• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

Com’è difficile fare gli italiani

26/08/2012

Per secoli papato e impero impedirono la creazione di una coscienza nazionale

Sergio Romano        Corriere della Sera  15 agosto 2012

Nel corso delle sue ricerche sulla storia delle repubbliche italiane nel Medio Evo, uno storico francese dell’Ottocento, Edgar Quinet (1803-1875), trovò un curioso documento del 1223. Era una specie di manuale oratorio, composto da «discorsi ufficiali preparati per qualsiasi evento futuro o rivoluzione della repubblica: modelli di arringhe moderate, appassionate o violente a scelta dei governi e dei popoli per qualsiasi circostanza il futuro possa riservare». In questo «Che fare» dell’Italia dei Comuni l’uomo pubblico avrebbe trovato la parola giusta per ogni occasione. Voleva fare promesse, minacciare, esortare, manifestare gratitudine, invocare la religione e la libertà? Voleva mettersi alla guida di un movimento popolare e dichiarare guerra al potere? Il discorso di cui aveva bisogno era già scritto, pronto all’uso.

Dalla scoperta di questo «ingenuo embrione» di cinico machiavellismo Quinet trasse la convinzione che i Comuni della penisola, così ricchi di nuovi istituti civili e di felici intuizioni economiche, mancassero degli ingredienti necessari per la nascita di una nazione italiana: il senso del diritto e il sentimento di una orgogliosa e inalienabile indipendenza. Per essere governati sceglievano un podestà straniero. Per difendersi si affidavano a una banda di mercenari. Per sconfiggere un nemico erano pronti a invocare l’aiuto di un potere straniero o a negoziare mediocri compromessi.

 

Proseguendo nei suoi studi, Quinet spiegò queste carenze constatando che i ceti dirigenti delle società comunali erano abbagliati dal ricordo dell’Impero romano e dalla convinzione che il vero Potere, come quello di Roma, non potesse che essere universale. Erano pronti a battersi, se necessario, contro gli imperatori scesi dal Nord, ma li riconoscevano pur sempre eredi degli imperatori romani e non riuscivano a trovare in sé la forza di contestare la legittimità della loro corona. Non potevano fondare il loro diritto e preparare così la nascita di uno Stato italiano, perché erano tributari di un diritto esterno collocato in un’autorità per la quale nutrivano un innato rispetto reverenziale. L’Italia rinasce con i Comuni, ma non crede di appartenere a se stessa.

Il problema italiano secondo Quinet, era ulteriormente complicato dall’esistenza nella penisola di un altro potere (quello della Chiesa cattolica), altrettanto persuaso della propria universalità e risolutamente deciso a impedire la nascita di un concorrente civile sulla «sua» terra d’elezione.

Il confronto con la Spagna è illuminante. Nella Penisola iberica il clero cattolico aveva combattuto a fianco del popolo contro i «mori» e aveva dato un contributo decisivo alla nascita della nazione spagnola. In Italia la Chiesa, nella lotta per il potere, era in campo con altri giocatori, e il suo clero, anziché battersi con il popolo, lo esortava a trattare, a cedere, a piegarsi.

Per l’Italia il risultato di questa contrapposizione fra due universalità – l’impero e il papato – fu duplice: una ininterrotta sequenza di guerre intestine e un percorso completamente diverso da quello che favorì la nascita dei maggiori Stati europei. Vi furono alcuni grandi ribelli, figure spirituali come Girolamo Savonarola, o teorici della politica come Niccolò Machiavelli, che cercarono di rompere questa catena della doppia lealtà e sognarono una penisola indipendente. Ma Savonarola vide nell’invasione di Carlo VIII, re di Francia, la giusta punizione dei peccati italiani; e Machiavelli scelse, per la redenzione dell’Italia, Cesare Borgia, duca Valentino, il figlio incestuoso e crudele del peggiore pontefice romano. Il primo morì sul rogo, il secondo concluse la sua vita constatando amaramente che nessuno gli aveva dato retta.

Ripetutamente invasa dagli Stati del Nord, l’Italia non si difese, scrisse Quinet, perché non esisteva. Il peggiore effetto di quegli eventi fu il declino del carattere degli italiani. Un popolo allevato nell’arte di negoziare, mentire, ingannare e vendere l’indipendenza per comprare la quiete della servitù, finì per odiare tutti coloro che cercarono di risvegliarlo dal suo letargo.

Quando i francesi, nel 1796, portarono in Italia i principi della rivoluzione, gli italiani si comportarono come il prigioniero cieco, sepolto nelle segrete della Bastiglia, che accolse i suoi liberatori, il 14 luglio 1789, come se fossero i suoi carnefici. Al messaggio di libertà che Bonaparte, nonostante tutto, portava con sé, gli italiani risposero con le Pasque veronesi, le insorgenze, le bande del cardinale Ruffo, i massacri di Pavia, Genova, Napoli. I secoli trascorsi dalle guerre d’Italia avevano modificato il carattere del popolo italiano. «Come mai – si chiese Quinet – tutto ciò che aveva costituito la sua vita nel Medio Evo, libertà, elezioni, rivoluzioni, gli era diventato odioso, e invece si era appassionato per la monarchia, il diritto ereditario, il legittimismo, tutte cose ignorate o odiose ai suoi antenati?».

Queste riflessioni sulla storia italiana sono in un grande libro che Edgar Quinet scrisse tra il 1848 e il 1852. S’intitola Le rivoluzioni d’Italia, nel Novecento fu più volte tradotto in italiano (per Laterza e Einaudi) e ritorna ora nelle librerie in una bella edizione pubblicata da Aragno a cura di Maria Grazia Meriggi, docente di Storia contemporanea all’Università di Bergamo.

Quinet fu storico della cultura e della politica, nello spirito della migliore storiografia tedesca dell’Ottocento, e insegnò con Jules Michelet al Collège de France, la più autorevole istituzione accademica di Parigi. Ma fu anche uomo pubblico, impegnato nelle battaglie liberali contro la monarchia e il Secondo impero, esule a Bruxelles e in Svizzera, grande avvocato dell’Unità italiana, deputato della Senna all’Assemblea nazionale francese dopo la guerra franco-prussiana del 1870. Il suo libro sulle Rivoluzioni d’Italia, quindi, riflette al tempo stesso un grande amore per la materia dei suoi studi, le sue convinzioni politiche e i grandi avvenimenti degli anni in cui fu scritto.

Terminò il primo volume dell’opera agli inizi del 1848, poco prima della rivoluzione parigina di febbraio e di quelle che sarebbero scoppiate nelle maggiori città europee. Nel progetto di un’Italia guelfa, presieduta dal Pontefice romano, vide la ripetizione dell’equivoco che aveva tradizionalmente sbarrato la strada all’unità nazionale. Per creare l’Italia, scrisse in una nota del 23 agosto del 1848, occorrevano due condizioni, strettamente collegate: abolire il dominio temporale del papato e scacciare lo straniero. Non usò mai nei suoi scritti la parola Risorgimento perché l’Italia «non è mai esistita, nemmeno un solo giorno», e non poteva quindi risorgere. Morì nel 1875, quando le due condizioni per l’unità della nostra penisola si erano ormai avverate. Ma quando sarà giunto alla fine del suo libro il lettore si chiederà se alle due condizioni necessarie elencate da Quinet non sarebbe utile aggiungerne una terza, ancora incompiuta: il mutamento del carattere degli italiani.

Pubblicato in: Rassegna stampa
Post precedente:Il Risorgimento italiano. La costruzione di una nazione
Post successivo:Pisacane patriota e rivoluzionario

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

Libertà è partecipazione

Video

Il video della presentazione nella sala Firenze Capitale del libro CENNI DAL LONTANO PASSATO

Prossimi appuntamenti

Storia versus Barbarie

19/11/2025

1865 – 1870 FIRENZE CAPITALE. La Certosa e l’eversione dell’asse ecclesiastico

29/09/2025

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

Lettere al Direttore

L’11 AGOSTO 1944, la Liberazione di Firenze, va sempre  celebrata per ricordare il sacrificio dei tanti partigiani che morirono  per la liberazione dell’Italia dal regime nazifascista.

12/08/2025

Focus

Politica e dignità. L’esempio di Amendola

25/02/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

GLI IDEALI DELLA SOCIETA’ SI DANNO ALLA MACCHIA

02/02/2026

Rassegna stampa

A CENTO ANNI DALLA MORTE. Salvate Gobetti da gobettiani e anti-gobettiani

15/02/2026

Pubblicazioni

GAETANO SALVEMINI.  L’impegno intellettuale e la lotta politica

22/02/2026

SORVEGLIARE E PUNIRE. La cruenta repressione del dissenso in Iran

01/02/2026

"Saluterò di nuovo il sole, e il torrente che mi scorreva nel petto, e saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino che con me hanno percorso le secche …

La scoperta delle radici ebraiche: una memoria familiare, e di tutti

26/01/2026

Mimmo Paladino Dormienti   Görlitz - Stalag VIII  Memoriale della Shoah Milano L’incipit è da romanzo, diciamo da fiction. Invece è l’inizio di una reale riscrittura della propria autobiografia e di una intera …

MARIA MADDALENA ROSSI. Donna d’azione per la democrazia e il bene comune

18/01/2026

Ci avviamo a celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica e dell’Assemblea costituente con una maggiore conoscenza, rispetto a pochissimi anni fa, sulle Madri della Costituzione. Le 21 donne elette il 2 …

CRISTINA, ARISTOCRATICA IRREGOLARE. La principessa di Belgiojoso

12/01/2026

«Ce qui m’inspire de l’horreur c’est l’oubli» scriveva Cristina di Belgiojoso nei Souvenirs dans l’exil. Pubblicati nel 1850, si trattava d’una raccolta di lettere in cui la donna raccontava il suo abbandono …

L’ITALIA DEI PRIMI ITALIANI.  Ritratto di una Nazione appena nata

06/01/2026

Castello Visconteo Piazza Martiri della Libertà 3 Novara 1/11/2025 - 6/04/2026 Demetrio Cosola Il dettato 1891 Nel coinvolgente percorso di questa nuova rassegna sull’Ottocento prodotta da Mets Percorsi …

Il mito dell’Intelligenza Artificiale

01/01/2026

Prometeo porta il fuoco all'umanità Heinrich Fueger 1817 «Giove irritato, tuonò: “Il temerario che ha donato agli uomini il fuoco deve essere punito.” E ordinò a Vulcano di apprestare egli stesso catene enormi ed …

Il pittore del Re. Luigi Norfini nell’Italia del Risorgimento

21/12/2025

Luigi Norfini Battaglia di Palestro: gli zuavi francesi con Vittorio Emanuele II battono gli austriaci 1863 Tra Lucca e Pescia i quadri del pittore che decorò i palazzi di casa Savoia e rappresentò le grandi …

AUGURI PER UN SERENO NATALE E UN FELICE 2O26

17/12/2025

AUGURI PER UN SERENO NATALE E UN FELICE 2O26 Comitato Fiorentino per il Risorgimento …

Premio Letterario Nazionale

14/12/2025

Angiolo Tricca Caricatura di Carlo Lorenzini 1875 CARLO LORENZINI detto COLLODIDA VIA TADDEA A VIA DE’ RONDINELLI Edizione 2026 Promosso da Comitato Fiorentino per il RisorgimentoSbandieratori della …

LA LAPIDE DI MODENA E L’ITALIA CHE NON ESISTE PIÙ

04/12/2025

LETTERE Corriere della Sera 4 dicembre2025 Caro Aldo, come spesso lei ci ha ricordato, il Risorgimento sembra ormai un ricordo lontano, e a volte perfino detestabile, sia per la cultura popolare degli italiani, …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi