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Il risorgimento del Sud condannato all’oblio

16/04/2018

Lettere a Aldo Cazzullo Corriere della Sera  7 aprile

 

Caro Aldo,  in risposta a un lettore che denuncia il degrado delle città del Sud, lei giustamente osserva che molti italiani del Sud ritengono di non poter fare nulla per migliorare la qualità di vita delle loro città perché causa dei loro mali sono i compatrioti del Nord, a partire da Cavour e Garibaldi. Purtroppo tante, troppe pubblicazioni di improvvisati storici o faziosi divulgatori stanno diffondendo la falsa interpretazione del Risorgimento come di una violenta occupazione piemontese che comportò un genocidio del popolo meridionale e che mise fine al paradiso terrestre rappresentato dal Regno delle Due Sicilie.

I nostri padri della Patria, il Re Vittorio Emanuele II e Garibaldi soprattutto, sono descritti come criminali nazisti. Il risultato è di delegittimare lo Stato nazionale unitario e di assolvere le classi dirigenti politiche degli ultimi decenni, vere responsabili della crisi, culturale e sociale prima ancora che economica del nostro meridione. Tutto ciò avviene nel silenzio irresponsabile degli intellettuali.  Carlo Saffioti

Caro Carlo, La cosa che fa più male è che il Risorgimento in un certo senso cominciò al Sud, con le rivolte dei siciliani contro i Borbone e dei napoletani per chiedere la Costituzione che limitasse il potere assoluto del re. Vito Teti, appassionato studioso della storia e dell’etnos calabrese, ha documentato come un’intera generazione di borghesi meridionali — giovani ufficiali, medici, avvocati, religiosi —, appartenenti a una classe in ascesa ma mortificata dai Borbone, sia entrata in contatto con le idee di Mazzini e di quanti parlavano di Italia unita. Furono i protagonisti di moti che nel 1829, nel 1837, nel 1844 anticiparono quanto accadrà in tutta la penisola. E molti di loro furono calabresi. Mi lasci ricordare almeno uno di loro. Al generale Nunziante, che durante il processo sommario gli prometteva la salvezza in cambio dei nomi dei compagni, Rocco Verduci rispose: «Che domande incivili! E chi mai potrebbe riscattare la vita con il prezzo di tanta vergogna! Io credo che voi, generale, da soldato d’onore non avreste la forza di consigliarmelo».
Rocco Verduci aveva appena 23 anni, Pietro Mazzoni 28, Gaetano Ruffo 25, come Domenico Salvadori e Michele Bello. In segno di disprezzo, i loro corpi furono gettati nella «lupa», la fossa comune. Disseppelliti e ricomposti dalla popolazione nel 1848, verranno rimessi nella fossa per ordine del colonnello De Flugy, mandato da re Ferdinando a rimettere ordine in paese dopo aver abrogato la Costituzione. E ancora attendono di essere disseppelliti dall’oblio cui sono stati condannati, insieme con le tante storie del Risorgimento meridionale.
Aldo Cazzullo

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Il gioco dei “revisori” del Risorgimento nel Sud

Corriere della Sera 11 aprile

Caro Aldo, la sua denuncia sul Risorgimento del Sud condannato all’oblio è purtroppo una realtà. Mentre al Nord fioriscono iniziative per ricordare il Risorgimento, non altrettanto avviene al Sud dove anche gli intellettuali dimenticano la lezione storica di meridionalisti come Settembrini, Fortunato, Salvemini e Croce che mai misero in discussione l’unità spirituale e culturale degli italiani. Tra le iniziative, ad esempio, in Lombardia cito quella del Comune di Curtatone e Montanara che celebra quest’anno con un convegno, una mostra e altre attività il 170° anniversario della battaglia dove combatterono fianco a fianco volontari toscani e napoletani. Al Sud, viceversa, attecchiscono fenomeni di «contro storia». I «revisori» dimenticano che i primi moti avvennero proprio in Meridione e grande fu il contributo del Sud in tanti momenti. Da citare pure il contributo di alcune eroine meridionali del Risorgimento: Enrichetta di Lorenzo, compagna di Carlo Pisacane, Enrichetta Caracciolo, seguace di Garibaldi e Antonietta De Pace, attiva nella Liberazione di Roma. Lungi dal riscattare il Meridione dalla sua presunta inferiorità basata su una conquista dei Savoia, questo sporco «gioco» lascia impunite le vere cause del degrado che si trovano, forse, nell’immobilismo delle classi politiche che si sono succedute fino ai nostri giorni, veramente ostili al riscatto del Meridione.  Maria D’Arconte

 

Pubblicato in: Rassegna stampa
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