• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Israele, un sogno incompleto

18/06/2018

Ugo Tramballi  Sole 24 Ore  19 maggio

 

«I primi israeliani spesso non erano felici della loro vita privata ma credevano nel loro Paese e nel loro futuro. Avevano un sogno. Questa, forse, è la differenza più profonda fra gli israeliani di allora e quelli di oggi», scrive lo storico Tom Segev in 1949. The First Israelis (Free Press, 1998).

Cosa significhi essere un popolo felice è difficile da definire: forse è solo un’ambizione collettiva irrealizzabile nello stesso momento, per l’intera collettività di ogni Paese della Terra.

Ma se c’è un luogo della geopolitica oltre che dell’anima, dove ininterrottamente da 70 anni descrivere la felicità è più complicato, quello è Israele. Forse avevano più certezze gli 806mila ebrei di Palestina, molti dei quali scampati alla Shoah, che alle quattro del pomeriggio del 14 maggio 1948 (il sesto giorno di Iyar del 5708) ascoltarono alla radio la dichiarazione d’indipendenza. Loro più dei 6 milioni e 484mila ebrei d’Israele di oggi.

Alla Dizengoff House, il Museo di Tel Aviv in Rothschild Boulevard, David Ben Gurion annunciava «la fondazione di uno Stato Ebraico in Eretz Israel, che sarà conosciuto come Stato d’Israele». Oggi Rothschild è uno dei viali più smart della città: gli alberi sono ombrosi, circolano bici elettriche, si mangia il miglior sushi del mondo fuori dal Giappone e un appartamento costa al metro quadro quanto a Tribeca, New York. È difficile immaginare che a una ventina di chilometri in linea d’aria continui il conflitto con i palestinesi.

Allora Rothschild era lo specchio del socialismo spartano dello Stato ebraico nascente. Ed era in prima linea, a due passi dalla cittadina araba di Yaffa. Mentre Ben Gurion parlava alla radio, gli uomini erano già al fronte: un fronte in ogni wadi, piana e montagna del nuovo Paese, agli angoli delle strade di ogni città divisa in quartieri ebraici e arabi. Agli angoli di Rothschild si scavavano trincee e rifugi anti aerei.

Alle Nazioni Unite non era stato facile il lavoro diplomatico per arrivare a questo, e alle frontiere così insicure presto avrebbero premuto gli eserciti dei Paesi arabi. Eppure non è sbagliato affermare che gli israeliani di allora sognassero più di chi oggi vive in un Paese protetto dalle forze armate tecnologicamente inferiori solo alle americane; in un’economia fra le più avanzate che non ha smesso di crescere anche in mezzo alla crisi finanziaria globale, come in nessun altro Paese occidentale. Sentirsi in tutto e per tutto occidentali ma essere geograficamente in Medio Oriente, vivere nel posto giusto e contemporaneamente in quello sbagliato, è forse l’essenza del problema d’Israele.

Le origini dei coloni ebrei nati o andati in Palestina e la determinazione del loro insediarsi hanno una forza epica. Ma qualcosa non ha funzionato se sette decenni più tardi, celebrando un successo, lo Stato non ha ancora frontiere certe, riconosciute e sicure. Israele ha istituzioni, leggi, università, premi Nobel, autostrade, banche, fisco, startup e sindacati. Ma resta come lo Stato degli arabi palestinesi, che di tutto questo non ha nulla: un sogno incompleto. A causa della geopolitica di oggi che sta cambiando le alleanze regionali, e delle vittorie militari «il conflitto arabo-israeliano è di fatto terminato». Ma queste vicende «non hanno permesso di regolare quello con i palestinesi», sostiene il giovane storico David Elkaim (Histoire des guerres d’Israel, éditions Tallandier, Paris, 2018).

Stendere la dichiarazione d’indipendenza del 1948 non era stato un compito facile. Come definire i confini del nuovo Stato: accontentarsi di quello che il piano di spartizione delle Nazioni Unite aveva fissato o mettere già nero su bianco le future ambizioni territoriali? E Stato ebraico era una definizione politica o anche religiosa? Doveva prevalere l’essenza laica e socialista del “nuovo ebreo” o la fede antica della quale era stata fatta rinascere la lingua, tornata a essere l’idioma ufficiale in pieno XX secolo? Accanto ai fondatori, i coloni, i kibutznikim che dovevano conquistare, coltivare e difendere la terra («Siamo una generazione di coloni, eppure senza un’arma da fuoco non riusciremo a piantare un albero», diceva Moshe Dayan), inaspettatamente arrivarono dai ghetti europei migliaia di ultra ortodossi e di haredim, i timorati di Dio. Loro non condividevano l’impresa sionista. Per evitare uno scontro fra religione e Stato, si evitò di scrivere una Costituzione.

Forse è per questo che 70 anni più tardi l’ultima generazione d’israeliani fatica a sognare quanto i first Israelis. Frontiere e fede erano le grandi incertezze nella stesura dell’indipendenza, frontiere e fede sono ancora i due grandi nodi irrisolti alla fine del secondo decennio del XXI secolo. «Il movimento giovanile e le sue camicie blu, il kibbutz, le gite e l’archeologia. E poi, più tardi: la partecipazione alla politica, le relazioni arabo-ebraiche, il dialogo israelo-palestinese. Lo scontro tra falchi e colombe. Ho lasciato fuori qualcosa?», ha scritto l’intellettuale e politologo Meron Benvenisti, fotografando settant’anni di storia d’Israele.

Sotto la pressione dei conflitti Israele ha conosciuto nazionalismo e nativismo molto prima di europei e americani. Da oltre una trentina d’anni le destre e il movimento dei coloni hanno connesso ciò che il socialismo dei fondatori aveva volutamente tenuto separati: la fede e il nazionalismo. Il grande tema di oggi è come definire «lo Stato-nazione ebraico» di fronte a una minoranza araba del 20% e ai 2,9 milioni di palestinesi della Cisgiordania occupata. Il problema esiste da sempre ma era un tabù: nessuno sapeva come risolvere il dilemma fra avere tutta la terra per gli ebrei e restare uno Stato democratico. La demografia dice che in meno di mezzo secolo fra il Mediterraneo e il fiume Giordano, i palestinesi saranno di più. «C’è la possibilità di mantenere una maggioranza ebraica anche al prezzo di violare i diritti» e la Corte Suprema deve trovare «lo strumento costituzionale» per farlo nella legalità, aveva detto qualche mese fa alla Knesset la giovane ministra della Giustizia Ayelet Shaked, una pasionaria di Eretz Israel, non del suo carattere democratico.

È difficile che Israele viva per altri 70 anni senza risolvere questo dilemma.

Pubblicato in: Rassegna stampaTag: mondo
Post precedente:Per sogni e per chimere – Giacomo Puccini e le arti visive
Post successivo:Baracca. L’ultimo amore

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

ORIANA FALLACI, una fiorentina, un’italiana

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

XX SETTEMBRE 2025

16/09/2025

1875: inaugurazione del monumento a Michelangelo al Piazzale Michelangelo

03/06/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

ORIANA LA DONNA MULTIFORME

30/08/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

L’eterna ossessione per l’odissea

09/08/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

GIORGIO SOREL. Il teorico della violenza

02/08/2026

GIAN BIAGIO FURIOZZI: Giorgio Sorel. Il teorico della violenza, Morlacchi Editore, Perugia, 2026, pp. 218, € 16 GIAN BIAGIO FURIOZZI, professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Perugia, è …

NOSTOS. Ritorno alla terra dei padri

01/08/2026

FRANCESCO HAYEZ I profughi di Parga 1931 Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque,  Zacinto mia, che te specchi nell’onde  del greco mar da cui vergine nacque …

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

LETTERE Corriere della Sera 14 luglio 2026 CARO ALDO, l’11 luglio è la data del famoso armistizio di Villafranca nel 1859, tra Napoleone III e Francesco Giuseppe, senza che i piemontesi ne fossero informati, di …

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

L’insediamento dei Consigli regionali nel luglio del 1970 ha rappresentato uno dei passaggi più significativi della storia istituzionale della Repubblica italiana. Con l’avvio delle Regioni a statuto ordinario …

La Storia agli esami di Maturità

01/07/2026

Il discorso d'insediamento di GIUSEPPE SARAGAT come presidente dell’Assemblea costituente. 26 giugno 1946 La storia del mondo non è altro che il progresso della …

IL VOTO DI IERI E LE SPINE DI OGGI

09/06/2026

80 ANNI DELLA REPUBBLICA. Tre saggi raccontano la conquista del voto delle donne, sin dalle radici precedenti al ’46, e il cammino che porta ai giorni nostri: il bilancio è dolce amaro e risente delle mancate …

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Ieri la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. E come ogni anno, puntuale come il caldo e ugualmente prevedibile, risuona nell’aria il lamento rituale: teniamocela stretta questa Repubblica, perché c’è chi …

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

01/06/2026

PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani” La sequenza clou del film del 2023 C'è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi