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1918: la grande epidemia

27/07/2016

1918-la-grande-epidemia-220x326Quindici storie della febbre spagnola

 

Autore     Riccardo Chiaberge

Editore    De Agostini

Anno        2016

Pagine      304

Prezzo      Euro 16,00

 

 

Che cos’hanno in comune Walt Disney e Guillaume Apollinaire, Edvard Munch e Franklin Delano Roosevelt? Il pittore dello scandalo Egon Schiele e Leopoldo Torlonia, sindaco di Roma deposto per le sue simpatie papiste? Il padre dell’atomica Leó Szilárd e Sophie, la figlia perduta di Freud? In apparenza poco o nulla. Eppure, una cosa li unisce: le loro vite vengono tutte attraversate dalla febbre spagnola, la terribile epidemia che infuria nel mondo tra il 1918 e il 1920, facendo più vittime della prima guerra mondiale.

Qualcuno di loro guarisce, come Disney o Munch, altri no, come Schiele e Torlonia. Non sono gli unici influenzati celebri: tra le vittime della Spagnola figurano Mark Sykes, il diplomatico inglese responsabile dei confini del moderno Medio Oriente, e Anton Dilger, la spia tedesca artefice di un fallimentare progetto di guerra batteriologica negli Stati Uniti, ma anche la crocerossina Margherita Orlando, unica donna sepolta al sacrario di Redipuglia.

Il virus non fa distinzioni di merito e stato sociale: colpisce alla cieca, cambiando in modo imprevedibile i destini individuali e, a volte, collettivi. Con o senza Spagnola, la Grande guerra sarebbe finita certo nello stesso modo, ma è lecito domandarsi che cosa sarebbe accaduto se il presidente americano Woodrow Wilson non fosse stato annebbiato dalla febbre durante i negoziati di pace di Parigi, o se il suo successore Roosevelt fosse morto prima di conquistare la Casa Bianca e varare il New Deal, o se Szilárd non fosse sopravvissuto al contagio, venendo così meno al suo ruolo fondamentale nella costruzione della bomba atomica statunitense.

E ancora: Stalin avrebbe mai preso il potere in Unione Sovietica se Sverdlov, suo rivale e delfino di Lenin, non fosse stato ucciso dall’epidemia? E come dovremmo riscrivere la storia del cinema, se il virus si fosse portato via Mary Pickford, regina del muto e vera madrina di Hollywood?

Riccardo Chiaberge trasforma la storia della Spagnola in un castello dei destini incrociati, dove si incontrano o si sfiorano le vite diverse, fragili e mirabili di quindici donne e uomini che hanno contribuito a forgiare il Novecento per come lo conosciamo.

 

Riccardo Chiaberge è un giornalista italiano, nato a Torino nel 1947. Attualmente è direttore scientifico del Libro dell’anno dell’Enciclopedia Treccani.

Gli esordi della carriera lo videro impegnato presso il Centro Studi Einaudi di Torino, congiuntamente alla rivista Biblioteca della libertà.

La carriera giornalistica vera e propria iniziò a La Stampa nel 1976 per proseguire a Il Mondo. Chiaberge lavorò al Corriere della Sera dal 1984 al 2000, prima come caporedattore della redazione culturale, poi come inviato e editorialista in ambito culturale e scientifico. Dal 2000 al 2009 è stato responsabile del supplemento culturale Domenica de Il Sole 24 Ore.

Nel 2009 passa a Il Fatto Quotidiano, dove crea l’inserto culturale Saturno, in edicola dal 25 febbraio 2011 al 2 marzo 2012, quando il direttore Antonio Padellaro ne decise la chiusura.

 

Pubblicato in: PubblicazioniTag: mondo
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