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VASTO

11/12/2022

In visita ai luoghi dell’esule Gabriele Rossetti

Luca Bergamin

Sole 24 Ore  Il Domenicale 11/112/2022

Qualcuno si tuffa ancora tra lo scoglio su cui si lascia ammirare la silhouette bronzea della Sirenetta, qui chiamata La Bagnante, e le vestigia del porto dell’antica Histonium. Riemergendo dall’Adriatico quasi sempre cheto, lo sguardo coglie, lassù sulla collina, la sagoma di Casa Rossetti, ricostruita 70 anni fa e già Biblioteca Comunale, dalla quale si è dipanata un’avventura doppia nella storia della poesia e dell’arte. Essa è assisa su quella Loggia Amblingh che rappresenta la balconata-belvedere più emozionante e scenografica sulla costa marchigiana, sugli ulivi che digradano verso l’azzurro liquido.

Casa Rossetti

Anche Gabriele Rossetti era solito affacciarsi per cogliere ispirazioni per le sue poetiche: guardava il Gargano quando si concedeva alla vista, e persino le Isole Tremiti remote eppure geograficamente così vicine come del resto i rugosi rilievi del dirimpettaio Molise. La loggia perpetua il nome di Guglielmo Amblingh, austriaco segretario di quel Cesare Michelangelo d’Avalos che abitava l’altro iconico Palazzo, appunto d’Avalos, capace più di tutti di scandire lo skyline medioevale di Vasto in cui la quattrocentesca Porta Santa Maria affacciata ad oriente sulle antiche mura di questa città di collina e mare, dall’arco a sesto acuto sormontato da una loggetta di pregevole fattura, pare una cornice sul paesaggio.

Porta Santa Maria

Insomma, un belvedere lirico in cui era solito indugiare Gabriele Rossetti. Nato 140 anni fa, si appassionò alla Divina Commedia durante i propri studi a Napoli, dedicando molti saggi critici all’opera dantesca, ma la sua adesione ai moti liberali carbonari del 1821 che scatenarono la durissima reazione di re Ferdinando I spalleggiato dagli austriaci, lo obbligò a fuggire dall’Italia e quindi anche da Vasto. Avrebbe riparato prima sull’isola di Malta e poi a Londra: nella capitale inglese si guadagnò da vivere e scrivere all’inizio dando lezioni private, sino a ottenere un incarico ufficiale al prestigioso King’s College. Fu proprio la stabilità finanziaria a ridargli quella spensieratezza che gli permise di riprendere l’attività poetica. Nelle raccolte intitolate Iddio e l’uomo, Il veggente in solitudine, e l’Arpa evangelica, composte a metà dell’800, emergono gli ideali patriottici, e si è resi partecipi dei sentimenti verso la terra natia. Quegli afflati aleggiano nelle stanze di quello che adesso è il Centro Europeo di Studi Rossettiani, dedicatosi negli ultimi decenni con profonda partecipazione alla riscoperta della figura di Gabriele Rossetti e della sua opera, impiegando anche documenti scovati nell’Archivio di Stato di Napoli, in particolare dai rapporti redatti dalle spie segrete della Polizia borbonica, che lo pedinavano.

E viene inevitabile, in queste sale, in particolare in quella della Biblioteca, intuire un’influenza di queste atmosfere negli scenari rarefatti, eterei che pervadono le celeberrime tele di Dante Gabriel Rossetti, secondogenito dell’esule vastese e di Francesca Maria Lavinia Polidori, figlia di quel Gaetano Polidori, che fu segretario particolare di Vittorio Alfieri, costretto anch’egli a lasciare il nostro Paese.

 

Vasto. Monumento a Gabriele Rossetti

 

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