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IL DISPREZZO PER IL RISORGIMENTO È DISPREZZO PER NOI STESSI

25/09/2022

LETTERE       

Corriere della Sera  23 settembre 2023

Caro Aldo, il 20 settembre presso la breccia di Porta Pia si è svolta come ogni anno una cerimonia commemorativa. I bersaglieri di Cadorna nel 1870 invasero lo Stato Pontificio con le armi in pugno e lo conquistarono con la motivazione che era parte dell’Italia. Per giustificare agli occhi del mondo l’annessione armata di uno Stato straniero legittimamente esistente il Regno d’Italia indisse subito un plebiscito locale che ratificò l’annessione a maggioranza dei votanti. Oggi la Russia sta facendo qualcosa di simile. Ha invaso le province russofone dell’Ucraina, sostenendo che appartengono territorialmente e linguisticamente alla Russia. E ora si appresta a indire un referendum locale per ratificare l’annessione armata. Ma noi applaudiamo i bersaglieri e critichiamo la Russia. Lei che ne pensa? Mauro Martini

Caro Mauro, Non vorrei mai ricevere lettere come la sua. Purtroppo sono numerose. Il Risorgimento — quest’epopea meravigliosa che ispirò Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi, che fece discutere personaggi della statura di Mazzini, Gioberti, Cattaneo, Cavour, che vide lo slancio di volontari di tutta Italia, che fece di Garibaldi l’uomo più famoso del mondo — è il periodo più odiato della storia d’Italia. Da tempo è senza padri: né i democristiani né i comunisti sapevano cosa farsene. Poi sono arrivati i leghisti, che volevano dividere l’Italia, e i loro fratelli neoborbonici, convinti che i mali del Sud siano solo responsabilità del Nord, e quindi non ci si possa fare nulla.

L’odio per il Piemonte e lo spappolamento culturale della città che fu di Gramsci e Gobetti, Einaudi e Bobbio, hanno fatto il resto. Ma non è solo questo. C’è di mezzo il disprezzo degli italiani per se stessi. E l’idea, teorizzata da Francesco Cossiga, per cui gli italiani sono sempre gli altri.

Ma come si fa, gentile signor Martini, a paragonare i soldati italiani — non piemontesi; italiani — che entrarono in Roma ai soldati russi che hanno invaso l’Ucraina? A Roma nessuno venne torturato, nessuno fu violentato, nessuno fu gettato in una fossa comune con le mani legate dietro la schiena. Legga cosa scrive un cronista d’eccezione, Edmondo De Amicis. I soldati italiani entrarono nella città eterna intimoriti e ammirati: quasi nessuno era mai stato a Roma in vita sua (a proposito, la proposta molto criticata di rendere obbligatoria una gita scolastica a Roma è invece giusta, perché anche adesso molti ragazzi del Nord e del Sud non sono mai stati a Roma in vita loro).

Pio IX — sempre Cossiga disse che la sua beatificazione era uno schiaffo del Vaticano all’Italia — aveva scelto di difendere con le armi, sia pure simbolicamente, il potere temporale dei Papi. Ma la perdita del potere temporale è stata una fortuna per il Papa, che anche per questo ora è leader spirituale e universale. Il 20 settembre segna la fine dell’Ancien Régime, dei ghetti e delle forche, della tortura e del foro ecclesiastico, e l’inizio della scuola laica, delle libertà civili, dell’uguaglianza di fronte alla legge. Non esiste un Paese al mondo in cui l’unificazione nazionale e il ricongiungimento della capitale con la patria siano considerate sciagure.

Lettere come la sua, gentile signor Martini, mi inducono a pensare che avesse ragione de Gaulle, quando diceva che l’Italia non è un Paese povero, è un povero Paese. Aldo Cazzullo

Edmondo De Amicis

 

Pubblicato in: Focus
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