• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Lo stato in ritirata dal Meridione

05/09/2016

Ernesto Galli della Loggia  Corriere della Sera 18 agosto

 

Il Mezzogiorno appare sempre di più un mondo a parte. È questa la realtà vera che ci rivelano i voti degli esami di maturità delle sue scuole, così inesplicabilmente superiori a quelli delle scuole delle regioni del resto d’Italia. Un mondo dove vigono altri criteri di valutazione, un’altra idea di che cosa siano la scuola e lo studio e il loro rapporto con la società, di che cosa debba essere la preparazione dei giovani alla vita, un’altra idea — si deve supporre — di che cosa sia la vita stessa.

Il Mezzogiorno appare oggi un mondo a parte come in questi ultimi decenni non lo era mai stato: per l’assenza consolidata di ogni prospettiva di sviluppo, per gli elevatissimi tassi di disoccupazione, per il crollo demografico. Ma insieme per l’insediamento ormai egemone in molti ambiti delle organizzazioni malavitose (il solo suo aspetto che sembra capace di mettere radici altrove), per l’indice carente di tutti i servizi (dalla sanità alle comunicazioni), per le dimensioni e l’inefficienza e delle sue burocrazie, per la qualità disastrosa di quasi tutte le sue classi politiche (ormai giunte con il consigliere regionale siciliano Barbagallo al limite dell’avanspettacolo), e infine per un’atmosfera sociale ancora dominata in pieno dal familismo, dai rapporti clientelari, dalla raccomandazione. Tutto ciò, sia chiaro, non già a causa di qualche malformazione genetica dei nostri concittadini di quelle regioni, ma a causa di una storia infelice caratterizzata da un’antica indigenza e da secoli delle più varie forme di malgoverno.

Una storia che qualche decennio fa molti segni indicavano essersi finalmente interrotta ma che ora, invece, sembra riaffermare tutto il suo peso. Il Sud è sempre più lontano dall’Italia, sempre più un mondo a parte. Perché? Tra le molte risposte che vengono date non trovo mai quella che a me sembra la principale. Il fatto che in questo tempo è andato progressivamente scomparendo lo Stato nazionale.

Non è solo o tanto questione di investimenti, di infrastrutture, di Cassa per il Mezzogiorno, io credo. Non è solo questione di risorse insomma. Molto di più è questione dell’opera di omogeneizzazione culturale e dunque sociale che per un secolo l’esistenza dello Stato italiano ha significato. Un’opera realizzata grazie soprattutto alla sua struttura giuridica e amministrativa la quale è valsa a stabilire da un capo all’altro della Penisola la medesima scuola, la medesima lingua, il senso di una vicenda storica comune, i medesimi istituti di autogoverno delle comunità, i medesimi uffici pubblici, le medesime regole; e grazie a un medesimo, multiforme, corpo di addetti. In tal modo si è compiuto tra tutte le parti del Paese un travaso fecondo di persone, di legami familiari, di idee, di sensibilità, che ha favorito dappertutto la circolazione delle conoscenze, una visione più aperta del mondo nonché, a partire dalle aree e dagli ambiti più avanzati, la diffusione di consuetudini di vita e di abiti intellettuali più liberi e adeguati ai tempi. È così venuto crescendo anche un pensare tendenzialmente comune, frutto di un reciproco arricchimento e premessa di un avanzamento dell’Italia nel suo complesso.

A partire dagli anni Settanta questo processo, però, è cominciato a entrare in stallo. Siamo stati presi da un vortice di localismo–stanzialismo, favorito per un verso dalla ricerca demagogica del consenso da parte della politica e per l’altro da un incontrollato potere sindacale. Per cominciare, in quasi tutte le amministrazioni statali si è affermato il diritto di avere il posto di lavoro nel proprio luogo d’origine o comunque di propria scelta; per chi aveva una famiglia invece della precedente ovvia prassi del trasferimento di questa è subentrato il diritto al «ricongiungimento». In settori come la scuola e l’università ha cominciato ad affermarsi un crescente decentramento funzionale che oggi tocca l’apice. Gli istituti e gli atenei sono divenuti sempre più autonomi riguardo la scelta del personale: c’è da stupirsi se negli uni e negli altri insegnino ormai da tempo (vedremo cosa succederà dopo le sommosse in corso) quasi solo insegnanti locali o comunque radicati localmente? L’istituzione delle Regioni è stato l’ulteriore passo decisivo. In nessuno dei loro tanti uffici lavora qualcuno che non sia nato nella regione stessa o vi risieda da decenni. Le loro leggi hanno riguardo solo per quanto è nel e del territorio di loro competenza.

Nello stesso giro di anni in tutta la Penisola ha guadagnato sempre più terreno, specie ai livelli sociali medio-bassi, ma anche nell’ambito scolastico e dei media locali, una sorta di perverso decentramento culturale alimentato regolarmente dalle risorse degli assessorati regionali. Ha preso così a dominare dovunque l’enfasi su tutti gli aspetti dell’identità locale a scapito di quelle nazionali. La sagra della vongola o del liscio, il rudere di una pieve o un oscuro fattarello storico svoltosi dietro l’angolo, acquistano oggi più spazio ovvero hanno diritto a una maggiore memoria della Biennale di Venezia o del conte di Cavour.

Per il Mezzogiorno l’insieme di tutti questi fenomeni è stato funesto. Come mille altre cose anche la ritirata dello Stato nazionale, il suo frantumarsi nel localismo, colpisce negativamente il Sud, lo danneggia, mille volte più che le altre parti d’Italia. Il Nord, infatti, nonostante tutto continua ad essere culturalmente e civilmente vivificato dall’ininterrotta immigrazione interna dal Mezzogiorno nonché dai molteplici apporti  dall’estero che gli procura la sua economia. Viceversa è sul presente e ancor più sul futuro dell’Italia meridionale che si va sempre più chiudendo la porta di una soffocante prigione ambientale. È l’Italia meridionale che la fine dei circuiti stabilitisi con l’unità del Paese condanna a una grigia autarchia antropologica, culturale e di modelli di vita. Una condanna che naturalmente, come sempre, colpisce i poveri ben più dei ricchi. I quali infatti mandano tutti i figli a studiare altrove e se si ammalano si precipitano a farsi ricoverare negli ospedali del Centro o del Nord.

Pubblicato in: TribunaTag: mondo
Post precedente:C’erano una volta in Italia le scuole di Arti e Mestieri …
Post successivo:Savoia, l’adesione al fascismo non cancella i meriti della dinastia

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

La Storia agli esami di Maturità

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

LA REPUBBLICA UNA E INDIVISIBILE (art. 5 della Costituzione). L’eredità del Risorgimento nella Repubblica italiana. 

15/03/2026

Storia versus Barbarie

19/11/2025

1865 – 1870 FIRENZE CAPITALE. La Certosa e l’eversione dell’asse ecclesiastico

29/09/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

01/06/2026

PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani” La sequenza clou del film del 2023 C'è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si …

Gino Capponi. Patriota, pedagogista e uomo di cultura nella Toscana dell’Ottocento

27/05/2026

Antonio Bortone GINO CAPPONI 1876 Sala Firenze Capitale Palazzo Vecchio 29 MAGGIO 2026 26 Maggio 2026. RICORRENZA DI CURTATONE E MONTANARA Nel Cinquantenario della morte di Gino Capponi Venerdì 29 …

Zanardelli, il nemico del trasformismo

20/05/2026

Patriota, uomo di governo, autore di svolte decisive. Cadde nell’oblio perché avverso ai compromessi C’è un patriota risorgimentale bresciano che ancor oggi non è considerato come meriterebbe. A dispetto dei …

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852 «Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per …

La Festa del Primo Maggio

01/05/2026

Il lavoro non come condanna, ma come realizzazione personale. “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) …

FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

24/04/2026

Il 27 APRILE rappresenta una data simbolica nella storia della Toscana: in quel giorno del 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze, aprendo la strada alla costituzione di un Governo provvisorio che …

La crisi delle democrazie tra crisi interne e pressioni globali

22/04/2026

CERBERO, il cane mitologico con tre teste, Parco di Bomarzo Viterbo AUTORITARISMO, POPULISMO, NAZIONALISMO Viviamo una fase di trasformazioni profonde che investono società, istituzioni e politica. Le …

Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti

12/04/2026

2 aprile – 25 agosto 2026 Firenze Palazzo Medici Riccardi  Gioielli, arredi, ceramiche, abiti, tessuti, manifesti pubblicitari: sono solo alcuni dei manufatti che compongono la mostra Firenze Déco. …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi