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TUTTI CONTRO IL RISORGIMENTO INVECE DI ESSERNE ORGOGLIOSI

05/02/2022

Gerolamo Induno L’imbarco a Genova del generale Garibaldi 1860

LETTERE al Corriere della Sera 4 febbraio 2022

Caro Aldo, a proposito di Risorgimento/anti Risorgimento, io, da settentrionale, pur non ritenendo che il periodo borbonico sia stato l’età dell’oro, credo che qualche ragione valida i neoborbonici l’abbiano, ma non è questo il punto. Faccio notare che in passato, soprattutto negli anni 80, il tema anti Risorgimentale è stato cavalcato strumentalmente dalla sinistra. Emilio Mariani, Milano

Caro Emilio, Il Risorgimento è una pagina meravigliosa della nostra storia. Giovani di ogni parte d’Italia e di ogni ceto sociale — gli studenti toscani disfatti a Curtatone e Montanara, i patrioti calabresi giustiziati a Gerace, i martiri di Belfiore… — offrivano la vita per liberarsi dai tiranni e riscattare l’indipendenza della patria. Oggi il loro nome e la loro vicenda sono del tutto dimenticati: una vergogna che dovrebbe indignare profondamente chi ama l’Italia. Questo non ci esime dal dovere di capire come sia potuto accadere.

Il Risorgimento è figlio di una cultura politica che oggi non esiste più, se non all’interno di infime minoranze: quella liberale. Il fascismo tentò di appropriarsene: la conclusione è nota. Le famiglie politiche che hanno dominato il secondo dopoguerra, quella cattolica e quella comunista, avevano il Risorgimento in gran dispitto. Poi la Lega ha tentato almeno a parole di spezzare l’unità italiana, contribuendo a far nascere una sorta di leghismo del Sud, che prima o poi genererà un partito ma ha già generato un filone culturale molto attivo in libreria e in Rete. È vero che dopo il Risorgimento ci fu nel Mezzogiorno una guerra civile, con le atrocità che sempre contraddistinguono le guerre civili: ma non fu un conflitto tra il Sud e il Nord, bensì tra difensori (il meglio della borghesia meridionale) e avversari dell’unificazione, compresi briganti in senso tecnico e nostalgici del potere temporale del clero. Come in ogni guerra civile, insomma, c’era una parte giusta e una parte sbagliata. Ma non credo che ai neoborbonici interessi molto questa distinzione. La loro logica è opposta e quindi speculare a quella della vecchia Lega padana: la colpa dei nostri mali non è nostra, bensì di altri italiani; sia dunque maledetto il Risorgimento. Diceva Charles de Gaulle dell’Italia: «Non è un Paese povero, è un povero Paese».  Aldo Cazzullo

 Oreste Calzolari Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano 1906 Fiesole

 

Pubblicato in: Rassegna stampa
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