• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Le vere radici delle due Italie

30/09/2011

Un «compromesso storico» nel ‘500 condizionò il Sud. Articolo di Giuseppe Galasso dal Corriere della Sera del 27 settembre 2011.

In un recente convegno presso il Biogem di Ariano Irpino sulle origini del dualismo italiano mi è accaduto di ricordare come, pur con precedenti più antichi, una divisione dell’Italia in due grandi regioni storiche si produca solo con l’arrivo in Italia dei Longobardi nel 568, che diede davvero luogo a una crescente diversità fra le due aree. Alla fine, fra il Mille e il 1300 il Sud si qualificò per la sua economia agraria, il Nord in senso più manifatturiero, mercantile e finanziario.

Il dualismo non impedì, però, il formarsi di un legame unitario della penisola. La complementarità tra le due Italie stabilì fra loro un rapporto di «scambio ineguale» nel duplice contesto mediterraneo ed europeo. Il «sistema italiano» è stato, ed è, infatti, come un edificio con molte porte e finestre aperte e con tante relazioni con l’esterno influenti anche sui rapporti interni al «sistema».

 

Il dualismo comportò una condizione di subalternità del Sud, ma non una sua assenza di attività e di iniziative. Già per svolgere la sua parte subalterna l’area più debole ha dovuto avere attività e iniziative, per cui è potuta stare sul grande mercato con un’offerta interessante. Né basta. Esposto a tutti i venti delle vicende storiche, il dualismo italiano ha avuto fasi alterne di espansione o recessione; e non è neppure il contrasto frontale di due aree omogenee, con tutto il negativo da un lato e il positivo dall’altro, poiché in ciascuna area vi sono zone di assai varia condizione. E’, piuttosto, il mobile intreccio di un mosaico policromo bipartito, con una forte prevalenza di toni opposti al Nord e al Sud.

Le ragioni del dualismo sono state molteplici. A partire dal primato commerciale che dopo il Mille le città del Nord acquisirono nel Mediterraneo e in Europa. Un tempo si vedeva nella mancata partecipazione meridionale alle Crociate la ragione prima della disparità fra Nord e Sud. L’altra, e prevalente, spiegazione si riferiva all’introduzione nel Sud del regime feudale, a opera dei Normanni, nell’XI e XII secolo, mentre al Nord si affermavano i Comuni.

Nessuna di queste due tesi persuade più. Molte città italiane fiorirono senza partecipare alle Crociate. D’altra parte, pur in un giudizio critico sul feudalesimo nella storia civile del Sud, si è acquisita della realtà feudale meridionale un’idea più complessa, con aspetti anche di promozione, e solo dal Cinque o Seicento in poi di più forte remora sociale. A sua volta, gran parte della società si è adagiata, nel Sud, nelle ampie pieghe del sistema feudale, con una reciproca compenetrazione di interessi, che ha perpetuato mentalità e comportamenti feudali anche dopo la scomparsa del feudalesimo.

Il feudalesimo non è stato, inoltre, protagonista esclusivo. Preminente rispetto alla sua fu, in complesso, la parte della monarchia, che con esso combatté una guerra plurisecolare per il controllo dello Stato e della vita sociale, risoltasi solo nella prima metà del ‘500. Allora, però, il successo della monarchia fu pagato, anche nel Sud come in Europa, con una sorta di «compromesso storico», che alla feudalità conservò un primato sociale e ampi privilegi.

Maggiore fu la parte della monarchia nella storia del Sud per la gestione delle risorse del Paese, poiché i suoi bisogni di capitali liquidi la resero sempre più dipendente dalla grande finanza del tempo. Ciò portò a favorire, in cambio delle risorse ottenute, la penetrazione delle potenze mercantili estere nel Paese, con privilegi e vantaggi che ne resero più facile e più rapida la conquista del mercato meridionale, già nella logica economica del tempo. Nel ‘300 di questa penetrazione furono protagonisti i mercanti toscani; poi, nel ‘500 e ‘600, i genovesi. Già nel ‘400 si diffuse, perciò, il luogo comune per cui si diceva che il Paese abbondava di ogni tipo di risorse, ma gli stranieri vi si arricchivano e i meridionali, per la loro infingardaggine, restavano poveri: uno stereotipo durato tenace nei secoli (ma i mercanti sfruttavano, e anche, però, stimolavano l’economia locale).

Col declino post-rinascimentale dell’Italia e quello del Mediterraneo quale mare dei traffici mondiali le cose peggiorarono. Le grandi potenze economiche moderne, francesi e inglesi in testa, soppiantarono gli italiani nel primato euromediterraneo. La complementarità del sistema italiano, pur continuando con minore intensità, venne disarticolata nella subalternità di tutta l’Italia verso i Paesi transalpini e si ebbe una sorta di regionalizzazione dell’economia peninsulare.

Ciò vuol dire che tutto il divario accumulato fra le due Italie dal ‘300 al ‘600 svanì, e che la loro condizione nel 1861 era più o meno la stessa? La ricerca storica fa riconoscere che il dualismo del Paese preesiste al 1861, ma che da allora si sono avute condizioni per cui la precedente dualità è diventata la «questione meridionale». Bisogna, perciò, distinguere fra loro il dualismo di prima e quello di dopo l’Unità, senza confonderli e senza tagli chirurgici, salvandone sia la continuità che le novità e le rotture dal 1861 in poi.

Pubblicato in: Primo piano
Post precedente:"CITTADINI D'ITALIA. Primi passi della Toscana nello Stato unitario"
Post successivo:La Breccia di Porta Pia e il Vaticano

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

NOSTOS. Ritorno alla terra dei padri

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

XX SETTEMBRE 2025

16/09/2025

1875: inaugurazione del monumento a Michelangelo al Piazzale Michelangelo

03/06/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Ieri la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. E come ogni anno, puntuale come il caldo e ugualmente prevedibile, risuona nell’aria il lamento rituale: teniamocela stretta questa Repubblica, perché c’è chi …

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

01/06/2026

PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani” La sequenza clou del film del 2023 C'è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si …

Gino Capponi. Patriota, pedagogista e uomo di cultura nella Toscana dell’Ottocento

27/05/2026

Antonio Bortone GINO CAPPONI 1876 Sala Firenze Capitale Palazzo Vecchio 29 MAGGIO 2026 26 Maggio 2026. RICORRENZA DI CURTATONE E MONTANARA Nel Cinquantenario della morte di Gino Capponi Venerdì 29 …

Zanardelli, il nemico del trasformismo

20/05/2026

Patriota, uomo di governo, autore di svolte decisive. Cadde nell’oblio perché avverso ai compromessi C’è un patriota risorgimentale bresciano che ancor oggi non è considerato come meriterebbe. A dispetto dei …

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852 «Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per …

La Festa del Primo Maggio

01/05/2026

Il lavoro non come condanna, ma come realizzazione personale. “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) …

FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

24/04/2026

Il 27 APRILE rappresenta una data simbolica nella storia della Toscana: in quel giorno del 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze, aprendo la strada alla costituzione di un Governo provvisorio che …

La crisi delle democrazie tra crisi interne e pressioni globali

22/04/2026

CERBERO, il cane mitologico con tre teste, Parco di Bomarzo Viterbo AUTORITARISMO, POPULISMO, NAZIONALISMO Viviamo una fase di trasformazioni profonde che investono società, istituzioni e politica. Le …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi