• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
Risorgimento Firenze

Risorgimento Firenze

Il sito del Comitato Fiorentino per il Risorgimento.

  • Home
  • Focus
  • Tribuna
  • I luoghi
  • Mostre
  • Rassegna stampa
  • Pubblicazioni
  • Editoriale

VITTORIO EMANUELE III DIMENTICATO IN EGITTO

10/09/2013

imageLETTERE A SERGIO ROMANO Corriere della Sera 1 settembre

Le vicende egiziane di questi giorni mi hanno indotto una volta di più a riflettere sulla precarietà dell’attuale sepoltura di Vittorio Emanuele III nella chiesa di Santa Caterina, nell’Alessandria d’Egitto dove sono nata quando il re era in esilio. Mi chiamo Jela Gasche, sono figlia di Maria Ludovica Calvi di Bergolo e nipote di Jolanda di Savoia. Cerco di vincere l’immagine di quella chiesa assaltata da fanatici e profanata, come già avvenuto per tante altre, ma non ci riesco. È un’eventualità non remota, e non credo che mio bisnonno meriti anche questo oltraggio. Spero che molti Italiani la pensino come me. In questo nostro Paese sono sepolte tante persone che secondo i parametri applicati a Re Vittorio potrebbero giacere altrove. È per questo che rivolgo a lei un accorato appello perché voglia sollevare il problema, al fine di consentire che la salma possa rientrare in Italia; il Pantheon sarebbe troppo chiedere all’attuale classe politica, ma sono certa, anche dai ricordi di mia madre, che il Re vorrebbe essere vicino ai suoi soldati al cimitero di Redipuglia.

Jela Gasche

Cara Signora, Temo che molti abbiano dimenticato o ignorino da sempre le ragioni per cui Vittorio Emanuele III, penultimo re d’Italia, morì ad Alessandria d’Egitto il 28 dicembre 1947. Non per lei, quindi, ma per questi lettori, ricordo le circostanze che lo persuasero all’esilio. Dopo la conclusione dell’armistizio e la fuga da Roma, gli Alleati e molti monarchici italiani (fra cui Enrico De Nicola e Benedetto Croce) temettero che la presenza al vertice dello Stato di un uomo che aveva lungamente convissuto con il fascismo avrebbe pregiudicato le sorti della monarchia e favorito le sinistre. De Nicola propose il ricorso all’istituto della Luogotenenza e Vittorio Emanuele accettò di trasmettere i suoi poteri al figlio Umberto non appena gli eserciti alleati fossero entrati a Roma. Ma agli inizi del 1946, mentre si avvicinava il giorno del referendum istituzionale, gli stessi consiglieri giunsero alla conclusione che soltanto la sua abdicazione avrebbe offerto a Umberto una maggiore speranza di vittoria. La cerimonia ebbe luogo a Posillipo, nella residenza della famiglia reale, alle 15 del 9 maggio. Quattro ore dopo, Vittorio Emanuele e la moglie Elena salirono a bordo dell’incrociatore Duca degli Abruzzi che li avrebbe portati in Egitto. Era stato deciso che l’abdicazione e la partenza avrebbero avuto luogo nello stesso giorno. Occorreva creare il fatto compiuto, impedire le obiezioni e le riserve di coloro che, come Palmiro Togliatti, avrebbero preferito fare campagna contro un re compromesso col fascismo ed ebbero la notizia soltanto a cose fatte. Ad Alessandria il re d’Egitto, Faruk, volle che Vittorio Emanuele avesse un’accoglienza regale e soggiornasse nel suo palazzo. Ma il vecchio re preferì una piccola villa nella via Constantin Chorem, alla periferia della città. Vi rimase più di un anno mezzo sino alla morte, il 28 dicembre 1947. Passò gli ultimi mesi passeggiando, pescando, ricevendo i parenti, riandando con la memoria alle vicende del suo regno e agli uomini che aveva conosciuto. Di Mussolini diceva: «Gran testa, intelligenza eccezionale… un giocoliere nella politica, un ignorante pretenzioso nelle cose militari…». Per la sua sepoltura, esclusa la possibilità del ritorno in Italia, furono discusse alcune proposte: il cimitero latino di Alessandria, una cappella di famiglia offerta dalla vedova di un irlandese nella chiesa del Sacro Cuore, una piccola chiesa nel quartiere di Moharren Bey. Ma Elena scelse la cattedrale di Santa Caterina dove la bara fu tumulata in un loculo dietro l’altare maggiore con una targa in cui è scritto «Vittorio Emanuele di Savoia 1869-1947». Anch’io penso, cara Signora, che quella bara debba tornare in Italia. Vittorio Emanuele non fu soltanto l’uomo che convisse per 21 anni con il fascismo. Fu anche il re che favorì la svolta democratica di Giolitti agli inizi del Novecento, che trascorse al fronte gli anni della Grande guerra, che congedò Mussolini nel 1943. Nel bene e nel male appartiene alla storia d’Italia ed è giusto che torni a casa. Sergio Romano

Pubblicato in: Rassegna stampa
Post precedente:Italia 1861
Post successivo:Quell’8 settembre l’Italia smarrì l’idea di bene pubblico nazionale

Sidebar

il Comitato Fiorentino per il Risorgimento
è associato al Coordinamento nazionale Associazioni Risorgimentali FERRUCCIO

Sostieni

Sostieni liberamente le nostre attività con un bonifico bancario sul seguente conto corrente
Chianti Banca-Credito Cooperativo S.C.
IBAN IT81R0867302802000000909083

L’editoriale del direttore

NOSTOS. Ritorno alla terra dei padri

Video

VIDEO del convegno “La Repubblica una e indivisibile”

Prossimi appuntamenti

Società e cultura in Toscana dal Congresso di Vienna alla prima Guerra d’Indipendenza (1815/1848) 

20/09/2025

XX SETTEMBRE 2025

16/09/2025

1875: inaugurazione del monumento a Michelangelo al Piazzale Michelangelo

03/06/2025

Lettere al Direttore

Il sindacato oggi dovrebbe uscire dagli uffici e cercare e unire invece i dispersi del mondo attuale del lavoro.

03/05/2026

Focus

La nascita dell’istituzione regionale tra continuità politica e specificità territoriale: il caso della TOSCANA

12/07/2026

Tribuna

La foto simbolo della nuova Italia nel discorso di fine anno del presidente Mattarella

02/01/2026

Luoghi

La locomotiva nello stemma di Palazzo Fenzi-Marucelli a Firenze

29/12/2025

Mostre

La memoria viva della città in trent’anni di Foto Locchi

07/05/2026

Rassegna stampa

QUANDO CAVOUR DOPO VILLAFRANCA LITIGO’ CON IL RE IN PIEMONTESE

14/07/2026

Pubblicazioni

MAI STANCA DI VIVERE

08/07/2026

IL VOTO DI IERI E LE SPINE DI OGGI

09/06/2026

80 ANNI DELLA REPUBBLICA. Tre saggi raccontano la conquista del voto delle donne, sin dalle radici precedenti al ’46, e il cammino che porta ai giorni nostri: il bilancio è dolce amaro e risente delle mancate …

LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

05/06/2026

Ieri la Repubblica italiana ha compiuto ottant’anni. E come ogni anno, puntuale come il caldo e ugualmente prevedibile, risuona nell’aria il lamento rituale: teniamocela stretta questa Repubblica, perché c’è chi …

CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento

04/06/2026

Recensione di MASSIMO RAGAZZINI Rivista Libro Aperto volume 125 giugno 2026 CORRADO OCONE: Politica e cultura. Percorsi di pensiero nell’Italia del Novecento, …

RICORDIAMO LE «MADRI» DELLA PATRIA

01/06/2026

IL 2 GIUGNO NON FESTEGGIAMO SOLO L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA. Nata da un Paese stremato dagli errori del ventennio fascista e dai suoi orrori sfociati in una guerra devastante che causò oltre 400 …

Il 2 giugno 2026 la Repubblica italiana compie 80 anni. Auguri Italia!

01/06/2026

PAOLA CORTELLESI nel film “C’è ancora domani” La sequenza clou del film del 2023 C'è ancora domani, di cui Paola Cortellesi è co-sceneggiatrice, regista e interprete, è quella finale, in cui una folla di donne si …

Gino Capponi. Patriota, pedagogista e uomo di cultura nella Toscana dell’Ottocento

27/05/2026

Antonio Bortone GINO CAPPONI 1876 Sala Firenze Capitale Palazzo Vecchio 29 MAGGIO 2026 26 Maggio 2026. RICORRENZA DI CURTATONE E MONTANARA Nel Cinquantenario della morte di Gino Capponi Venerdì 29 …

Zanardelli, il nemico del trasformismo

20/05/2026

Patriota, uomo di governo, autore di svolte decisive. Cadde nell’oblio perché avverso ai compromessi C’è un patriota risorgimentale bresciano che ancor oggi non è considerato come meriterebbe. A dispetto dei …

Il mito del generale che difese Firenze

05/05/2026

Sebastiano De Albertis La morte di Francesco Ferrucci a Gavinana 1852 «Vile, tu uccidi un uomo morto» disse (secondo la leggenda) Francesco Ferrucci a Fabrizio Maramaldo il 3 agosto del 1530 mentre stava per …

La Festa del Primo Maggio

01/05/2026

Il lavoro non come condanna, ma come realizzazione personale. “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) …

FESTA DELL’INDIPENDENZA TOSCANA

24/04/2026

Il 27 APRILE rappresenta una data simbolica nella storia della Toscana: in quel giorno del 1859 il Granduca Leopoldo II di Lorena lasciò Firenze, aprendo la strada alla costituzione di un Governo provvisorio che …

Comitato Fiorentino per il Risorgimento

Direttore Sergio Casprini
Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi Webmaster Claudio Tirinnanzi

STATUTO
REDAZIONE
CONTATTI
LINK
PRIVACY

Newsletter

Rimani sempre aggiornato sulle nostre attività iscrivendoti alla nostra mailing list

Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione

  • Facebook

Direttore Sergio Casprini | Responsabile della Comunicazione Irene Foraboschi | Webmaster Claudio Tirinnanzi