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L’Ucraina in 100 date

07/02/2023

Mappa storica dell’Ucraina

Dalla Rus’ di Kyiv ai giorni nostri

Alessandro Litta Modigliani il Foglio 1 febbraio 2023

“La storia a volte accelera all’improvviso, spariglia le carte in tavola, obbliga a scelte rapide, che richiedono coraggio e determinazione. Ne sanno qualcosa gli ucraini, che un mattino si sono trovati davanti l’invasore e hanno optato per resistere”. Giulia Lami, docente di Storia dell’europa orientale e autrice di numerosi saggi di storia e cultura russa e ucraina, sceglie di concentrare in cento date, poco più di duecento pagine, il lungo e travagliato percorso di un antico popolo. Ne sortisce un saggio agile, interessante, denso e completo, utilissimo per capire il presente.

Dalla fine del X secolo fino alla metà del XIII, la Rus’ di Kyiv dominava su un vastissimo territorio, mentre Mosca era un centro minore. Il 1240 è l’anno fatidico dell’invasione dei Mongoli, che distruggono la capitale e sciolgono il regno. Secoli dopo, è l’elemento cosacco il nuovo protagonista politico e militare, che getta le basi dell’identità nazionale ucraina (“Siamo di stirpe cosacca”, recita oggi l’ultimo verso dell’inno nazionale). L’alleanza con l’infida Moscovia (1654) si rivelerà fatale. Dalla spartizione fra russi e polacchi nasce il dualismo fra una parte orientale del paese, dominata da Mosca, e una parte occidentale (Rutenia, Galizia, Bucovina) sotto l’egemonia europea. Nell’800, sono Nikolaj Gogol’, ma soprattutto Taras Shevchenko (1814-1861) poeta e padre della lingua, a gettare le basi del risorgimento culturale nazionale. E’ Shevchenko che coscientemente sceglie, per la sua terra, la denominazione di “Ucraina”. Con la guerra e la rivoluzione bolscevica, arrivano gli anni peggiori. Stalin sopprime dapprima la classe colta (la “Rinascita fucilata”) poi stermina i contadini: dei sei milioni “affamati a morte” (Holodomor) almeno due terzi erano ucraini. Seguono la tragica epopea dell’occupazione nazista, il ritorno di Stalin e la normalizzazione. Libertà e indipendenza arriveranno solo con il crollo del comunismo. Per tre volte (1990, 2004, 2013) Majdan ( la piazza a Kiev delle manifestazioni pubbliche) delle diventa il simbolo dell’ucraina democratica che guarda all’Europa per sottrarsi al plurisecolare giogo russo. “Dopo aver visto quale complesso di eventi gli ucraini dovettero affrontare, desta stupore che siano riusciti a creare governi nazionali, a dotarli di truppe, a difenderli da aggressioni interne ed esterna, a creare istituzioni amministrative e culturali, ad abbozzare una struttura statuale, a promulgare leggi, ad attuare riforme, a perseguire obiettivi di unificazione e di recupero di terre ‘irredente’ (…) La storia dell’ucraina non è una storia di statualità debole, ma di statualità negata”.

Giulia Maria Isabella Lami  

Professore ordinario di Storia dell’Europa Orientale Università di MilanoÈ specialista di storia e cultura russa ed europeo-orientale in epoca moderno-contemporanea, su cui ha pubblicato numerosi saggi e monografie. È Editorial Assistant della rivista internazionale «Storia della Storiografia – Histoire de l’Historiographie – History of Historiography – Geschichte dergeschichtschreibung»; partecipa all’attività di varie associazioni scientifiche quali l’Associazione italiana di studi ucraini; è attualmente Presidente della Commission Internationale des Ètudes Historiques Slaves del Comité International des Sciences Historiques.

Autore Giulia Lami

Editore Della Porta

Anno 2022

Pag. 230

Prezzo € 17,50

Pubblicato in: Pubblicazioni
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