidito da contrapposizioni (il filoatlantismo d’un lato, l’adesione all’ortodossia sovietica dall’altro) che sconfinano nel dogmatismo.
Non si può non citare, infine, uno dei momenti più alti della parabola di Maria Maddalena Rossi: la sua attenzione alle cosiddette “marocchinate”, le donne stuprate dalle truppe coloniali francesi nel maggio del ’44, nella zona di Cassino. Fu lei a incontrare queste vittime dimenticate, ad ascoltarle (facendole pian piano uscire dal silenzio in cui si erano rifugiate) e a dare loro voce in Parlamento, chiedendo giustizia in nome di chi non avrebbe mai potuto rivendicarla.
Eliana Di Caro Il Sole 24 Ore domenica 18 gennaio

Benedetta Sceresini
Madre della Repubblica.
Maria Maddalena Rossi nell’Italia del ’900
Biblion, pagg. 302, € 30


CRISTINA, ARISTOCRATICA IRREGOLARE. La principessa di Belgiojoso