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Risorgimento e paese reale. Riforma e rivoluzione a Livorno e in Toscana (1830-1849)

23/02/2011

Il libro, che prende le mosse dal perché poche centinaia di patrioti si opponessero all’assedio portato da 12.000 austriaci e modenesi, ricostruisce il percorso di idee e di organizzazione che coinvolse intellettuali e classi popolari in Toscana. Se il focus è rappresentato da Livorno, in quanto città di particolare fervore democratico, l’indagine si rivolge al tessuto granducale, raccordando la cultura risorgimentale italiana con il quadro di riferimento europeo. Lo studio, condotto attraverso un’ampia ricognizione sulle carte di polizia e su altre fonti, si svolge sul piano dell’analisi sociale ed economica e su quello delle associazioni politiche. Il quadro che ne risulta è di una grande complessità ideologica e di un’interazione tra i diversi centri del Granducato, praticamente un insieme di città grandi e piccole legate da valori condivisi, tanto dal versante dei moderati che da quello dei democratici. Livorno diviene capitale della democrazia è la resistenza agli austriaci non è un fatto meramente locale o una manifestazione di spontaneismo. I resistenti sono un piccolo esercito ben organizzato, a base popolare, composto da democratici di ogni parte, pronti al sacrificio per la difesa del principio repubblicano. L’elencazione delle professioni e delle età dà il quadro di un fermento generazionale e sociale e di una dimensione del Risorgimento spesso ingiustamente trascurata.

Risorgimento e questione sociale. Lotta nazionale e formazione della politica a Livorno e in Toscana (1849-1861), Firenze, Le Monnier, 2007.

Continuazione del precedente “paese reale”, il libro prosegue l’analisi del rapporto tra la società e la politica nella trasformazione ottocentesca che riguardò anche la Toscana. Le fonti di polizia continuano a rilevare le trame organizzative che, intorno al caso di Livorno, riguardarono l’intero Granducato. Il dopo ’49 apre lo scenario dello Stato immerso in un cupo insieme di reazione, per molto tempo indirizzata dagli Austriaci, e di tentativi di sviluppo dell’economia in carenza di un adeguato tessuto istituzionale. L’eredità dell’esercito popolare e dell’organizzazione mazziniana continua a legare, per tutto il decennio, i quadri della democrazia, facendo da base poi al volontariato per l’indipendenza e per Garibaldi ed alla formazione delle prime associazioni dopo il 27 aprile. Due grandi linee alternative all’assolutismo si manifestano, quella della élite “fiorentina” e quella democratico-mazziniana, nelle sue diverse varianti, a loro volta divise, in un confronto politico serrato che si manifesta apertamente dopo il 1859. Lo studio è compiuto in continuo confronto tra le vicende politiche e le tendenze economiche e produttive del Paese. L’introduzione può essere vista come inquadramento e conclusione per  entrambi i volumi di storia di Livorno e della Toscana, con riferimento alle questioni europee.

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