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Le bugie infamanti di Cadorna

08/09/2012

Roberto Coaloa – Il Sole 24 Ore –  Domenica 2 settembre 2012

Paolo Gaspari, dopo anni di ricerche, ha scritto un’opera definitiva su Caporetto, che ribalta completamente l’interpretazione di quel tragico evento, per troppo tempo rimasto una specie d’incubo amorfo, che cresce a cagione di una sommaria e arrogante storiografia dell’immediato, a ridosso di pregiudizi, per fulmineo accumulo d’episodi orecchiati, d’immagini romanzate, non provate e non documentabili.

Lo storico in Le bugie di Caporetto pone fine alla leggenda delle ragioni politiche della sconfitta, diffusa e strumentalizzata nei decenni successivi con molte varianti. Caporetto divenne sinonimo di sconfitta infamante, alla quale si aggiunse l’interpretazione politica varata da Francesco Saverio Nitti: lo «sciopero militare». Una sciagura sbeffeggiatrice delle doti militari degli italiani, resi inermi e innocui dopo il 24 ottobre 1917, quando alle due di notte, si scatenò l’inferno nei pressi di Caporetto (l’attuale Kobarid slovena, chiamata Karfreit dagli austriaci dell’impero).
D’accordo con gli storici, Gaspari concorda sul carattere di sconfitta militare di Caporetto. Tuttavia fa un passo in più, decisivo. Caporetto non fu un unico episodio che portò al ripiegamento sul Piave del regio esercito, sconfitto dalle truppe dell’impero asburgico, rinforzate da moderni reparti del Secondo Reich (in cui brillò per la prima volta la futura Volpe del deserto, Erwin Rommel). Contrariamente alla vulgata storica, che ricorda la rotta sul fronte italiano per il tragico epilogo di profughi e di esercito allo sbando, Gaspari narra con la precisione dello storico militare anche le sconosciute battaglie della ritirata di Caporetto, utilizzando per la prima volta fonti primarie, come le deposizioni degli ufficiali reduci dalla prigionia (a Caporetto, l’Austria-Ungheria trionfò facendo 800mila prigionieri italiani, dimenticati e infamati dalla cinica politica italiana dell’epoca).Questa è la novità assoluta del libro di Gaspari: fino a ora gli italiani e gli storici di fama internazionale non si erano preoccupati di ascoltare il racconto di questi soldati che avevano legato il proprio destino a combattimenti disperati e furibondi. Lo storico ci rivela l’epos di un esercito sconfitto, che tuttavia ingaggia tre vere battaglie nei quindici giorni della ritirata al Piave. Leggiamo e conosciamo per la prima volta i nomi di italiani che persero con onore e talvolta con eroismo una battaglia persa già all’inizio per l’irresponsabile condotta del loro capo di Stato maggiore. Questo inedito racconto giaceva, inutilizzato dagli storici, nell’Archivio dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, dove sono conservati i memoriali di quasi 16mila ufficiali fatti prigionieri nel corso della guerra, quasi tutti nei primi giorni dopo Caporetto. Una storia dimenticata, che per troppo tempo è rimasta al buio, stretta in tanti faldoni, in manoscritti, in fogli protocollo, divisi a metà, a mezza facciata, come si facevano una volta i temi d’italiano. Una fonte storica d’eccezionale importanza, conservata da quello stesso Stato maggiore che all’epoca non aveva avuto fede nel suo esercito di soldati-cittadini, che fucilava senza pietà i suoi soldati-contadini e che, denigrando i vinti di Caporetto, aveva screditato l’intero popolo italiano agli occhi degli Alleati.
Gaspari scrive la verità sulla ritirata di Caporetto e svela le bugie di Luigi Cadorna, che nel Bollettino del 28 ottobre scaricò la responsabilità di una sconfitta militare sui soldati «vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico». La colpa, invece, fu dei comandanti e non dei soldati, soprattutto di Cadorna, poiché un vero comandante dovrebbe assumersi la responsabilità anche delle disfatte, non soltanto la pompa dei successi. Ma rimane una domanda: chi ispirò quelle inaudite parole di Cadorna nel comunicato ufficiale?

Paolo Gaspari, Le bugie di Caporetto. La fine della memoria dannata

Gaspari, Udine, pagg. 696, € 29,00

Pubblicato in: Rassegna stampa
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