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ESSERE VERAMENTE LAICO

06/10/2020

 

Armando Niccolai Fratellanza Artigiana d’Italia di Firenze

Sembrerebbe inutile indagare il significato ed il compito di un laico. In fondo se è vero, ed è vero, che laico significa, secondo la sua etimologia, non essere iniziato alle cose sacre, non fare parte del clero, tutti noi siamo laici. In realtà il significato di questa parola è fortemente mutato dalle sue origini: dalla affermazione di cosa non è un laico, si è passati alla definizione di cosa è. «Laico è colui che si pone dinanzi a problemi e scelte, specialmente etici o politici, con atteggiamento scevro da pregiudizi o vincoli ideologici [e dogmatici]».( 1)

 Non bisogna però credere che la nostra indagine sia conclusa perché quella della maggior parte delle persone è una laicità indefinita, affermata solo a parole e, talvolta, anche nascondendo profonde contraddizioni. Le parole che caratterizzano la laicità ed il laicismo sono sostanzialmente quelle che apparvero agli inizi dell’illuminismo e che si affermarono durante la rivoluzione americana del 1775 e quella francese del 1789. Esse sono: la tolleranza, la giustizia, la fratellanza, l’uguaglianza, la libertà, il progresso, il bene dell’umanità. Il vero problema consiste nel dare sostanza a queste parole, definire il loro significato. Cosa si intende per tolleranza? Su questa questione tante sono le interpretazioni e tante le convinzioni che ne derivano, talvolta anche in contrapposizione tra di loro. Non basta pronunciare la parola per averne un significato accettato e condiviso da tutti. E a quale giustizia ci si riferisce, basata su quali principi, decisi da chi? Solo per il piacere del paradosso, vorrei ricordare che l’olocausto del popolo ebraico, voluto dal nazismo, si basava sulle leggi di uno stato e su una giustizia che le applicava. Quali sono i metodi per tentare di realizzare la fratellanza universale? Ed ancora, basta davvero trovare solo ciò che unisce per realizzarla o forse, se non si abbattono le differenze, non la si otterrà mai? Ed in tal caso quali differenze occorre abbattere e come si opera per abbatterle?

Un esempio di quanto possa essere importante addirittura definire il significato della parola, si trova nel viaggio Apostolico del 3-5 febbraio 2019 negli Emirati Arabi Uniti. In quella occasione è stato firmato, tra Papa Francesco ed il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib, il “Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune”. Nella prefazione si afferma: «La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere». Nel documento poi si continua affermando: «Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli».

 In altre parole, per quei religiosi, la fratellanza umana, ed anche l’uguaglianza, discendono da Dio e le si possono realizzare solo con la fede in Lui. Non credo sia necessario aggiungere altro se non che lo stesso termine sottintende un’idea che si ha di esso profondamente diversa da quella di un laico. Ispirarsi al trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza non significa forse sposare anche un’etica che queste parole nel 18º secolo avevano avuto, con l’affermazione dell’illuminismo, che ne fu il loro massimo interprete? Di quale progresso si parla? Progresso sociale, materiale, filosofico, scientifico eccetera certamente, ma in che modo, verso cosa? La fiducia illimitata nel progresso, che tanto ha affascinato gli uomini dell’ottocento e di tutto il novecento, ha portato alla nostra società attuale, nei confronti della quale nutriamo molte riserve. In realtà quindi si dovrebbe seriamente ripensare tutto l’apparato fondante della laicità, precisando il significato delle affermazioni che ne costituiscono le basi. A titolo di esempio faccio notare che volere il bene dell’umanità è stata un’affermazione appartenuta non solo ai santi, ai saggi, ai giusti, ma anche a tutti i dittatori che, in nome di quel bene non meglio precisato, hanno commesso i più atroci delitti, in questo accomunati dalla storia della stessa Chiesa Cattolica. È quindi giunta l’ora che la comunità laica decida di darsi un compito preciso che serva veramente a dare sostanza alle parole di cui abbiamo parlato. Come abbiamo visto, la chiesa Cattolica e le religioni in genere, si preoccupano di definire le parole e di darne una giustificazione, anche se spesso dogmatica. E’ urgente che anche i laici compiano questo percorso se non vogliono che la genericità, l’inesattezza o, ancor più, la mancanza di definizioni, porti al disorientamento di coloro che invece ritengono necessario affermare le idee laiche. Tanto più ora che è in atto un profondo tentativo di riaffermare la importanza imprescindibile di ritornare alla credenza nelle religioni, rafforzato anche dallo smarrimento indotto nella coscienza delle persone dovuto ai recenti avvenimenti collegati con la pandemia del Coronavirus.

Non precisare cosa significhi moralità e etica per un laico, non chiarire cosa si intenda per tolleranza, per fratellanza, per libertà, per uguaglianza, significa commettere un grave atto di omissione.

 Non è sufficiente riferirsi a epoche storiche passate perché è chiaro che la fratellanza all’epoca della rivoluzione francese avesse un significato che era senz’altro diverso da quello che le potremmo dare oggi. E così anche per le definizioni che dovrebbero essere fornite per gli altri termini. Termini che necessitano di un continuo aggiornamento in virtù dell’evoluzione culturale di cui siamo protagonisti.(2)

Come laici sappiamo benissimo, infatti, che niente è assoluto e che tutto deve essere ricercato e definito in itinere, poiché affidarsi a “certezze” certificate dalla tradizione illuminista, conferendo ad esse un valore assoluto, è esattamente il contrario dell’essenza di essere laico. Un laico, in definitiva, • si propone di affermare la tolleranza tra le persone ed i popoli;

  • rifiuta il dogmatismo e non accetta limiti alla ricerca della verità;
  • opera per l’affermazione del trinomio “Libertà, Uguaglianza, Fraternità”;
  • persegue, attraverso il progresso, il bene dell’umanità.

 Ne consegue che i laici si propongono un ben preciso FINE ULTIMO. L’affermazione che ci si dedichi ad un traguardo da raggiungere per noi stessi e per l’umanità tutta, che si indichi un fine da perseguire, determina già in sé un comportamento morale. Credere che esista tale fine ultimo significa però anche ammettere che esista, o che si debba tracciare, un disegno cui è obbligo fare riferimento. Infatti la sua esistenza accetta implicitamente, come proprio fondamento, la costruzione di un ordinamento morale. La nostra società è senz’altro portatrice di valori laici, ma lo è, da questo punto di vista, nello stesso modo generico di cui prima abbiamo parlato. Ogni giorno, con le nostre azioni, contribuiamo a modificare l’etica cosiddetta naturale predicata dalle religioni. Il vero problema è che lo facciamo inconsapevolmente aumentando di fatto le contraddizioni della nostra società anziché risolverle. Al di là delle opinioni personali, non c’è dubbio che la ricerca scientifica abbia posto, anche subdolamente, il problema. Ci troviamo nelle condizioni di fare cose “innaturali” con un ordinamento filosofico superato dagli eventi. È a questo ordinamento che bisogna porre mano. Occorre perciò che si attenda a qualcosa di più. Infatti, se nel XVII secolo, l’attestazione di laicità mediante l’affermazione dei principi laici, costituiva di per sé un evento rivoluzionario nel panorama culturale esistente, oggi tali affermazioni di principio non sono più né originali né sufficienti. Per essere veramente laici, è necessario lavorare concretamente alla realizzazione di un ordinamento giuridico e sociale equilibrato ed in continuo mutamento in funzione della capacità degli individui di progredire nella educazione della loro coscienza civica. Abbiamo visto che dichiararsi laici è facile e quasi scontato nella nostra società, ma non basta. Anche affermare e operare per realizzare la laicità di uno stato non è sufficiente se non si riesce prima a chiarire in quale ambito si debba agire. D’altra parte sposare il laicismo storico, con la sua elaborazione di una precisa morale, è addirittura sbagliato. Essere laico oggi non può più significare semplicemente neanche operare secondo la definizione che abbiamo dato all’inizio. Perché affermo questo? Perché porsi in un certo modo (con atteggiamento scevro da pregiudizi o vincoli ideologici e dogmatici) rispetto alle questioni cui dobbiamo dare una risposta, riveste un carattere del tutto individuale e personale, e perciò svincolato da ogni qualsivoglia riferimento, e non assicura alcuna forma di società coerente. E’ necessario cioè passare da un impegno individuale ad un impegno collettivo trovando le basi comuni su cui impostare l’azione futura. Viviamo in una società, come abbiamo sopra accennato, che, a causa del progresso scientifico e tecnologico, ha aperto una serie impressionante di contraddizioni rispetto al modo di pensare tradizionale, proponendo sfide aperte dalle nuove eccezionali possibilità offerte a ciascuno di noi e alla aspettativa di straordinarie future conquiste che promettono, ad esempio, addirittura, di arrivare, tramite la manipolazione genetica, ad una vita sana, senza un deterioramento percettibile delle cellule ed indefinita. Il vero laico si deve preoccupare di governare questa situazione che causa non poche questioni di coscienza e di contrasto con le leggi che sono state da sempre ritenute naturali ma che in realtà sono tali solo perché così ci appaiono e che potranno finalmente essere modificate a favore dell’umanità. D’altra parte deve essere ben chiaro ad un laico che l’attuale situazione non è a priori garantita. Il ritorno all’oscurantismo intellettuale del medioevo, guidato dalle chiese cristiane, islamiche e orientali, non è così improbabile come potrebbe apparire. Dirsi laico oggi significa combattere affinché ciò non avvenga ed esiste un solo modo per riuscire a farlo: quello di porre tutte le forze per lavorare alla costituzione di un nuovo laicismo, creando una nuova cultura laica che sia il fondamento della edificazione di una vera civiltà laica. Alla luce di queste considerazioni si può aggiornare la definizione di laico con la seguente formulazione: «laico è colui che si pone dinanzi a problemi e scelte, specialmente etici o politici, con atteggiamento scevro da pregiudizi o vincoli ideologici e dogmatici, e che si adopera per la elaborazione di un nuovo laicismo e di una etica laica, come fondamento per l’edificazione di una civiltà laica».

********************

1) Devoto, Giacomo e Oli, Carlo (1990), Il dizionario della lingua italiana, Firenze: Casa editrice Felice Le Monnier

 2) Cfr. Niccolai, Armando (2016), La nuova etica – Prefazione di Simone Cavallini, Firenze: Porto Seguro Editore

Pubblicato in: Tribuna
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