• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Il caso Germania
Le regole che non fanno la politica

28/07/2015

 16881_berlino_palazzo_dei_reichstag

Ernesto Galli Della Loggia Corriere della Sera 19 luglio

 

A scadenza fissa la Germania torna a presentarsi come la detentrice del primato in Europa, e quindi come la candidata elettiva alla sua guida. Aggirato e rimosso in varie maniere, è questo il dato centrale da cui ogni discussione sull’unità europea, – ogni discussione vera, e cioè che non navighi nei cieli delle chiacchiere e delle buone intenzioni – dovrebbe partire. È un fatto: la Germania ha una naturale spinta a primeggiare – e di gran lunga – su tutti gli altri Paesi dell’area continentale (esclusa quindi la Gran Bretagna, fondamentalmente grazie alla sua antica insularità oceanica); e questa spinta a primeggiare tende, prima o poi, a trasformarsi in una volontà di strutturazione centralizzata dell’intera area europea sotto il comando di fatto di Berlino.

La spinta tedesca al primato nell’Unione Europea ha dunque un che d’inevitabile. Appartengono infatti alla Germania la popolazione più numerosa, le esportazioni più cospicue, l’economia più forte sostenuta da un’alta produttività, la tecnologia e la ricerca tra le più avanzate, strettissimi legami linguistici e/o culturali e quindi d’influenza con numerosi altri Paesi come Austria, Svizzera, Danimarca, Lettonia, Estonia; infine essa possiede una posizione geografica che la proietta immediatamente verso Oriente, fino alla Russia, con funzioni di naturale economia-guida se non di vera e propria leadership culturale. Da 150 anni l’Europa è chiamata a fare i conti con la potenza tedesca. Egualmente, da 150 anni la Germania cerca come giustapporre la sua potenza alla struttura tradizionale dell’Europa, cerca come rendere in qualche modo compatibile la prima con la seconda.
Per ben due volte nel corso del secolo scorso, nel 1914 e poi di nuovo nel 1939, la via scelta dalla potenza tedesca è stata come si sa la guerra: cioè la decisione di tradurre la propria potenza in dominio, di attuare « manu militari » il disegno di una grande sfera d’influenza e di conquista all’interno dello spazio europeo.

Oggi non siamo di fronte a nulla di simile, per fortuna. Ma la sostanza del problema di fondo è la medesima: quali rapporti possono esserci tra la Germania e l’Europa, tali da far combaciare il peso soverchiante della prima, i suoi modelli economici, culturali e ideologici, con le esigenze di autonomia del sistema degli Stati nazionali che caratterizza la seconda? Tali da far stare le due cose insieme? Il problema non sarebbe oggi così drammaticamente evidente se in tutti questi decenni del dopoguerra, da che è tornato ad essere il Paese principe dell’Europa, alla Germania fosse riuscita l’operazione di trasformare la sua crescente potenza, anziché in aspirazione al dominio, in esercizio di un’egemonia. In capacità di costruire un’egemonia.

Il dominio – sia che prenda una forma bellico-militare sia che prenda quella dell’imposizione di regole e vincoli economici – alla fine appare sempre a chi lo subisce l’espressione diretta di puri rapporti di forza, e pertanto qualcosa di duro, di autoritario, di necessariamente odioso. L’egemonia, viceversa, è la capacità di trasformare la potenza in una vasta e multiforme influenza indiretta, esportando modi di vita e di pensare, popolarizzando personaggi e luoghi-simbolo, modellando l’immaginario altrui secondo il proprio, dando forme nuove, le proprie, agli oggetti della quotidianità. L’egemonia, per capirci, è ciò di cui si sono mostrati e si mostrano supremamente capaci gli Stati Uniti: con Hollywood, Lincoln, i jeans, la Statua della libertà e la Coca-Cola.

Ma è proprio ciò di cui non si mostra capace la Germania. Rispetto all’Europa essa non riesce ad esportare altro che automobili e frigoriferi, riesce ad associare il suo nome solo all’aspirina e ai semiconduttori elettronici. Nessun europeo ha mai cantato una canzone tedesca, letto un libro giallo tedesco, o visto, tranne quelli con l’ispettore Derrick, un film tedesco. È vero, Berlino è un mito della gioventù europea ma, sospetto, molto più per il livello dei suoi servizi, il basso costo della vita e le generose opportunità economiche verso gli stranieri, che per la bellezza architettonica della Potsdamer Platz o per altro. Tra il Tiergarten e il Central Park continua a non esserci partita.

In tal modo alla Germania fanno difetto in Europa la generica simpatia, il consenso, che un tal genere di egemonia procura. E forse anche per questo essa non riesce a tradurre il suo potere economico in vera leadership politica: qualcosa di cui però essa per prima, paradossalmente, sembra non sapere che cosa sia e quasi non avvertire il bisogno. Trincerata dietro le sue ammirevoli performance produttive e l’altrettanto ammirevole qualità della sua vita civile, la Germania attuale appare ben poco interessata, infatti, a trasmettere un’immagine di sé che vada oltre questi aspetti. E così, nel modo come si propone all’esterno, essa appare fondamentalmente autoreferenziale, tutta riconducibile solo alle sue statistiche, incapace di proporre all’Europa una prospettiva che vada oltre il feticistico «rispetto delle regole» così ossessivamente richiamato in questi ultimi tempi.
Ma «il rispetto delle regole» può andar bene come norma fondamentale per un condominio, non per un progetto storico di una portata così ambiziosa come quello dell’unione del Continente. Con il rispetto delle regole non si è mai creato nulla, e mai nulla si creerà. Per questo ci vuole la politica, solo la politica: quella cosa fatta di passioni e di audacia, di lungimiranza e di creatività, e poi anche delle parole per dirlo, che nessuno avrebbe mai pensato che proprio la patria di Schiller e di Weber potesse mai dimenticare.

Pubblicato in: TribunaTag: bellezza
Post precedente:CANOVA E I MAESTRI DEL MARMO
Post successivo:Medioevo e Risorgimento.
L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

LA REPUBBLICA UNA E INDIVISIBILE (art. 5 della Costituzione). L’eredità del Risorgimento nella Repubblica italiana. 

15/03/2026

Storia versus Barbarie

19/11/2025

1865 – 1870 FIRENZE CAPITALE. La Certosa e l’eversione dell’asse ecclesiastico

29/09/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

IL VOTO DI IERI E LE SPINE DI OGGI

09/06/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

Pubblicazioni

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Zanardelli, il nemico del trasformismo

20/05/2026

Patriota, uomo di governo, autore di svolte decisive. Cadde nell’oblio perché avverso ai compromessi C’è un patriota risorgimentale bresciano che ancor oggi non è considerato come meriterebbe. A dispetto dei …

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852 «Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per …

La Festa del Primo Maggio

01/05/2026

Il lavoro non come condanna, ma come realizzazione personale. “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) …

FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

24/04/2026

Il 27 APRILE rappresenta una data simbolica nella storia della Toscana: in quel giorno del 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze, aprendo la strada alla costituzione di un Governo provvisorio che …

La crisi delle democrazie tra crisi interne e pressioni globali

22/04/2026

CERBERO, il cane mitologico con tre teste, Parco di Bomarzo Viterbo AUTORITARISMO, POPULISMO, NAZIONALISMO Viviamo una fase di trasformazioni profonde che investono società, istituzioni e politica. Le …

Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti

12/04/2026

2 aprile – 25 agosto 2026 Firenze Palazzo Medici Riccardi  Gioielli, arredi, ceramiche, abiti, tessuti, manifesti pubblicitari: sono solo alcuni dei manufatti che compongono la mostra Firenze Déco. …

LA POLITICA DI ISRAELE IN MANO AGLI ESTREMISTI

09/04/2026

Fondazione Bereshit Lashalom – Un inizio per la pace. LETTERE AL CORRIERE DELLA SERA 7 aprile 2026 Caro Aldo, scrive un amico israeliano: «Siamo in guerra e qui le leggi le rispettano tutti. Venisse anche il …

BUONA PASQUA

02/04/2026

BUONA PASQUA Comitato Fiorentino per il Risorgimento …

IL 27 APRILE, FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

01/04/2026

Enrico Fanfani Il 27 aprile 1859 1860 Nel pomeriggio del 27 aprile 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze e si insediò il Governo provvisorio della Toscana con Ubaldino Peruzzi, Vincenzo Malenchini …

GARIBALDI, AGRONOMO ALL’AVANGUARDIA

15/03/2026

L'isola di Caprera Agricoltori rivoluzionari. I diari indagati da Virman Cusenza riportano un eroe che, passati i fremiti bellici (ma senza dimenticarne le istanze) si ferma a Caprera, rivaluta il lavoro agricolo …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi