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Ciconte Enzo – Banditi e briganti. Rivolta continua dal Cinquecento all’Ottocento

24/06/2012

Che nome ha la terra in cui siete nato?» mi domandò una vecchia signora che, nei suoi giovani anni, era stata nel Mezzogiorno d’Italia. «Sono di Napoli», risposi. «Proprio di Napoli?». «No, di una terra ancora più meridionale, della Basilicata». Mi accorsi che il nome riusciva nuovo e volli precisare. «È una terra»,… io dissi, «molto grande, grande la terza parte del Belgio, grande più del Montenegro: non ha città fiorenti, né industrie. La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari e l’uno e l’altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i principati e le Calabrie». I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione poiché la mia interlocutrice non mi fece quasi finire. «Il vostro», mi disse, «se è tra la Calabria e le Puglie, deve essere il paese dei briganti».
Storia di lunga durata. Storie di uomini, e di donne, molto diversi tra loro. Storie di banditi, come venivano chiamati tra il Cinquecento e il Settecento quelli che erano colpiti dal bando, cioè da un decreto di espulsione dalla comunità di cui facevano parte. Storie di briganti come nell’Ottocento i francesi definivano tutti quelli che s’opponevano alla loro dominazione.
Il bandito e il brigante non sono prodotti solo del Mezzogiorno perché in tempi diversi li troviamo in Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise, Lazio, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna. Una lunga scia di sangue fatta di atrocità, corpi squartati, teste mozzate esposte ovunque. Crudeltà da tutte le parti. Una repressione cieca, crudele, selvaggia pensa di risolvere problemi, che sono sociali e politici, facendo ricorso alle armi, al carcere, alle fucilazioni indiscriminate. Dalla Repubblica di Venezia allo Stato Pontificio, dal Regno di Napoli al neonato Regno d’Italia tutti i regnanti si comportano allo stesso modo.
L’altra faccia della repressione è la scelta degli Stati di venire a patti, di scendere a compromessi, di fare accordi con i malviventi. Sui briganti c’è un’enorme letteratura. Mancava un libro che raccontasse il filo che lega e che separa banditi e briganti, che mettesse in luce le diverse componenti – politica, religiosa, sociale, di classe, culturale –, che mistificasse falsi miti come quello che i mafiosi sarebbero i figli naturali o gli eredi legittimi dei briganti, e che fosse illustrato con un numero rilevante di immagini che mostrano lo sguardo con il quale la nascente borghesia italiana ed europea ha osservato quelle plebi meridionali o come la propaganda dei militari italiani ha raccontato la guerra e la distruzione dei briganti. Sfileranno le xilografie dei banditi dei secoli passati, le stampe e gli acquerelli dei briganti d’inizio Ottocento di Pinelli e di altri autori europei impregnati di romanticismo, le prime foto dei briganti catturati o dei cadaveri di quelli uccisi dai militari italiani.

Enzo Ciconte

Titolo Banditi e briganti. Rivolta continua dal Cinquecento all’Ottocento

Autore Ciconte Enzo

Prezzo 18 euro

Dati 2011, 191 p., ill., brossura

Editore Rubbettino

 


Pubblicato in: PubblicazioniTag: letteratura
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